#RomaFF14 – L’Età Giovane. Incontro con Jean-Pierre e Luc Dardenne

Jean-Pierre e Luc Dardenne presentano ad Alice nella città il loro ultimo film, Le Jeune Ahmed (L’Età Giovane), premio per la miglior regia a Cannes 2019, che uscirà nelle sale italiane a partire dal prossimo 30 Ottobre.

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Ahmed (Idir Ben Addi) ha 13 anni, la sua vita scolastica è come quella di tutti i suoi coetanei, anche la sua vita privata può essere definita abbastanza comune, ma lui è ben diverso. Il suo mentore o meglio Il suo Imam, lo trascina nella spirale dell’indottrinamento musulmano. Ahmed impara che il contatto con gli animali è peccato, persino il contatto con l’altro sesso è peccato, e si convince poi che la sua insegnante di lingua araba, anch’essa musulmana è un’apostata.
Sulle orme del cugino martire dell’Islam, Ahmed decide di prendere in mano la situazione e pianificare l’omicidio della sua professoressa. La radicalizzazione del ragazzino è forte al punto tale di rendere fallimentari tutti i tentativi di aiuto da parte delle persone vicine a lui.
Ahmed si trova in un contesto in cui sia la società che la famiglia non tentano di respingerlo, ma anzi cercano di accoglierlo. Il film ruota proprio attorno a questo: esiste la possibilità di uscire dalla radicalizzazione islamica?

“Abbiamo scelto di circondare il ragazzo di persone vicine e questo rende difficile capire le motivazioni per le quali la sua scelta di radicalizzarsi sia così profonda. Malgrado l’atteggiamento benevolo dei familiari e dei compagni di scuola, Ahmed resiste. Volevamo che lui non avesse alcun motivo apparente per aver intrapreso questa strada, lo avrebbe fatto semplicemente perché è adolescente, perché è senza un padre e perché è in cerca di un’identità”.
L’obiettivo dei Dardenne non è tanto quello di trattare il tema della religione islamica, ma piuttosto osservare i comportamenti di un ragazzo che abbraccia la radicalizzazione religiosa e capire se c’è la possibilità di estirpare ideali così estremi.
“Ovviamente ciò che ci ha spinti a trattare questo argomento sono stati gli attentati terroristici avvenuti in Francia e in Belgio e tutto quello che ne è conseguito. Durante la scrittura della sceneggiatura volevamo rappresentare un personaggio più grande, ma poi ci siamo resi conto che un adolescente sarebbe stato perfetto, proprio perché un ideale appreso durante la fase di crescita, poi diventerà quasi impossibile da estirpare. Ahmed è giovane ed è proprio per questo che crede di essere superiore a tutti.”
Il film non vuole testimoniare una realtà effettiva presente in Belgio, ma è un modo per raccontare la società.
“Ci è capitato di visitare diversi centri di rieducazione per giovani ed anche nei casi reali, gli operatori fanno tutto il possibile per aiutare. È vero che oggi in Belgio ci sono numerosi di questi Imam che vengono dall’Arabia Saudita, hanno una posizione estremista e cercano di trasmettere ai giovani questa impostazione così radicale. Abbiamo avuto un amico che aveva iscritto i suoi figli ad un corso di lingua araba, ma ad un certo punto decise di portarli via perché l’Imam definiva l’occidente come l’inferno. Bisogna anche sottolineare però, che c’è una presa di coscienza da parte dei musulmani non radicali nei confronti dei fanatici”.

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Quando Ahmed prova di nuovo a mettere in atto il piano per uccidere la sua insegnante, la situazione gli sfugge di mano e si ritrova in punto di morte: è questo il momento in cui il ragazzo inizia a prendere coscienza di tutto ciò che lo ha portato all’annullamento di se stesso. La paura ora, lo fa tornare alla sua condizione di bambino ed il suo unico pensiero è quello di cercare la mamma.
“Durante il casting abbiamo fatto una selezione di circa 150 ragazzi, Idir Ben Addi era di sicuro la persona che cercavamo: per il suo talento recitativo, per il suo senso del ritmo ed anche per il suo modo di essere, che lo faceva apparire come “un piccolo intellettuale”. Idir aveva il corpo di un ragazzino non segnato dalle “stigmate della violenza”, rappresentava proprio chi è in un momento di crescita adolescenziale. Grazie alla macchina da presa siamo riusciti a catturare il movimento e la trasformazione di quel corpo inarrestabile.”

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