#RomaFF12 – Incontro con Ian McKellen

Sin dalle prime battute con l’attore inglese Ian McKellen se ne percepisce l’allegria, la disponibilità ed una voglia di vivere che alle soglie degli ottant’anni non si può dare per scontata. L’occasione è un documentario realizzato sulla sua vita, McKellen: Playing the Part, diretto da Joe Stephenson, nel quale l’attore dichiaratamente contrario ad un’autobiografia ha deciso di collaborare. “Ho incontrato Joe a Londra e quando mi ha chiesto di aiutarlo a realizzare un documentario su di me ho accettato. Sono stato due giorni a casa a parlare di me stesso, una cosa che mi ha imbarazzato, mi succede quando qualcuno mi dice di parlare di me”. A tale proposito il regista ha aggiunto che fosse molto forte il desiderio in lui di fare un prodotto per il cinema, non per la televisione, facendo uso di molto materiale, soprattutto album dell’infanzia privilegiando l’attenzione sulla famiglia, le origini. La proiezione in anteprima a Londra è stato un successo.

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Dichiaratamente omossesuale, ha deciso di fare outing nel 1988, risponde ad una domanda su quello che accade ad Hollywood, dove le voci di molestie si susseguono una dietro l’altra e l’ultima ha riguardato Kevin Spacey, che ha deciso di venire allo scoperto dichiarandosi gay. “Dichiararsi omosessuale è la scelta migliore, permette di migliorare la vita perchè si smette di mentire. Io confessandolo sono migliorato anche come attore, ma non è semplice, le difficoltà sono tante, ci sono genitori anziani, la paura di essere discriminati negli uffici, nella politica temendo di non raccogliere voti. Il lato positivo è che i ragazzi hanno più facilità a fare questa scelta e venire allo scoperto, io l’ho fatto tardi, quando avevo 49 anni”. Sulla scia di questo arriva anche la risposta alla sua decisione di non avere figli,  tra il serio ed il faceto racconta che quando aveva trent’anni era illegale finanche avere rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso, figuriamoci pensare di avere dei bambini, aggiungendo sempre con il sorriso che lui neanche ne avrebbe voluti, nonostante l’ottimo rapporto che lo lega a loro.

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La carriera dell’attore britannico avrebbe potuto avere una svolta proprio a Roma dove tanti anni fa era arrivato per fare dei provini. “Uno era per ottenere una parte in Barbarella, mentre l’altro era un ruolo come bandito siciliano. Non mi hanno preso, ed è stata la mia fortuna, appena dopo ho cominciato a lavorare con Judi Dench in un piccolo teatro. Recitare riguarda comunicare con qualcuno di molto vicino, ma anche al cinema c’è vicinanza, anzi è massima”. Tra i ricordi del palcoscenico anche un incontro con Eduardo De Filippo, ma lui è napoletano non italiano!!, avvenuto a Milano grazie ad un invito di Giorgio Strehler, che gli aveva riservato una parte nella Tempesta di Shakespeare. Sulle differenze tra la recitazione al Cinema e quella al teatro spiega che non sono poi così distanti. “Un attore si rapporta con il personaggio che interpreta per permettergli di prendere vita. Al teatro si discute, si prova e poi arriva il pubblico. Al cinema il pubblico è un altro personaggio, così come è un personaggio la cinepresa, di cui gli altri attori devono avere rispetto. Io ho debuttato a 13 anni, non ho studiato teatro, ho imparato facendo”. Il trucco per interpretare una parte sta soprattutto nell’immaginazione, nella capacità di adattarsi e cambiare secondo le esigenze. Rispetto ad un passato fatto di travestimenti, cambi di volto, ecc.. dice di aver fatto molti passi avanti scoprendo che recitare significa rivelare non nascondere. “Adesso sarei interessato a recitare in qualcosa di nuovo e difficile da interpretare, che mi darebbe una carica di adrenalina, ambizione ed aumenterebbe la dipendenza dal regista”. Quello che manca nella lunghissima carriera, fatta di pantomima, televisione e cinema è un musical, ammettendo però di non saper cantare.

Quello che rende speciale il lavoro da attore per Ian è la possibilità di potersi assumere dei rischi senza ricadute, un mondo senza pericoli, confessando alcune delle paure che l’accompagnano, timori piuttosto comuni come la paura dei politici, dei militari, delle pallottole, della stupidità. Elementi che nel lavoro fanno parte di un artificio. Anche con la tecnologia non è cambiato granchè. “Nella maggior parte delle scene del Signore degli Anelli e lo Hobbit eravamo lì, certo usavamo anche il gree screen, ma comunque stavamo in uno dei panorami più belli del mondo, c’era neve ed un vento vero”.

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Il momento più esilarante c’è stato quando Ian McKellen per accontentare uno dei tanti fans presenti all’incontro ha improvvisato un mini sketch concludendo con quella che è la sua espressione forse più famosa “you shall not pass”, al che il pubblico è andato in visibilio.