Paul Vecchiali e la prosa del mondo

E’ scomparso a 92 anni il regista francese Paul Vecchiali, amato e ammirato, tra gli altri, da Pasolini e Truffaut. Questa sera h 20:30 da Sentieri Selvaggi il suo “Rosa la rose, fille publique”

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Ci ha lasciato a 92 anni il regista e scrittore francese Paul Vecchiali, del quale in Italia, più o meno, della sua corposa filmografia, saranno arrivati in sala soltanto 3 o 4 titoli. Questa sera da Sentieri Selvaggi ne proiettiamo uno, Rosa La Rose, Fille Publique del 1986 (PRENOTATI QUI).
Davvero scandaloso, per uno dei registi più amati dai grandi, tra i quali Pier Paolo Pasolini, che andò in visibilio dopo aver visto Una donna per tutti (1974) e Corpo a cuore (1979) e François Truffaut, quest’ultimo rimasto folgorato alla visione del film muto Le petite dramme (1961). Speriamo presto di poter vedere anche il documentario che Antonio Pettinelli, collaboratore di Gianfranco Pannone, sta preparando sull’autore transalpino dal ben lontano 2009 e che ancora non vede la luce, dopo anni travagliati e segnati da diversi problemi produttivi. Paul Vecchiali, amato e venerato anche dalla critica impegnata nostrana, ci ha insegnato a diffidare dai dogmi, anche al cinema, e Lars Von Trier ne sa qualcosa. Ci ha ricordato che l’ossessione maggiore per i registi cosiddetti indipendenti o considerati artisti della settima arte, è stata sempre quella di ricreare la Nouvelle Vague (di cui Vecchiali è comunque debitore, nonostante sostanziali incomprensioni) dimenticandosi però che forse André Hugon aveva già anticipato tutti e tutto, con il suo fenomenale cinema muto degli anni ’30.

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La Nouvelle Vague ha inventato la “celebralità” o “cerebralità”, probabilmente è lo stesso, in fondo. I personaggi di Vecchiali li vedi mano nella mano con lui, non certamente dominati dall’alto, come fossero creature possedute, come fossero, in un certo senso, creature osservate da un punto che si erge oltre il quotidiano e sofferente vivere. Le immagini-racconto di Paul Vecchiali divengono così un transfert attraverso cui il noi del presente raggiunge la sfera del tempo trascorso. E lo incontra nel punto della sua estrema debolezza, al fuggevole contatto con la vulnerabilità della comune condizione mortale: sia di chi è oggetto di ricordo sia di chi ricorda. Là dove, in forza del riconoscimento al passato del suo essere stato (non solo del suo non essere più), chi vi si accosta stipula in fondo un “debito di restituzione nei confronti della vita già vissuta” (Paul Ricœur). Come? Mediante la perturbante sensazione di venire segnati dal passato: da indizi, tracce, rovine.

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Nel segno della Memoria… del cinema. Il passato di Paul Vecchiali ha così “luogo” di nuovo, ripescato in mezzo alle rovine ordinarie della vita trascorsa: la prosa del mondo direbbe Maurice Merleau Ponty. Dove il vedere non è più un atto diretto, come nel caso del testimone, perché il cinema è un’invasione non un’evasione. Il vedere si fa atto vicario, un osservare quasi per conto terzi. È una memoria, quella della traccia, che si fa immagine e paesaggio: specchio delle cose e dei luoghi lavorati dal tempo, sfuggiti, quasi per errore, alla cornice omologante del presente. Ecco spiegata, almeno in parte, la devozione per Douglas Sirk (omaggiato in Un soupçon d’amour, 2020, ispirandosi al capolavoro, Lo specchio della vita, 1959) perché anche nel suo cinema la memoria diviene spettacolo di un passato piccolo, a noi contiguo, quotidiano: quasi a ricercare, negli indizi di antiche armonie invisibili (propriamente e tipicamente musical…), rassicurazioni sulla nostra incerta esistenza.

Appunto incerta, come una verifica… A 99 anni, ha lasciato questo mondo incerto pure Gianfranco Baruchello, autore nel 1964 con Alberto Grifi de La verifica incerta, due dei più grandi artisti underground internazionali. Da un camion di pellicole destinate al macero trovarono 150.000 metri di film cinemascope USA degli anni cinquanta. L’idea fu di percorrere alla rovescia la genesi di un film: non partire dallo script per arrivare alle immagini, ma usare le immagini per costruire una storia intorno a un personaggio unico (Eddie Spaniel), che si diramava in cento direzioni impreviste e simultanee. Controtipato in 16mm circolò per tutto il mondo. Se non è stato l’antesignano di Blob, sarà stato sicuramente un potente e devastante segno identificativo per tutto l’universo della creatività sperimentale figurativa e visiva. D’altronde per lo stesso Paul Vecchiali, identificarsi è situarsi: situare se stesso come persona/agente in quello stesso spazio mentale piatto, bianco, dell’incerto, del nulla. Dietro a tutto, al desiderio di tendere al “ritorno”, c’è sempre, comunque, quella misteriosa, motivante e cézanniana petite sensation.

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