#RomaFF10 – “De Niro è un titano!”. Incontro con Paul Weitz

Si è tenuta ieri pomeriggio al Villaggio del Cinema di Roma una masterclass con il regista Paul Weitz (American Pie, About a Boy, Vi presento i nostri), che porta il suo Grandma in concorso nella sezione Alice nella Città. Protagoniste sono Elle (Lily Tomlin), settantenne poetessa che da poco ha perso la sua compagna di una vita, e sua nipote diciottenne e incinta Sage (Julia Garner). Le due percorrono un viaggio che le aiuterà a conoscersi meglio e ad affrontare le loro esistenze.
Lily Tomlin non è molto conosciuta in Italia, come è avvenuto il suo incontro con lei?
Io e Lily abbiamo già lavorato insieme in un altro film (Admission). Lei è una di quelle attrici che non recitano in maniera “semplice”, vuole entrare fino in fondo in una parte, vuole comprenderla e comprendersi per recitare al meglio delle sue possibilità. Ha una forza immensa, è piena di vita nonostante abbia settant’anni.
weitz 3In Italia, alcune situazioni di Grandma sono viste in maniera non del tutto positiva,come il fatto di essere una nonna omosessuale che ha una figlia avuta con fecondazione assistita. Come è nato il suo interesse per una commedia così politicamente importante?
La verità è che ho incontrato tantissimi tipi di persone, e l’importante è avere un atteggiamento aperto nei loro confronti. E’ proprio quell’atteggiamento che mi ha permesso di cogliere ciò che di interessante hanno le persone. Ad esempio, ora mi interesserebbe sapere quanti di voi ragazzi vorrebbero fare cinema, o essere scrittori o qualsiasi altra cosa. Mi interessa ciascuno come persona, per me ognuno è diverso dall’altro.
Ha ricevuto commenti negativi sul film?
La risposta più negativa che mi è stata data è quella di una persona che io amo molto, mia suocera, che, essendo molto religiosa, l’ha odiato.
Come si comporta con gli attori? E’ flessibile o pretende il massimo rispetto per il copione?
Io voglio che siano vivi, e per questo cerco di ascoltarli e di seguire i loro consigli. Penso che bisogni essere un regista diverso per ogni attore che si dirige. Se vedo che la sceneggiatura stia forzando la weitzrecitazione, allora cerco insieme all’attore o all’attrice la soluzione.
Lei ha diretto giovani e grandi attori. Qual’è stata la sua esperienza più divertente?
Sicuramente quando il bambino di About a Boy , Nicholas Hoult, doveva girare una scena in cui avrebbe dovuto piangere, così gli ho consigliato di pensare a qualcosa di triste. Dopo averla girata gli ho chiesto a cosa avesse pensato, e lui mi ha risposto ‘a niente’. Poi penso a De Niro. Mi piace tantissimo lavorare con lui, è un “titano”. Ha un atteggiamento molto simile al mio, quello di fare qualcosa per una troupe, per un collettivo, come un “artigiano”. Da una parte lui trova la sua recitazione con i suoi metodi, dall’altra in alcuni momenti è lui stesso a voler essere diretto. Ad ogni modo, lui sa sempre cosa è meglio per la sua interpretazione e per il risultato finale.
Cosa pensa della televisione e del livello che ha raggiunto negli ultimi anni?
Con l’attuale livello dei prodotti televisivi, oggi ci si domanda perché esista ancora il cinema. Per quanto riguarda il mezzo di visione, per me non c’è una differenza enorme se i film vengono visti su iPad o portatili o iPhone. C’è una cosa però che succede con le commedie o con gli horror: l’esperienza è completamente differente se la si vive da soli o insieme al pubblico nelle sale cinematografiche.