Rock N Roll Animal: Lou Reed

“Sunday mornin' and I'm fallin'

I've got a feelin', I don't want to know

Early dawnin', Sunday mornin'

It's all the streets you crossed, not so long ago”

 

Lou Reed – Sunday Morning

 

 

Se n'è andato proprio una domenica mattina il poète maudit del rock. Una vita spesa tra musica, arte e sperimentazione, dando la sensazione di camminare sempre sul bordo del precipizio. Ha vissuto così Lou Reed, nato all'inizio degli anni '40 a Brooklyn da una famiglia di origine ebraica, tra tormenti e arte. Paladino degli outsider, di chi vive nei margini sfocati di un mondo che finge di non vederli, Reed, invece, ha deciso di mostrarsi, di scrivere e cantare di loro e per loro, aprendo la strada ad una miriade di artisti che hanno visto in lui un modello al quale ispirarsi. David Bowie e Iggy Pop, rivoluzionari e trasgressivi protagonisti della scena musicale degli anni '70, grazie a punti di riferimento come Reed o Marc Bolan con i suoi T-Rex, sono l'esempio principe di questa influenza. La sua musica e i suoi testi sono la trasposizione in note di un vissuto fatto di cadute e passi falsi che l'hanno portato anche ad incidere album non sempre all'altezza del suo talento.

 

Lo scopo di Lou Reed, da adolescente appassionato di jazz e rhythm and blues ma con un'attenzione sempre tesa alla letteratura, era quello di scrivere canzoni che unissero la potenza della musica rock con la profondità dei testi letterari. Il risultato è dato da canzoni spesso autobiografiche, basti pensare al concept album Berlin o alla trilogia del dolore , dove la componente testuale è fondamentale chiave di lettura dell'arte di Reed. Una carriera musicale la sua che non può non essere analizzata senza citare la nascita dei Velvet Underground con la successiva esperienza nella factory di Andy Warhol. Testi caratterizzati da riferimenti sessuali espliciti, sperimentazioni sonore e incursioni nel punk ne fanno il gruppo più importante della scena newyorchese della seconda metà degli anni '60. La sua carriera solista, una volta esaurita l'esperienza con i Velvet Underground, è stata caratterizzata da alti e bassi. Basti pensare all'enorme successo di Transformer, prodotto da David Bowie, o al marginale Rock ' n' Roll Heart per capire come fosse altalenante la sua vena creativa, spesso arrestata dai problemi di droga.

 

Nonostante queste incertezze, Lou Reed ha giocato un ruolo insostituibile nella musica rock, creando nuove regole e infrangendone altre. La sua attenzione per ogni forma di arte l'ha fatto avvicinare al mondo del cinema, nella doppia veste di attore – quasi sempre interpretando se stesso, come in Così lontano, così vicino di  Wim Wenders – e autore musicale. La sua Perfect Day ha contribuito a rendere una delle scene più celebri di Trainspotting, quella in cui il protagonista Mark va in overdose, ancora più forte a livello emotivo, grazie anche al suo testo ambiguo, tanto da renderne impossibile l'ascolto senza associarla al film di Danny Boyle.

 

Quella di Lou Reed non era una personalità semplice. Famoso per il suo carattere scontroso e il suo rapporto con la stampa (basti ricordare la celebre intervista per Creem di Lester Bangs, giornalista musicale che incalzava il musicista con il suo stile gonzo alla Hunter S. Thompson), Reed è divenuto un'icona rock, grazie alla sua musica, ma anche per il suo atteggiamento autodistruttivo e alla sua condotta trasgressiva.

 

La sua morte, avvenuta all'età di 71 anni per insufficienza epatica a seguito di un trapianto di fegato, è rimbalzata sui siti di tutto il mondo. In queste ore sono centinai gli articoli scritti per commentare la sua perdita e anche sui social network, cosa ormai divenuta la prassi, si assiste al ricordo del musicista tra link, video e immagini condivise per rendergli omaggio. Lou Reed è metaforicamente morto molte volte nel corso della sua vita riuscendo sempre a reinventarsi. Anche questa volta lo ritroveremo, magari nei testi e nelle note di altri musicisti ispirati dalla sua musica.