“Miss Violence” – Incontro con Alexandros Avranas e il cast del film

miss violenceMiss Violence, seconda opera del giovane regista greco Alexandros Avranas, ha raccolto consensi internazionali, a cominciare dai due premi vinti a Venezia, Leone d’Argento come miglior regia e la Coppa Volpi come miglior attore a Themis Panou. Nell’incontro che ha seguito la proiezione hanno partecipato il regista Alexandros Avranas, gli attori Themis Panou e Eleni Roussinou e il distributore italiano Ruggero Dipaola.

 

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Come ha sviluppato l’idea del film? Ha da subito scelto di realizzarlo con questo rigore formale?

Alexandros Avranas: Dopo aver capito chiaramente quale storia volevo raccontare ho dovuto affrontare una scelta: realizzare un film iperdialogato, che nascondesse i dettagli attraverso le parole, oppure girare in modo freddo e silenzioso, agire per sottrazione. Ho infine optato per quest’ultima opzione, perché penso sia quella che meglio esprime ciò che ho voluto comunicare.

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Non pensa che questa regia così rigorosa possa in qualche modo oscurare lo straordinario lavoro di recitazione del cast?

Alexandros Avranas: La mia intenzione era quella di mettere insieme un gruppo di persone che a una prima occhiata comunicassero l’idea della famiglia. Per fare questo ho innanzitutto scelto attori bravi, dotati di una solida base recitativa realizzatasi anche in differenti ambienti artistici, compreso quello teatrale. Ma la cosa più importante per me era infondere naturalezza al loro rapporto. Per questo abbiamo iniziato facendo delle prove “familiari” in cui dovevano semplicemente essere una famiglia e compiere azioni quotidiane insieme, come cucinare, pulire casa eccetera. Solo in un secondo momento siamo passati alle prove con il copione e la camera accesa, ma si era già formata un’intesa che ha reso del tutto credibile le interazioni “familiari”.

 

Themis Panou, Alexandros Avranas e Eleni RoussinouUna domanda per gli attori: con che metodo avete affrontato i vostri personaggi?

Eleni Roussinou: Ciò che mi sono chiesta in primo luogo è stato: perché il mio personaggio rimane in silenzio? Perché non reagisce a questa situazione così orribile? Ma poi mi sono resa conto che anche io, nella mia quotidianità, subisco tante piccole cose a cui non reagisco, e ho capito come invece subire ciò che accade nel film possa portare a una distruzione della personalità dell’individuo, che è ciò che ho trasposto nel mio personaggio.

Themis Panou: Il mio lavoro sul personaggio ha affrontato due fasi distinte: quello del lavoro sulla sceneggiatura insieme al regista e al resto del cast, dove abbiamo realizzato delle scene famigliari per poi facilitare le relazioni in quelle successive. A livello personale invece ho dovuto capire come contenere la mia violenza, cioè quella che risiede in ognuno di noi. Il mio lavoro consisteva nell’esprimere la distanza che intercorre fra l’idea violenta e l’azione che essa comporta.

Alexandros Avranas: Un’altra cosa importante che doveva scaturire dalla loro recitazione era che i loro comportamenti all’interno delle mura domestiche non si riflettessero sull’immagine che essi portano in società. Nel mondo esterno questi personaggi appaiono come persone assolutamente normali.

 

Da dove deriva la scelta stilistica di non inserire sempre nell’inquadratura il volto del personaggi?

Alexandros Avranas: Ritengo sia più efficace separare l’azione dalla reazione, per questo spesso la macchina da presa inquadra i personaggi alla vita e ne esclude il volto. In particolar modo nel caso di Themis Panou, il suo personaggio spesso non compare nell’inquadratura, ma la sua presenza è sempre avvertibile durante tutto l’arco del film.

 

Miss ViolencePuò spiegare il perché dell’inserimento della canzone di Toto Cutugno nel film? Perché una canzone in italiano?

Alexandros Avranas: La scelta della canzone non è affatto casuale. Negli anni passati quella canzone andava molto di moda, e l’ho scelta perché le persone a cui piaceva quella canzone in quegli anni sono le stesse che ora stanno distruggendo la Grecia.

