#Oscars2016 – So White: Gli Oscar sono troppo bianchi?

Dopo le tante polemiche, rilanciate da Spike Lee e Jada Pinkett Smith, la presidente dell’Academy Cheryl Boone Isaacs è intervenuta per promettere solennemente dei cambiamenti.

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L’Academy sta facendo passi importanti per modificare la composizione dei nostri membri. Nei prossimi giorni e settimane condurremo una revisione del nostro sistema di reclutamento per introdurre la diversità di cui abbiamo tanto bisogno nel gruppo del 2016, e in quelli successivi. Come molti di voi sanno, abbiamo già introdotto delle modifiche di questo tipo negli ultimi quattro anni. Ma il cambiamento non sta arrivando veloce come vorremmo…Nel 2016, la missione è l’inclusione in tutte le sue sfaccettature: genere, colore della pelle, etnia e orientamento sessuale.” Dopo le tante polemiche, rimbalzate sulla rete con l’hashtag #OscarsSoWhite, la presidente dell’Academy Cheryl Boone Isaacs è dovuta intervenire con un comunicato stampa per promettere solennemente dei cambiamenti. Sembrano passati secoli dalla vittoria di 12 anni schiavo come Miglior Film del 2014 e dall’ affermazione di Denzel Washington e Halle Berry come migliori protagonisti nell’edizione 2002. Eppure, dopo l’annuncio delle nomination agli Oscar, la rabbia è esplosa quando si è scoperto che, per il secondo anno consecutivo, tra i candidati nelle categorie recitative non c’era nessun attore nero. Se l’anno scorso la vittima principale di questo oblio è stato Selma.La strada per la libertà, quest’anno nessuno tra i maggiori analisti dell’Award Season si aspettava l’esclusione di Will Smith con Concussion e, soprattutto, di Idris Elba per Beasts of No Nation (entrambi gli attori sono stati invece nominati ai Golden Globe). ConcussionAncora più cocente è stata invece l’esclusione di Straight Outta Compton, campione di incassi ricordato solo per la Miglior Sceneggiatura Originale.

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Spike Lee, fresco vincitore di un Oscar onorario e nel pieno della promozione del suo film Chi-raq, su Instagram ha annunciato di voler disertare la cerimonia. In un lungo post in cui cita Martin Luther King (oggi in america è il Martin Luther King Day) il regista scrive:Mia moglie Tonya Lewis Lee e io non parteciperemo alla Cerimonia degli Oscar a febbraio. Non possiamo partecipare e non vogliamo mancare di rispetto ai nostri amici, al presentatore Chris Rock e al produttore Reggie Hudlin, al Presidente Isaacs e all’Academy. Però, per il secondo anno consecutivo, tutti i 20 candidati alle categorie della recitazione sono bianchi. Come è possibile? Per non parlare delle altre categorie. 40 attori bianchi in due anni. Non sappiamo recitare? … Il Dottor King ha detto “Verranno tempi in cui un uomo dovrà prendere una posizione che non è prudente né politica né popolare, ma dovrà agire perché la coscienza gli dice che è giusto”. Per troppe volte, quando le nomination vengono annunciate, il telefono del mio ufficio squilla perché i media che chiedono la mia opinione sulla mancanza di afro-americani e quest’anno non è stato diverso…Tra l’altro, gli Academy Awards non sono il “vero” luogo in cui combattere questa battaglia. La battaglia è negli uffici degli studios di Hollywood e i quelli delle televisioni. E’ lì che viene deciso tutto. Sono loro che hanno il diritto di dare la luce verde…La verità è che finché non saremo in quelle stanze, le nomination agli Oscar resteranno bianche“.  Dello stesso tenore è Jada Pinkett Smith che, nel commentare la mancata nomination del marito, parla di boicottaggio:Agli Oscar le persone di colore sono sempre le benvenute per consegnare i premi, al massimo per far divertire,(il riferimento è allo stand-up comedian Chris Rock, presentatore della cerimonia) ma raramente siamo riconosciuti per i nostri risultati artistici…Le persone di colore dovrebbero astenersi tutte insieme dal partecipare agli Oscar? Le persono possono trattarci solo nel modo in cui noi permettiamo loro di farlo.” Ma quello degli Oscar si può considerare un problema di razzismo? Al di la dei meriti degli attori esclusi in questa occasione, probabilmente un’istituzione pachidermica come l’Academy, che ha impiegato più di ottanta anni per premiare una donna come miglior regista (Kathryn Bigelow nel 2010), dovrebbe trovare la strada più giusta (e veloce) per aprirsi davvero al mondo che la circonda.

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