La luce, mappa del vuoto

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Luce, mappa del vuoto
(un viaggio in Italia)
 
 
Il cinema è, forse più di ogni altra cosa, la mappa dei nostri desideri, la geografia (politica e poetica) di quel continente in più che sono le immagini. I film che abbiamo scelto per questi sei incontri sono, ognuno a modo suo, delle mappe, grazie alle quali è possibile percorrere e perdersi in spazi che normalmente il cinema non frequenta. Il viaggio che proponiamo è un andirivieni lungo tutta la penisola, un viaggio eccentrico che è anche un omaggio a quei cineasti che l'hanno attraversata cogliendone meglio di chiunque altro l'essenza.
Si parte da Roberto Rossellini (dal più irrinunciabile dei cineasti), da Paisà, dai luoghi della resistenza al nazi-fascismo di un paese, l'Italia, frammentato dalle naturali differenze culturali e scheggiato dalla guerra e dalla sopraffazione del potere. A Rossellini e ai luoghi romani dove ha girato alcuni dei suoi capolavori (come Roma città aperta), è dedicato il lavoro appassionato e appassionante di Ciro Giorgini, La Roma di Rossellini, che è un tentativo (riuscito) di mappatura del cinema da parte di un grande cercatore di immagini. Il viaggio prosegue seguendo i sentieri marginali di Tonino De Bernardi, del suo bellissimo Piccoli orrori, film di rara intensità poetica, che mostra un'Italia nascosta, fuori da ogni fascinazione turistico-televisiva, snodo di storie invisibili e di parole impronunciabili. Come le parole di Cesare Pavese (dei Dialoghi con Leucò) da cui Jean-Marie Straub e Danièle Huillet sono partiti per il loro Dalla nube alla resistenza (del 1978) così come per l'ultimo Le streghe, realizzato negli ultimi due anni dal solo Straub (dopo la morte di Danièle Huillet, sua compagna di vita e di cinema), che presentiamo in "anteprima", e ne siamo fieri e felici, offrendovelo nella sua rude, dolce e straziante bellezza. Lasciatevi attraversare dal tempo di questi film, che è un tempo 'mitico', che gli uomini sembrano aver dimenticato, un tempo non economico, dove una roccia o un albero hanno la stessa dignità di esistenza dell'uomo, delle sue parole e delle sue azioni, in un dialogo segreto. Dalla campagna toscana, dove sono girati i film di Straub e Huillet, torneremo in città, a Torino, dove da 50 anni l'architetto Elio Luzi si diverte a punteggiare il ritmo della città con architetture avventurose e fantastiche. In un viaggio urbano saremo accompagnati da uno studioso eccentrico, Michel Vernes, che ci illustra, con le parole di un artista più che quelle di un critico, le architetture di Luzi, grande e geniale outsider, "poeta dell'abusivismo" (come lui stesso ironicamente si descrive), in un eccezionale film-saggio realizzato da una coppia di giovani registi, Alberto Momo e Maicol Casale, Eliorama (vincitore del concorso documentari al Torino Film Festival 2006). Dal labirinto urbano "intessuto dall'infinito" di Torino a un altro labirinto, altrettanto ludico, inaudito e imprevedibile: quello di Stanlio e Ollio (l'intramontabile coppia comica) in un'imboscata 'itrana' a fianco di Fra diavolo. Un'altra imboscata 'banditesca' ce la terrà Enrico Ghezzi, l'inventore della migliore televisione degli ultimi vent'anni, che accompagnerà la proiezione di In girum imus nocte et consumimur igni di Guy Debord, il più audace e lucido critico della società spettacolare. Un film unico in tutta la storia del cinema, che è mappa e nello stesso tempo labirinto, necessità rivoluzionaria e distacco malinconico, razionalista e visionario. Finisce sulle acque della laguna veneziana, con un consiglio: "da riprendere dall'inizio". L'ultima tappa di questa piccola avventura della visione sarà Lo zio di Brooklyn, esordio cinematografico della coppia Ciprì e Maresco (gli inventori di Cinico tv), capolavoro estremo (e estremista) di un cinema non riconciliato, non meno radicale di quello di Guy Debord, che della Sicilia fa un ritratto impietoso, cinicamente complice. Il film è invisibile da molti anni, ed è una pietra miliare in quel deserto che è il cinema italiano degli ultimi trent'anni almeno.
Buone visioni
 
(Fulvio Baglivi e Donatello Fumarola)
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