"Mr. Deeds", di Steven Brill

Mr. Deeds non è un remake del Mr. Deeds goes to town (E' arrivata la felicità, USA 1936) di Frank Capra, né si può parlare di deviazioni o rimescolamento. Gli autori hanno battuto la pista del ammodernamento, sostituendo la televisione al giornale scandalistico, l'assemblea degli azionisti di una holding alla giuria di un tribunale, l'aereo al treno…oppure immettendo elementi nuovi (lo "scontro" con il capitano di una squadra di football o la notte passata insieme a John McEnroe, il collega ossigenato di Babe Bennet o l'amico Occhi Storti/Steve Buscemi) a scapito di altri evidentemente considerati "vecchi" (Deeds che nel film di Capra suona la tuba nella banda musicale del suo paese, le duemila colazioni offerte al "popolo" newyorkese…).

Del racconto originale di Clarence Budington Kelland rimangono la macrotrama di Mr. Deeds che "goes to town" e il micromessaggio che la felicità non costa niente. Fellow Deeds resta un ragazzo di Mandrake Falls che scrive rime innocenti destinate alle cartoline d'auguri ed un giorno si vede recapitare dal gatto&lavolpe/Cedar&Anderson (Peter Gallagher/Erick Avari) la notizia che un suo prozio miliardario, Preston Blake, è morto mentre era in viaggio all'estero e gli ha lasciato in eredità il suo impero economico. "Deportato" in una New York/oceano di squali, Deeds è costretto a perdere il proprio disincanto ma non la bontà mentre trova l'amore di Babe Bennet, giornalista in carriera che compie il percorso inverso (perde cinismo) per riabbracciare il suo essere (buona).


I cambiamenti apportati dallo sceneggiatore Tim Herlihy (abituale collaboratore di Adam Sandler, da Un tipo imprevedibile a Billy Madison, Prima o poi me lo sposo, Waterboy) si possono esemplificare nell'inizio, con Preston Blake che non muore in un "normale" incidente d'auto in Italia ma rimane congelato mentre abbraccia la vetta dell'Everest, e nel finale, dove il lungo, significante e bellissimo processo del film di Capra è sostituito da salvataggi, colpi di scena e gag varie. La volontà (e velleità anche) pedagogica di Capra, la necessità dell'argomentare e del senso, diventano un ennesimo blob/plot, invaso dalla musica pop (dalla Someday, Someway di Marshall Crenshaw alla Sweetest Thing degli U2, passando per la letale Sing dei Travis fino al Pete Townshend solista di Let My Love Open The Door e alla Dave Matthews Band di Where are you going), con fatti e personaggi secondari, che nell'originale erano già "estremizzati" in quanto reali portatori del senso (anche politico) nascosto sotto il melodramma, resi caricature con un occhio (sempre equi-calibrato) al demenziale (il feticismo del cameriere Emilio/Turturro, il piede nero di Deeds…).

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Sarebbe bastata l'interpretazione di Adam Sandler, con la sua aria di sincero "coatto di provincia" che lo fa così diverso e uguale al Vin Diesel di XXX, che ha seguito il film anche nel ruolo di produttore esecutivo, a fare di Mr. Deeds un nuovo E' arrivata la felicità. Dietro c'è la stessa tecnica produttiva e de/"costruttiva" del film di Rob Cohen, capace di dare quel tanto (ma tanto) che Steven Brill non ha.


Titolo originale: Mr. Deeds
Regia: Steven Brill
Sceneggiatura: Tim Herlihy da un racconto di Clarence Budington Kelland
Fotografia: Peter Lyons Collister
Montaggio: Jeff Gourson
Musiche: Teddy Castellucci
Scenografia: Perry Andelin Blake
Costumi: Ellen Lutter
Interpreti: Adam Sandler (Longfellow Deeds), Winona Ryder (Babe Bennet), John Turturro (Emilio Lopez), Allen Covert (Marty), Peter Gallagher (Chuck Cedar), Jared Harris (Mac McGrath), Erick Avari (Cecil Anderson), Peter Dante (Murph)
Produzione: Sid Ganis, Jack Giarraputo per Happy Madison. In collaborazione con Out of Blue Entertainment
Distribuzione: Columbia TriStar Films Italia
Durata: 96'
Origine: Usa, 2002

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