Incontro con registi e cast di "Ritual – Una storia psicomagica"

I registi Giulia Brazzale e Luca Immesi hanno presentato in anteprima a Roma la loro opera d'esordio Ritual – Una storia psicomagica, liberamente tratto da La danza della realtà di Alejandro Jodorowsky e supervisionato da Jeff Gross, sceneggiatore di Roman Polanski e Chris Vogler, autore di Il viaggio dell'eroe. Presente in sala i protagonisti Désirée Giorgetti, Ivan Franek, Cosimo Cinieri e Patrizia Laquidara.



Ritual mescola la psicomagia, l'arte del maestro Jodorowsky, le tradizioni popolari venete e l'amore malsano. Come si cominano questi elementi tra loro?

Brazzale: Siamo partiti dal rito psicomagico e in particolare da Danza della realtà di Jodorowsky, che non solo ci ha dato una consulenza sulla corretta realizzazione dei riti rappresentati ma ha voluto anche prendere parte personalmente al film. Questo però non è un film surrealista ricco di immagini barocche, ma un thriller psicologico in cui abbiamo voluto mantenere una diisciplina visiva moderna e asciutta per rappresentare al meglio non solo i riti tradizionali ma anche l'incomunicabilità nella coppia moderna. Non volevamo misurarci con il grande Jodorowsky o imitarlo, ma soltanto trarre spunto da un tema a lui tanto caro come la psicomagia. 


In quest'opera si alternano gli ambienti algidi e tenebrosi che fanno da cornice alla relazione malata con Viktor e i colori caldi che rivestono la casa in campagna della zia guaritrice. Che significato ha questa scelta?
Immesi:
QuestA è un'opera divisa in tre atti, che segue il percorso dell'eroe attraverso mondi diversi. I colori hanno lo scopo di differenziare i primi due atti dall'ultimo, così come l'alternanza del bianco e del nero, e di trattare la storia come se fosse composta da due storie diverse. 

La musica ha una funzione fondamentale. Chi l'ha realizzata?
Immesi: Il canto della Anguana "Dormi Putìn" di Patrizia Laquidara ha vinto il premio Tenco nel 2011 ed è una ninnananna tradizionale. Molti altri brani invece sono stati tratti dalle colonne sonore per filmmakers di Moby.I tappeti sonori, poco udibili ma organici e in perfetta fusione con il lavoro, sono opera di Michele Menini e sono stati fondamentali per creare l'atmosfera del film. 


Il film ha l'approvazione di Jodorowsky. Come ha influito la sua presenza durante le riprese? 
Brazzale:
Per la revisione della sceneggiatura ci siamo affidati a una società internazionale di cui fanno parte lo sceneggiatore di Polanski e l'autore del famoso saggio Il viaggio dell'eroe, quindi la struttura di base è arrivata da Jodorowsky quando era già ben consolidata. Lui è intervenuto sulla rappresentazione dei riti psicomagici ma dal punto di vista narrativo siamo sempre stati liberi. 


Come si sono rapportati gli attori alla psicomagia?
Cinieri:
Questa storia è stata curata nei minimi particolari senza paura di essere troppo elegante. Si tratta di una realtà cinematografica completa, di una favola che dà emozioni e che pur partendo da una storia inventata riesce ad essere profondamente umana. 
Franek: Ho amato molto il mio personaggio e la cura di ogni dettaglio, dai costumi alla scenografia, perchè ha messo in evidenza in maniera definita la differenza tra il mondo della coppia e quello della campagna. 
Giorgetti: Non conoscevo Jodorowsky se non per i suoi film ma quando ho letto la sceneggiatura sono stata immediatamente coinvolta da questo personaggio. Il mio ruolo attraversa temi come la psicologia, l'evento traumatico e il rifugio in un mondo fantastico, e la dipendenza da un rapporto malato ed è stato sviluppato con grande attenzione e sensibilità.


Qual è il messaggio finale di questo film?
Brazzale:
Il film vuole mostrare come depressione, narcisismo, aborto e psicomagia si intrecciano tra loro in una società in cui il rapporto tra uomo e donna è ancora sbilanciato e il mio desiderio è cambiare questo tipo di rapporto.