Luci dal passato. Incontro con Emanuela Piovano e Laura Morante per L’età d’oro

Oggi al cinema Lux di Roma è stato presentato L’età d’oro ispirato alla figura di Annabella Miscuglio, scrittrice e documentarista morta nel 2003. Al centro della vicenda c’è Arabella, interpretata da Laura Morante, che si ritrova con la madre dopo decenni di incomprensioni. Lei è stata la regista, l’animatrice e la fondatrice dell’arena in una cittadina pugliese. Il ragazzo però ha conosciuto la vera anima della sua figura troppo tardi. Il film uscirà in sala il 7 aprile distribuito da Bolero mentre il 6 sarà presentato in anteprima al Bif&st.

Ed è Emanuela Piovano che apre l’incontro ricordando la figura di Annabella: “Ero una studentessa di cinema che si è laureata a Torino nel 1984. Ho lavorato con Paolo Gobetti per dieci anni e lui spesso mi mandava a lavorare a Roma. Lì ero ospite di Annabella e del figlio che abitava in via degli Orti d’Alibert proprio sopra il Filmstudio e dove c’era un campo di calcio dove giocava Pasolini. Poi ci siamo perse di vista. Mi ha richiamato dopo molti anni dicendomi che stava per morire e mi voleva salutare”. Poi aggiunge:AAA. Offresi del 1982, programma commissionato dalla Rai, le era costato una condanna per sfruttamento della prostituzione. Intervennero in sua difesa i puù importanti intellettuali dell’epoca ma da allora ha lavorato pochissimo. Dopo che ci siamo ritrovate, volevo fare un film su di lei ma non sullo stile di Nick’s Movie che Wender ha fatto con Nicholas Ray”. Laura Morante non ha invece conosciuto Annabella Miscuglio: “Non ci siamo mai incontrate. Emanuela comunque non mi ha chiesto di interpretare Annabella ma Arabella e il film è stato un work in progress continuo fino al montaggio finale”.

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La regista è poi ottimista sul futuro del cinema, visto che in L’età d’oro questo è uno degli argomenti centrali: “Non si fa un film se non si guarda al futuro. Lavorando da circa trent’anni in questo settore, vi posso dire che negli ultimi anni c’è stata una ripresa. Il concetto di cinema si è rimesso in gioco come quello dell’alimentazione. Vedo che in Francia, ma anche ai confini con la Svizzera dove abito, che le sale stanno riaprendo. A Torino, per esempio, ha ripreso vita il Centrale. Lì, quando ero giovane, avevo marinato la scuola per andare a vedere Il flauto magico“. “Non sono così ottimista come Emanuela – ribatte Laura Morante – ma andando in giro con il mio film, Assolo, mi sono meravigliata quante sale d’essai ci sono  in Italia. Poi in luoghi come il Sacher c’è un pubblico che si fida a prescindere della programmazione, proprio perché lì c’è Moretti. La cosa che mi dispiace però è che ho scoperto, andando nei licei che ci sono studenti che non conoscono Buñuel o Fellini. Credo che sia necessario ricreare un gusto, perché se questo è abbandonato a se stesso, si deteriora”.