Kino V4 – Rassegna Cinematografica dei Paesi del Gruppo Visegrad

rassegna V4La cooperazione nel campo della cultura è uno dei temi al quale si dedica la massima attenzione dentro del Grupo V4. Tutte le produzioni presentate dentro la rassegna erano presenti ai diversi festival internazionali dove hanno avuto successo nonché attenzione della critica. La rassegna, che si è svolta alla Casa del Cinema di Roma e che si è conclusa il 5 marzo scorso, ha senz’altro ha permesso anche al pubblico italiano di avvicinarsi a una realtà contemporanea ceca, polacca, slovacca e ungherese, già riconosciuta nel resto del mondo.

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Il grande sviluppo della cinematografia nei tutti e quattro paesi risale agli anni '60 e dura fino alla fine degli anni '80. Dopo la caduta del muro, il cinema ha vissuto una crisi profonda. Con la possibilità di dire tutto liberamente i registi hanno perso voglia di fare i film. Che cosa si può dire se non bisogna più nascondersi dietro le metafore che colpiscono l’avversario? Ci voleva un po’ di tempo prima di trovare un nuovo linguaggio cinematografico che descriverebbe la realtà democratica con tutti i suoi lati positivi da una parte e quelli oscuri dall’altra. 

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Ognuno dei quattro paesi ha trovato il proprio modo di raccontare la nuova quotidianità. In Repubblica Ceca il settore di cinematografia più florido e riconosciuto al mondo è quello di film d’animazione, di cartoni animati o di film artistici. E infatti, durante la rassegna romana, il pubblico ha potuto vedere, tra l’altro Alois Nebel, l’opera di un giovane talento Tomáš Lu?ák, già apprezzata nel 2011 al Festival di Venezia. Il film racconta la storia di un operatore di una piccola stazione ferroviaria, che dopo la caduta del muro di Berlino deve ritrovarsi in una nuova realtà (che assomiglia anche al percorso della stessa arte cinematografica che ha dovuto trovare i nuovi modi di communicare con il pubblico).

Il cinema polacco invece rinuncia al linguaggio legato al vecchio regime socio-politico. Questo fenomeno riguarda i grandi Il coraggiomaestri del cinema (Holland, Wajda, Majewski, Skolimowski) che cercano altrove un’ispirazione artistica, ma soprattutto i giovani che preferiscono di parlare di contemporaneità senza pathos. Jan Komasa, il regista di La stanza dei suicidi, mostra una generazione infestata dalle novità tecnologiche. I giovani odierni senza legami ideologici, sociali o storici che vivono nella vita virtuale nascondendosi dietro i nickname. I giovani senza nome e legami, che soffrono perché chiusi nella rete hanno perso il contatto con il mondo reale. Un altro modo di raccontare il capitalismo polacco lo vediamo nel film Il coraggio (premiato come miglior film straniero al Rome Independent Film Festival 2011) di Greg Zgli?ski (l’ultimo allievo di Kie?lowski). Il regista attraverso una commovente storia di due fratelli racconta la falsità dei rapporti familiari, ipocrisia, sogni su grande guadagni.

Simile è anche la situazione della Slovacchia. Dopo l’89 il cinema comincia a rinascere. Una ‘onda nuova’ dei film ha come lo scopo divertire, presentare la realtà usando il documentario oppure mischiare il genere di fiction con quello documentaristico. Quest’ultimo stile di raccontare è caratteristico per Iveta Grófová e lo vediamo nel film Fino alla città di Aš che racconta la storia di una ragazza che lascia la zona povera della Slovacchia cercando la fortuna e la vita dignitosa in un’altra città. Nel cinema slovacco non c’è spazio per le storie sdolcinate perciò lo stile della regista è apposta crudele, vero, reale. Quello che vince è uno sgurdo su quotidianità e su persone normali.

Tra gli ospiti della rassegna ci sono stati : Robert Wi?ckiewicz, l’attore protagonista di Il coraggio (ma anche dell’ultimo film di Agnieszka Holland In Darkness e del prossimo film di Andrzej Wajda sulla vita di Lech Wa??sa), Tomáš Lu?ák, József Sipos – il regista del film L’avventura e Barbara Kipsova – il produttore del film Fino alla città di Aš.