Parkland of Decay and Fantasy, di Chenliang Zhu

Un parco-giochi abbandonato, nei pressi di Shangai, diventa il “luogo” perfetto per un finto-documentario espanso, liberissimo e moderno. Un film sorprendente. Concorso Documentari Internazionali.

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“Dicono che questo luogo sia infestato da fantasmi!”. Inizia con un monologo in primo piano di un musicista che ricorda la morte accidentale di una pittrice alcuni anni prima e le indagini della polizia cinese. Siamo in un parco giochi nei pressi di Shangai, abbandonato da vent’anni, che nel frattempo è diventato meta di curiosi e artisti di strada. Non siamo troppo distanti dai magnifici “spazi” inclassificabili e cinematografici di Jia Zhang-ke, quelli di fiction/no fiction che in questi anni ci hanno raccontato una Cina tra vecchio e nuovo mondo, come ad esempio il villaggio di Fengjie nella doppietta Still Life/Dong. In questo inquietante e isolato luna-park il filmaker Chenliang Zhu, trentenne all’esordio, ha trascorso dieci mesi per raccogliere materiale, filmare la notte, i luoghi abbandonati, le testimonianze degli abitanti, le passeggiate di inquietanti robot realizzati da un ingegnere ossessionato. Insomma ecco un documentario che intenzionalmente non è un documentario, che alterna interviste a immagini visionarie, i paesaggi alle schermate di cellulari e social network. E quindi contaminazioni di linguaggi e formati, speculari alle sovrapposizioni di generi e sottogeneri da qualche parte tra Werner Herzog, la videoarte e The Blair Witch Project.

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C’è l’influencer che filma in diretta, in soggettiva, una visita al parco e improvvisamente non trova più la ragazza. I racconti dei custodi che ricordano i fasti del parco giochi ma anche alcune tragedie che lo hanno accompagnato. E poi le performance del chitarrista che suona al buio, tra le macerie di quei luoghi, trasformando il “documentario” in una specie di videoclip sperimentale, che asseconda le note musicali. Un film che assorbe la dimensione spazio-temporale del “luogo” per trasfigurarla cinematograficamente in una forma “nuova”. A un certo punto, come il luogo che racconta, il film stesso sembra diventare “maledetto”, infestato da quegli spettri che in tanti dicono di aver visto, o forse semplicemente diventa un accumulatore di energia, di comunicazioni di tanti mondi possibili: la Cina del passato e quella del presente, la vita e la morte, la verità e la finzione. Un ruolo fondamentale non a caso viene ricoperto dagli strumenti tecnologici, che registrano tutto e improvvisamente smettono di funzionare. E allora, quante linee teoriche e narrative ci sono dentro Parkland of Decay and Fantasy? Tante. Al punto che a un certo punto Chenliang Zhu pare appoggiarsi a prospettive impossibili, come quelle degli animali che stanno per essere uccisi o addirittura simula forse il punto di vista di ipotetici fantasmi che fluttuano verso l’esterno confondendosi con i droni o con lo sguardo elettronico di Maps (uno spettro anch’esso?). Insomma Chenliang Zhu realizza un film caotico, ma a suo modo lucido, pieno di suggestioni subliminali contemporanee. Quasi il manifesto programmatico di un cinema volutamente espanso, liberissimo e moderno. Un film sorprendente. Fantasticamente dentro al suo (e al nostro) tempo.

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La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4
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Il voto dei lettori
4 (1 voto)
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