Leonardo Pieraccioni si racconta al Bibbiena Film Festival

Il festival di Bibbiena è un piccolo festival, dedicato ai cortometraggi e al cinema indipendente. Raccoglie film “brevi” arrivati da tutto il mondo. Sguardi nuovi sul cinema, da parte di registi giovani, che cercano modi inediti di raccontare la vita, i sentimenti, le emozioni. Tre giorni di proiezioni – fino a domani – e quattro ospiti importanti. Ieri sera, inaugurazione con Giusi Merli, la “Santa” del film vincitore dell’Oscar, La grande bellezza di Sorrentino, e con Paolo Hendel, ovvero Carcarlo Pravettoni. Domani finale con Luca Miniero, il regista di Benvenuti al Sud.

Questo pomeriggio, ospite d’eccezione è Leonardo Pieraccioni. Alle 17.30, al cinema Italia di Soci, Leonardo ha incontrato il pubblico – ingresso libero – e si è raccontato. Lo abbiamo intervistato qualche ora prima.         

 

 

Leonardo, in un festival come questo tanti giovani presentano i loro cortometraggi. E' ancora un buon motivo per provare a farsi strada nel cinema?

Assolutamente sì. Il cortometraggio è l’invito a cena con una ragazza, è capire se si è capaci di farle passare due belle ore, poi arriva il resto, il fidanzamento, due, tre anni insieme –  che sono il mediometraggio – e poi il matrimonio, un’ora e quaranta di film. E se ci riesci, è amore vero.

 

 

Che cosa consiglieresti a un ragazzo che vuole iniziare ora a farsi strada nel mondo del cinema o dello spettacolo?Consiglierei proprio di iniziare con i corti, vedere se ‘acchiappano’ il pubblico di amici e parenti, testarlo sulla nonna. Se rimane sveglia, bene. Se muore stecchita… Beh, allora pensare a qualcos’altro.

 

 

I tuoi film sono molto "locali". Giri spesso in Toscana, racconti storie vicine a te e al tuo mondo. E' importante la "territorialità" nel tuo cinema?

A me, essendo toscano, viene naturale girare i film qui. E poi che fortuna! La Toscana è la terra più bella del mondo, e si presta benissimo alle atmosfere della commedia: è dolce, rassicurante, strepitosa a primavera, aspra a ottobre.

 

 

Con quale attore o attrice avresti voluto lavorare, potendo scegliere da Scarlett Johansson ad Al Pacino?

Steve Martin. Sono anni che lo penso. Mi toccherà scrivere qualcosa, andarglielo a proporre e vedere se accetta. Steve è meraviglioso. Su tutto, la sua interpretazione in Bowfinger. Fantastico.

 

 

Il tuo ultimo film, Un fantastico via vai, si chiude con "La risata di mia figlia", la canzone che hai scritto con Beppe Dati. Quanto ti ha cambiato la paternità, anche come autore?

Come autore mi ha cambiato molto. Adesso a pagina 22 del copione la sudamericana arriva sempre per mano con un’altra bambina di 3 anni, così gioca con Martina!.

 

 

Quali colleghi ammiri in Italia? E nel mondo?

Tanti. Benigni, Sordi, Manfredi, Tognazzi, Robin Williams, Sacha Baron Coen, un assoluto fuoriclasse! Il dittatore mi ha fatto ridere con le lacrime.

 

 

Che cosa è che il cinema non ha raccontato ancora e che vorresti raccontasse?

Il cinema non ha ancora raccontato una storia d’amore nell’ambito di un branco di lamantini (vi risparmio google, sono dei cetacei). Ssarebbe strepitosa, costosa ma strepitosa…forse.

 

 

Negli intervalli tra un film e l'altro che cosa fai, che cosa leggi, che film vedi, come ti piace passare il tempo? O "crescere"?

Crescere? Casomai invecchiare. A febbraio sono 50 anni e non so davvero in quale buco siano cascati tutti questi anni, pare sempre tutto ieri. Un ieri fatto di 600 mesi. Quando non lavoro sto a casa con la mia figliola, mi balocco su Facebook, scrivo ideuzze, tante canzoncine che poi non faccio ascoltare a quasi nessuno, guardo tutti i film italiani sulla piattaforma digitale messa a disposizione ai giurati dei David di Donatello. Vado spesso al cinema, dopo vado in pizzera a mangiare roba ipercalorica, torno a casa e piango lacrime amare di coccodrillo”.

 

 

Ti fanno paura i 50 anni?

No, mi fa paura il fatto che arriverò (se ci arrivo) a 80 con altrettanta velocità. Sto cercando un freno  a mano, ma non so dove lo hanno messo.

 

 

Ma tu ti senti ancora un trentenne

Devo dire che la paternità ti cambia molto.  E’ una crescita naturale. Hai una persona che dipende totalmente da te e devi essere lucido, credibile, presente, esauriente, devi saper dare delle risposte…in questo, Google ti da una mano ma per il resto ci devi mettere del tuo.

 

 

 

Il cinema americano, tra Captain America e l'Uomo ragno, il cinema italiano non potrà farlo mai. Il cinema orientale fa film di estrema violenza, arti tagliati eccetera. Il cinema italiano è legato alla commedia. E' un bene o un male?

E' un fatto di gusto. richiesta/offerta. Ci piace riconoscerci nelle storie, quelle più vere. Evidentemente e vanno molto le commedie. Se ci piacessero tanto i film coi Lego in bianco e nero stai tranquillo che ci sarebbe l’invasione di costruzioni. E’ tutto legato davvero quasi esclusivamente alla richiesta.

 

 

Matteo Renzi ovviamente è sulla bocca di tutti, anche di quelli che non lo conoscevano. Un ciclone toscano, hanno detto. Ti piace? Ti rba il mestiere? Lo temi? Quando farete un faccia a faccia?

Renzi lo vedo alla sera in qualche trasmissione alle undici che gli si chiude l’occhino dopo che ha lavorato dalle sei di mattina; mi pare sul punto di mettersi a piangere e di dire ‘ho scherzato, ci siete cascati, fatemi tornare a Firenze, io sono il sindaco di Firenze’….

 

 

Perché non si fanno film collettivi tra comici in Italia come una volta tra Gassman, Mastroianni, Sordi, Totò, etc.?

Si fanno si fanno, sono i famosi film corali. Però a differenza di 30 anni fa è che non sembrano corali perché noi quando ci mettiamo insieme in 10 raggiungiamo du’ cosce e un orecchio di Gassman, di Mastroianni. In quei film quei nomi sommavano i loro talenti straordinari, noi spesso ci sosteniamo l’un con l’altro. Io solo in una cosa eccello e sono il migliore di tutti: nella mia straordinaria bellezza, lì non voglio sentire critiche o stupidaggini vari, io sono davvero troppo bello, troppo. Lo sarò a 50, a 60 e darò il meglio di me intorno ai 78 anni….

 

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    Avrà pure la passione per Steve Martin e Sacha Baron Cohen, ma dai suoi film non si vede mica tanto