inizioPartita. Call of Duty: Black Ops Cold War (PS4) – La recensione

In Call of Duty: Black Ops Cold War, la presenza di finali multipli delineati dalle scelte del giocatore durante l’evolversi del plot, favorisce la rigiocabilità. Una scelta vicina alle next-gen

Con le console next-gen appena sbarcate nelle case degli italiani, Treyarch e Raven Software sfornano la release annuale correlata al franchise che funge da loro cavallo di battaglia storico, una serie che non ha timore di caricarsi sulle spalle grandi responsabilità ed aspettative. Così, a distanza di circa dieci anni dal primo capitolo e dopo essersi rifatta pesantemente il trucco, ecco giungere sui nostri schermi la continuazione della famosissima saga Black Ops.

L’ultima opera (in ordine di tempo) delle due software-house, questo Call of Duty: Black Ops Cold War nato sotto l’ala protettrice di Activision Blizzard, mostra sin dall’inizio i muscoli con un comparto grafico di tutto rispetto ed una trama profonda. Quest’ultima non è propriamente una novità; siamo stati da tempo abituati a soluzioni narrative intriganti, giocando ad una serie che ha sempre mantenuto fede alle vecchie radici, in questa specifica occasione trasformandole nel punto cardine del recente market launch.

Andiamo, quindi, per gradi ed analizziamo tutti i punti salienti delle modalità di gioco, che si rifanno alla tradizionale tripletta storica, il cui funzionamento risulta vincente ancora oggi: Campagna, Multiplayer e Zombie.

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Partiamo da quella che a nostro avviso è la modalità Campagna finora meglio strutturata della serie, che vede intrecciarsi azioni rocambolesche con colpi di scena funzionali, che vi faranno sentire parte integrante della narrazione dello storyplay.
Malgrado la lunghezza di quest’ultimo sia circa di cinque/sei ore (un po’ poco forse), la presenza di finali multipli delineati dalle scelte operate da parte del giocatore durante l’evolversi del plot ne favorisce la rigiocabilità, così da aumentare la durata complessiva dell’esperienza videoludica finale.

Avete sempre sognato di sentirvi il Rambo della situazione? Con Call of Duty: Black Ops Cold War potete far questo ed altro...

Avete sempre sognato di sentirvi il Rambo della situazione? Con Call of Duty: Black Ops Cold War potete far questo ed altro…

Nonostante il caposaldo del titolo sia l’impostazione da sparatutto (che non passa mai di moda), in Call of Duty: Black Ops Cold War gli sviluppatori hanno voluto osare qualcosa in più, fiondando il gamer dentro azioni furtive, quali lo scassinare porte ed il furto di alcuni documenti segreti. Tutto questo per completare l’enigmatico quadro degli indizi, necessari per comprendere appieno i risvolti nascosti del plot di gioco.
Dagli inseguimenti al cardiopalma sui tetti di Amsterdam, allo spionaggio attento nella Berlino Est, dal palazzo della Lubjanka, quartier generale dei servizi segreti sovietici, fino agli impetuosi bombardamenti della guerra del Vietnam, conditi dagli immancabili scambi a fuoco a suon di sventagliate di mitragliatore.

Il carisma vetero-sovietico non si discute mai...

Il carisma vetero-sovietico non si discute mai…

Insomma, in questo racconto non si è solamente uno dei tanti avatar militari “preconfezionati” tipici di produzioni similari: si potranno, infatti, scegliere i tratti distintivi del proprio avatar tra cui nome, genere ed agenzia di appartenenza, per costruire un credibile profilo socio-psicologico al nostro personaggio.

Nonostante si sia soliti pensare che la gran parte del tempo di gioco in uno sparatutto venga spesa grilletto alla mano, in Call of Duty: Black Ops Cold War apprezzeremo forse di più i momenti statici, in cui dovremo analizzare la bacheca degli indizi, sentendoci dei veri e propri detective.

Si tratta, insomma, di un grande lavoro curato nei minimi particolari, che rende superba una Campagna già interessante di suo. Quest’ultima, tuttavia, funge un po’ da “antipasto” a quello che è la colonna portante del titolo: il Multiplayer.
Il multigiocatore che avremo tra le mani si rivelerà una sapiente combinazione di elementi eterogenei tra passato e novità, in grado di farci ritornare indietro nel tempo al primo capitolo della saga.
Nonostante il “time to kill” risulti essere un po’ più alto di Black Ops IIII, il quadro finale apparirà a tutti gli effetti ben bilanciato; ciò potrebbe forse penalizzare (e quindi far storcere il naso) gran parte dei giocatori di Modern Warfare che si erano abituati ad un feeling sparatutto leggermente diverso.

Dati i riferiti numerosi problemi di sviluppo, complice la pandemia da Covid-19, l’offerta Multiplayer risulta solo un po’ scarsa di contenuti aggiuntivi, ma comunque solida nella proposta giunta sul mercato, con un pacchetto di modalità classiche già presenti nei capitoli antecedenti, che incentivano il gioco di squadra e la comunicazione tra compagni di team.

