#Russia2018 – Cross(over)

Possiamo rincuorarci solo con una constatazione inconfutabile: l’Italia è tra le finaliste di questo Mondiale. Proprio così, non c’è dubbio che il nostro Paese si trovi geograficamente (e non solo) in mezzo, tra la Francia e la Croazia. Al di la dell’Adriatico, tra la morsa politica auspicante una nazionale completamente autoctona, identitaria, fiera, sovranista e la morsa sociale del melting pop di razze e religioni, dove il concetto di nazione e Patria è piuttosto relativo (parafrasando Paolo Bargiggia). Posizione scomoda, fino a sperare un “salvi(ni)fico arrocco”, volto a proteggere il re, spostando le truppe lungo linee interne e parallele al fronte. “Signori, il tempo della vita è breve… se viviamo, viviamo per calpestare i re (Shakespeare, Enrico IV)”. Croazia-Inghilterra=2-1. Ma con lo storico disegno sulla divisa, i vincitori hanno riscritto la storia, sussultando: “Scacco alla Regina”.

Sembrava ancora una volta che la sfida venisse decisa da un calcio da fermo, leitmotiv di questa edizione (emblematico, in tal senso, il difensore colombiano Yerry Mina, che ha realizzato in tre partite 3 goal di testa da calcio d’angolo). Punizione dal limite e palla nel sacco, con l’Inghilterra versione Brexit, inusualmente castrante la libertà di moviemento straniero, se non in mortificanti aree di libero scambio. L’Inghilterra volava in finale fino al pareggio alla metà del secondo tempo e al KO definitivo negli ultimi minuti dei supplementari. Perisic, sempre da un cross, ha anticipato il pedone a difesa della Regina, con una mossa marziale ad altezza testa, quasi a voler calpestare il Re di cui sopra. Mandzukic, a pochi istanti dai rigori, ha raccolto un assist di testa quasi involontario di Perisic, e sgusciando alle spalle della linea del nemico, ha infilato di sinistro in diagonale. Nella frenesia del calcio moderno, fatto di movimenti perpetui, muscolature incrociate in altri sport, si vince sempre più spesso da fermi, palle da fermo, vedi anche la prima semifinale, Francia-Belgio=1-0. Paradosso, che non è proprio come “sale Grosso”. Il paradosso, in tal caso, è che dal crossing over di Mandzukic e Mbappé è venuto fuori Balotelli. Questo succede quando il Paese Italia vorrebbe ma non può, o meglio, potrebbe ma non vuole. Eterna e atavica incompiutezza.

E poi, tornando agli incroci, ai cross(over), viene da constatare quanto negli ultimi tempi il calcio abbia contaminato il suo campo, condividendo il suo sapere con altri fratelli della pelota, di diverso formato e colore: basket, rugby, NFL, pallanuoto. Perché quando scardinare il muro nemico si fa impresa ardua, i mondi dei blocchi, della boa, della mischia, della touche, divengono preziosi e vincenti alleati. Tutto il gioco allora è finalizzato a guadagnare la stasi mortifera. Stasi che si fa “ora d’aria”, inesorabile spettacolo della sorveglianza e del dilagante fare-immagini, in un turbinio di gesti, segnali, occhiate, di cross… over il desiderio di evadere.