Il patriota, di Roland Emmerich

Titolo originale: The Patriot
Regia: Roland Emmerich
Soggetto: Robert Rodat
Fotografia: Caleb Deschanel
Montaggio: David Brenner
Musica: John Williams
Scenografia: Barry Chusid
Costumi: Deborah Lynn Scott
Interpreti: Mel Gibson (Benjamin Martin), Heath Ledger (Gabriel Edward Martin), Joely Richardson (Charlotte Selton), Jason Isaacs (Colonello William Tavington), Chris Cooper (Colonello Harry Burwell), Tcheky Karyo (Jean Villeneuve), Renè Auberjonois (reverendo Oliver), Lisa Brenner (Anne Howard), Tom Wilkinson (Generale Sir Charles Cornwallis, Marchese di Cornwallis),
Produzione: Michael Dahan per Centropolis Entertainment/Mutual Film Company
Distribuzione: Columbia Tristar Films Italia
Durata: 160’
Origine: Usa, 2000

Ci sono guerre combattute con coraggio e orgoglio; ci sono guerre che con il loro orrore, con la loro brutalità hanno fatto riflettere più di una generazione; ci sono guerre che sono state raccontate con enfasi e con candore, con trepidazione e con partecipazione. E il cinema era lì, ultimo arrivato, per poter mostrare, per catturare tutto quello poteva essere trasmesso a un pubblico affamato di emozioni, di immagini che a volte andavano sempre più al di là di un’ipotetica etica morale. Il suo occhio ha fatto sì che noi potessimo essere sui campi di battaglia, testimoni di una immensa tragedia che si consumava interrogandoci sulla sua ferocia. Ma Il patriota non permette nessuna considerazione del genere perché ha la stessa leggerezza di un Godzilla storpio.
Peccato davvero, perché poteva essere un gran bel film! Gli elementi c’erano tutti. Poteva diventare uno straordinario e forse, definitivo, spettacolo su una guerra che ha cambiato il corso della storia moderna. Già, poteva essere, ma purtroppo non è stato così. Emmerich spreca così un’occasione per mostrare uno dei capitoli della storia americana meno rappresentati dal cinema.
Il patriota trasforma l’inno per la gloria e la libertà, per i più alti ideali, in una desolante immagine di stereotipi e luoghi comuni, dove i buon sono troppo buoni e i cattivi sono troppo cattivi. La loro arroganza, la loro ferocia li trasforma in una specie di burattini demoniaci in grado di scatenare attraverso la crudeltà dei loro gesti le forze del male senza però suscitare nessuna pietà per le loro vittime, tanto sono esagerati i loro gesti.
Tra questi due estremi ci sono una serie di personaggi che svolgono la funzione di una sorta di coro greco che assiste impavidamente allo svolgersi degli eventi. La complessità di una guerra si riduce ad uno scontro personale, familiare che vede protagonista Mel “Cuore coraggioso” Gibson, che, trasferitosi dall’altra parte dell’oceano, approda in un’America “vergine” dove intende rinunciare per sempre alle armi e alla violenza. Il suo Benjamin Martin, eroe in pensione, non intende schierarsi in un conflitto che porterà morte e distruzione e solo dopo che la sua famiglia viene minacciata interviene in cerca della sua giustizia personale.
Moderno sergente York, Benjamin non possiede lo stesso candore, la stessa forza interiore, lo stesso dramma spirituale dell’eroe suo malgrado, come avveniva nel personaggio interpretato da Gary Cooper. Ma se cinquant’anni fa l’identificazione di Cooper-York-star system-America era perfettamente funzionante ed efficiente grazie all’abile regia di un maestro del cinema, oggi, vedendo Il patriota , non si rimane più sorpresi. Si assiste a uno spettacolo in cui trionfa “il grande nulla” , cioè lo spettacolo per lo spettacolo.
E’ un assoluto vuoto dove nulla risplende (nonostante la preziosa e inedita collaborazione dello Smithsonian Institute), dove tutto è terribilmente piatto e statico e dove la banalità di una storia raccontata male (e Roland Emmerich sta diventando un esperto in questo campo) ci porta pericolosamente nella terra dell’oblio.