"Salvo" – Incontro con Fabio Grassadonia e Antonio Piazza

Dopo l'incredibile accoglienza a Cannes e i due premi vinti alla Semaine de la Critique, arriva nelle sale italiane, nonostante l'indifferenza delle grandi distribuzioni, Salvo. La pellicola, esordio dietro la macchina da presa dei due sceneggiatori palermitani Antonio Piazza e Fabio Grassadonia uscirà il prossimo 27 giugno in 40 copie. Ad accompagnare l'opera all'incontro con la stampa romana (la prima tappa di un prossimo tour mondiale di presentazioni), sono intervenuti, oltre ai due autori, la protagonista Sara Serraiocco e i produttori Marco Cristaldi e Fabrizio Mosca.

 

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Da dove nasce il progetto?

Fabio Grassadonia: Antonio ed io siamo entrambi palermitani e lavoriamo insieme da diverso tempo. Dopo varie esperienze, non tutte esaltanti, per il nostro esordio come registi abbiamo pensato bene di tornare a casa, a Palermo. La scintilla da cui è partita la storia era la voglia di raccontare l'incontro tra due cecità: una fisica e l'altra morale. La città in cui siamo cresciuti era quella Palermo anni ottanta che niente aveva da invidiare a Beirut o ad altri scenari bellici. Io, ad esempio, mi ricordo bene quando esplose l'autobomba che uccise il giudice Rocco Chinnici. Fu una situazione irreale, dove tutti continuammo a fare quello che stavamo facendo, come se non fosse successo niente. La cecità quindi è una metafora della vita che si svolge a Palermo. Se si sceglie di non vedere niente si può anche fare finta di vivere in una citta normale, altrimenti le cose si complicano.

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Come mai è stato scelto un attore palestinese nel ruolo principale?

F.G. : Abbiamo avuto una grande libertà nel cast, e dopo averlo scoperto in due splendidi film abbiamo deciso che Saleh, con la sua fisicità, fosse perfetto per il ruolo. Abbiamo puntato molto a evitare il doppiaggio, cosi da rendere al massimo l'umanità della sua interpretazione. Visti i risultati possiamo dirci soddisfatti. 

Il film, con la sua fusione tra violenza e romanticismo, sembra guardare a Kitano. E' stato un vostro riferimento?

F.G.: Certo. Abbiamo studiato molto i film  di Kitano come di molti altri autori orientali. Crediamo che quel cinema sappia come inquadrare i silenzi e raccontare nel modo migliore storie come quella di Salvo. Poi, è ovvio, ci siamo anche ispirati ai grandi del genere noir, come Melville.

La cecità è stato un ostacolo narrativo e tecnico nella realizzazione della pellicola?

F.G. : Ci siamo interrogati parecchio sul tema cecità, soprattutto per evitare effettacci di bassa lega e restituire il senso profondo della nostra scelta artistica. Abbiamo studiato a lungo e incontrato veri non-vedenti. Alla fine abbiamo puntato nei piani ravvicinati sul volto, una soluzione che ha portato ad un enorme lavoro per la nostra protagonista. Con lei abbiamo provato tantissimo sul set, l'abbiamo costretta anche ad esperienze reali di cecità. Sappiate che per rendere tutto più reale le abbiamo fatto mettere delle lenti accecanti. E' stato faticoso ma lei, anche per la sua gestualità e per la sua mimica facciale, è stata bravissima 

Il boss mafioso, con la sua retorica filosofica, non vi sembra fasullo?

Antonio Piazza:  E' intenzionalmente fasullo. Il nostro messaggio è che Salvo non mente mai visto che parla pochissimo mentre gli uomini che abusano delle parole sono falsi e meschini. Comunque sono I veri boss mafiosi a parlare proprio in questo modo. Fa parte della percezione che loro hanno di se stessi, del loro prendersi sempre sul serio con le loro citazioni bibliche e frasi fatte di filosofia spicciola. E' un mondo repellente che risponde al vero. 

Il lavoro di Daniele Cipri è stato fondamentale. Avete intenzione di lavorare nuovamente con lui?

A.P: Se conoscete Daniele sapete bene che è di un umanità esplosiva ma che con lui puoi fare programmi al massimo per giovedì prossimo. Noi abbiamo in mente altre storie siciliane ma non sappiamo se saranno effettivamente ilnostro prossimo film. Quando finiremo di portare in giro Salvo ci fermeremo e decideremo. E' ovvio che speriamo nella collaborazione futura con Daniele ma come con lui, cercheremo di lavorare anche con  tutti gli altri nostri collaboratori che ci hanno dato un aiuto fondamentale. Vale la pena di ricordare anche  il contributo dello scenografo Marco Dentici.

Secondo voi perche avete avuto cosi tanti problemi nella distribuzione?

A. P.: Perchè l' Italia ormai è affondata in un bieco conformismo, dove se non scrivi commedie, spesso inutile e senza successo, sei destinato all'anonimato. 
 

Voi avete dimostrato di rispettare molto i silenzi. Come mai, invece, nel cinema italiano c'è un abuso demenziale della colonna sonora?

A.P. La nostra non è stata una scelta di principio, ma una mera decisione artistica. Volevamo dare importanza anche al sonoro fuori campo. Per il resto non posso commentare le scelte degli altri. Penso però che questo sia un segno di poca fiducia nel pubblico. Alla fine la musica è il doping delle immagini.