"Le barzellette", di Carlo Vanzina

Rispetto alla struttura episodica di "E adesso sesso", "Le barzellette" appare un'opera più schematica inserita in un quadro dove la barzelletta non viene reinventata visivamente ma solo meccanicamente filmata, piuttosto anonima e insolitamente sciatta, quasi un'esercitazione fine a se stessa.

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Coatti romani, Michelangelo e la Cappella Sistina, vigili bolognesi, medici, avvocati extraterrestri. Personaggi e luoghi disparati popolano l'ultimo lungometraggio di Vanzina in un campionario di situazioni sterminate, in cui certe figure ritornano e fuggono. La barzelletta, per come è strutturata, è più adatta per uno sketch piuttosto che per un film sia pure continuamente frammentato. Il tentativo di Vanzina (Carlo regista, Enrico sceneggiatore) di filmarle è certamente una sfida ambiziosa, ma alla fine si vede come il cinema rimanga come impermeabile a uno schema del genere. La capacità di dissolvere i set, di allargare gli spazi, operazione pienamente riuscita in A spasso nel tempo, si chiude qui nell'arco della scena o addirittura dell'inquadratura dove la situazione comica si sviluppa e poi si esaurisce. C'è certamente una squadra di attori collaudata che mescola parte del cast dei film natalizi di Neri Parenti (Biagio Izzo, Enzo Salvi e i Fichi d'India) a quello di La mandrakata (Gigi Proietti e Carlo Buccirosso), con momenti (pochi) anche divertenti – dalla fuga collettiva del ristorante con il cameriere che ha le piattole, momento già ampiamente pubblicizzato dal trailer al "siciliano" Biagio Izzo che minaccia con la lupara un automobilista per farlo masturbare e poi gli chiede di dare un passaggio alla sua bellissima moglie – ma si ha l'impressione che queste situazioni abbano più presa nel racconto verbale piuttosto che nella loro presa cinematografica. Rispetto alla struttura episodica di E adesso sesso, Le barzellette appare un' opera più schematica inserita in un quadro dove la barzelletta non viene reinventata visivamente ma solo meccanicamente filmata, piuttosto anonima e insolitamente sciatta, quasi un'esercitazione fine a se stessa. Ecco perché queste deformazioni di figure che si esauriscono brevemente (tranne il caso della storia di Buccirosso, uomo sfigato con la moglie che alla fine lo tradisce con un collega abile a raccontare barzellette in cui s'intravede quelle tracce di malinconia e di sottile cinismo del Vanzina migliore), rimanda a quella formula tra il realistico e il grottesco propria de I mostri di Dino Risi in cui la macchina da presa diventa soltanto un mezzo per registrare lo sketch e non per reinventare una storia e/o molteplici storie.

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Regia: Carlo Vanzina


Sceneggiatura: Carlo Vanzina, Enrico Vanzina


Fotografia: Claudio Zamarion


Montaggio: Luca Montanari


Musica: Andrea Guerra


Scenografia: Tonino Zera


Costumi: Nicoletta Ercole


Interpreti: Gigi Proietti, Carlo Buccirosso, Enzo Salvi, Biagio Izzo, i Fichi d'India, Vito, Gianfranco Barra, Giuseppe De Rosa, Lorenzo Flaherty, Max Giusti, Marco Messeri, Chiara Noschese


Produzione: Aurelio De Laurentiis per Filmauro


Distribuzione: Filmauro


Durata: 92'


Origine: Italia, 2003


 

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