Tali problemi di “scarsità” vengono in parte colmati da Nuketown ’84, la nuova versione della totemica mappa di gioco di CoD, che interessa sia la modalità Multiplayer, sia quella Zombie; ci sono, inoltre, nuove modalità 2v2, ed altre mappe e schemi originali.

Anche l’occhio vuole la sua parte: in effetti, nonostante il Multiplayer non risulti subito sorprendente, sono i piccoli particolari a fare la differenza!
Molto curate e con un schema a tre corsie classico, eccoci dunque presentate le nuove location di scontro, in cui abbiamo una suddivisione dei punti caldi equilibrata, al contrario di quelli presenti in Modern Warfare, in cui angoli ciechi, piani superiori e finestre buie creavano un risultato più complesso e ben distante dall’esperienza di gioco storica di CoD.
Infatti, queste nuove mappe non favoriscono di certo i famosi “camper”, giocatori statici all’interno dell’area di gioco, che si troveranno in grandi difficoltà nell’attuare le loro solite tattiche di gioco.
Nella mappa “Garrison” sarà poi possibile sfruttare i piani inferiori della location in-game proposta per creare delle vere e proprie azioni tattiche, riuscendo a cogliere le squadre nemiche alle spalle.

Cecchini e mitragliatori sono tra le classi più gettonate, ma, naturalmente, il giocatore avrà a disposizione un’armamentario di tutto rispetto che potrà utilizzare e modificare a suo piacimento ogni volta che vorrà.

Passiamo ora all’ultimo punto saliente dell’opera di Treyarch, ovvero la tanto chiacchierata modalità Zombie.

Nonostante i puristi del genere non vedano di buon occhio questo “divertissement” ormai largamente apprezzato dai più, è grazie a questa modalità rinnovata che ci si potrà schierare con il proprio equipaggiamento in eroiche imprese contro i “non morti”.
Risulta molto più semplice iniziare ad apprendere il funzionamento di questo game-mode di round in round, affrontandoli uno dopo l’altro, e, se le cose si mettono davvero male, è possibile, dopo il decimo round, ricorrere ad una “esfiltrazione” (nel caso, non sarà comunque facile ottenere le previste ricompense).

Un nuovo sistema che consente l’upgrade delle armi ci farà dedicare completamente al loro miglioramento, rendendole più stabili e potenti per affrontare le orde di zombi che, ricordiamo, diventano con il passare dei round sempre più difficili da gestire, sia per il numero di non morti, sia per la difficoltà nell’abbatterli.

Anche i “rookie” capiranno facilmente le dinamiche di queste nuove armi e dei rispettivi potenziamenti, armi che si suddivideranno in cinque livelli di rarità (ad ogni livello aumentano i danni causati, ma anche gli accessori da applicare ad esse).
La singola mappa presentata risulta ben congegnata ed alcune indicazioni visive ci aiuteranno nell’avventura, al fine di scoprire tutti i segreti che vi si celano all’interno.
Se siete alla ricerca di un ottimo passatempo per passare dagli orrori dei bunker a qualcosa di più “soft”, oltre alla modalità zombie classica ci si potrà immergere in “Dead Ops Arcade”, un minigioco divertente e quasi fuori dagli schemi, in cui ci si potrà schierare insieme con altri tre amici.

Tanta azione in stile CoD: tenete pronte le armi (...virtuali, s'intende)

Tanta azione in stile CoD: tenete pronte le armi (virtuali, s’intende)

In conclusione, la sub-serie Black Ops negli ultimi anni aveva iniziato a perdere grinta e voglia di strutturare un gioco davvero perfetto, che riuscisse a riportare i gamer al’epoca d’oro dei primi due capitoli, in cui, a conti fatti, risiedeva il vero dna del suo gameplay.
Quest’ultima release riesce, invece, a collocarsi esattamente tra il primo e il secondo capitolo, recuperando alcuni tratti che sono rimasti impressi nella mente di tutti i giocatori, appassionati e non.

Anche se la Campagna, pur ottimamente resa, è destinata, nel corso del tempo, a passare in secondo piano (in quanto gli sviluppatori hanno deciso di concentrare le rimanenti energie nel Multiplayer), ci troviamo di fronte ad un risultato tutto sommato soddisfacente.
E poi, proprio nel Multiplayer di Call of Duty: Black Ops Cold War, Treyarch e Raven Software hanno saputo riscoprire le proprie radici, prendendo elementi dai classici di Infinity Ward e rimodernandoli, per riuscire così a rendere giustizia alle capacità tecniche delle piattaforme next-gen. Ma il titolo gira benissimo anche su PS4, piattaforma sulla quale lo abbiamo principalmente testato. Provare per credere…

 

Requisiti PS4:
– Da utilizzarsi con (consigliato): PlayStation 4 Pro (1 TB)
– Dispositivo di controllo: DualShock 4 Wireless Controller
– Internet: Richiesta connessione internet stabile a banda larga per accedere al Multiplayer online
Voto: 75/100
Tipologia: Azione / Sparatutto in prima persona / Spionaggio / Contenuti adulti
Produttore: Activision Blizzard
Sviluppatore: Treyarch in collaborazione con Raven Software
Distributore: Activision Blizzard

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