 

Quindi riconosce che il film ha una dimensione fortemente politica?

Alexandros Avranas: Certo, già quando ho scritto la storia nel 2010 avevo intenzione di raccontare ciò che accade nella società greca e per estensione nella società europea. Ritengo che il film abbia un valore politico a prescindere dalla storia che racconta.

 

Una domanda per Themis Panou: sarà abituato a interpretare personaggi malvagi, soprattutto in teatro con quelli di Shakespeare. Come considera questo personaggio all’interno della sua carriera?

Themis Panou: In realtà vengo solitamente scelto per ruoli comici! Inoltre, penso che i personaggi di Shakespeare non siano del tutto malvagi, ma abbiano un lato umano. Penso invece che il mio personaggio in Miss Violence sia il più complesso e articolato che ho interpretato finora.

 

Come è stato lavorare con dei bambini? Erano consapevoli delle situazioni che il film affronta?

Alexandros Avranas: Penso di aver fatto un film sincero ed onesto, e allo stesso modo sono stato sincero e onesto con i bambini e i loro genitori. Insieme al loro aiuto abbiamo realizzato il film spiegando ai giovani attori la storia nella sua integrità, senza nascondergli niente, ed essi hanno compreso e partecipato senza problemi. Non hanno ancora visto il film, ma gli verrà mostrato nei prossimi giorni, ovviamente senza le scene più esplicite.

 

Miss ViolenceNella tragedia greca è sempre presente il momento della purificazione, della catarsi, ma sembra che in questo film venga accuratamente evitata. Ciò che molti si sono chiesti è: cosa potrebbe succedere dopo il finale, in un ipotetico sequel?

Alexandros Avranas: Sono consapevole dell’ambiguità del finale, lasciato volutamente aperto. Di sicuro non realizzerei mai un seguito di questa storia, ma se proprio dovessi avrei due scelte: spezzare il ciclo di violenza che permea il mio film, che non viene interrotto dal finale, oppure continuare su quella strada. Penso infatti che la purificazione avvenga sul finale, ma troppo tardi, e ciò non permette di cambiare davvero la storia.

 

È stata una sua scelta quella di realizzare un finale di questo tipo?

Alexandros Avranas: Penso che avrei potuto mostrare ancora di meno di quanto effettivamente si vede sullo schermo, ma avrei rischiato di realizzare un film troppo intellettuale. Ciò che mi interessava era fare qualcosa di immediatamente comprensibile a chiunque. Ciò che conta è che la posizione del personaggio di Eleni nel finale, quella zona grigia di ambiguità, è la stessa in cui si trova lo spettatore. Entrambi devono decidere cosa fare e come interpretare ciò che vedono.

Il film è tratto da una storia vera?

Alexandros Avranas: Sì, il fatto è successo in Germania. Il padre è stato arrestato, mentre la madre non ha mai testimoniato contro di lui.

 

Una domanda per il distributore: in quante copie verrà distribuito il film?

Ruggero Dipaola: Pensiamo che il film verrà distribuito in 30-50 copie circa, e abbiamo registrato un’ottima reazione dell’esercizio. Se il film andrà bene allargheremo di sicuro la distribuzione e aumenteremo le copie. Come è noto in Italia il cinema di qualità non va oltre un certo numero di copie, di solito non supera le centinaia, ma siamo già soddisfatti di essere i primi ad aver comprato e distribuito questo film.

 

Cosa vi ha convinto a puntare su questo film?

Ruggero Dipaola: Penso che il film non narri semplicemente una vicenda torbida, ma sia un lavoro molto complesso che si sviluppa su più livelli. Abbiamo scelto di acquistarne i diritti subito dopo averlo visto, e il fatto che in seguito il film sia stato premiato da Bertolucci e Sakamoto conferma il suo potenziale. Ricordo inoltre che secondo il regolamento di Venezia un film non può essere premiato due volte, se non in via del tutto eccezionale, e questo indica quanto il film abbia colpito la giuria veneziana. Spero che il film riceva solo il divieto ai minori di 14 anni, perché non lo ritengo un film diseducativo, ma penso anzi che gli adolescenti di oggi possano comprenderlo e debbano vederlo.