ORSO D'ORO BERLINALE 63 – "Potitia copilului (Child's Pose)", di Calin Peter Netzer

child's pose
La prima grande scossa del festival che da una parte conferma la grande vitalità del cinema rumeno e dall'altra l'intenso respiro ossessivo del cineasta che offre più livelli stratificati (la rappresentazione dell'alta borghesia, lo smisurato amore della madre verso il figlio) e con lunghissimi dialoghi e piani-sequenza che creano progressivo stordimento e portano verso un finale di stravolgente intensità. Il vincitore del Concorso 2013

child's poseArriva a circa metà festival la scossa folgorante. Quasi simile a quella di La separazione di due anni fa. E il riferimento al grandissimo film di Asghar Farhadi non è casuale. Ma andiamo con ordine. Potitia copilului ("Child's Pose") conferma da una parte la grande vitalità del cinema rumeno di oggi che si è fatto conoscere in Italia soprattutto con i film di Cristian Mungiu e Corneliu Porumboiu e a cui si può senza dubbio aggiungere il nome di Calin Peter Netzer, il cui respiro ossessivo si era già visto in Medalia de onoare, visto in concorso al Torino Film Festival del 2009. Dall'altra mostra invece sicuramente la grande capacità presente proprio nello sguardo del cineasta di annegare nella realtà e temere i personaggi sospesi in un limbo dopo l'accadimento di un fatto che, in modi diverse, ferma le vite di diversi personaggi. 

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Tutto accade una fredda serata di marzo. Mentre la madre Cornelia sta assistendo a una rappresentazione a teatro, suo figlio Barbu, ormai adulto, provoca un incidente d'auto e uccide un ragazzino. La donna, un architetto e rappresentate della 'upper class' rumena', interviene direttamente facendo di tutto per evitare il carcere al figlio. Mette così in gioco le sue conoscenze e soprattutto cerca di inquinare le prove.

Ci sono più livelli dentro Child's Pose. Il primo è la rappresentazione dell'alta borghesia rumena. Feste, serate mondane a teatro prima e poi la faccia nascosta, quella della corruzione dove Cornelia in qualche modo è l'emblema di molti suoi rappresentanti. Quindi manomissioni, buste con i soldi, personaggi oscuri che in cambio di un ingente somma di denaro possono manovrare e reinventare quello che è successo. Il secondo è più privato e mette in gioco, con una forza stratosferica, lo smisurato amore e la cecità di una madre verso il figlio e la scelta anche del brano Meravigliosa creatura di Gianna Nannini riduplica quell'urlo d'amore della canzone che è presente all'inizio e poi compare nei titoli di coda. Il terzo, più strettamente cinematografico, mostra come la rappresentazione realistica delle conseguenze di un evento su due famiglie mantiene all'inizio il tratto descrittivo che però poi si frantuma mettendo in gioco un impeto trascinante, quasi sanguigno.

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Calin Peter Netzer ad un certo punto crea uno stordimento tale che si vede il fatto dentro la testa della famiglia del colpevole e della vittima. Stordimento creato anche dai lunghi piani-sequenza, dai dialoghi lunghissimi in cui si vedono i personaggi che si consumano nel dolore e, in questo senso è sensato l'accostamento con Una separazioneE come il film di Farhadi l'episodio cambia  dal punto di vista non chi lo racconta ma proprio di chi lo vive sulla sua pelle e mette anche un gioco quella trasversalità tra classi sociali differenti che però trovano il proprio punto d'incontro in un finale di sconvolgente intensità.

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