"Sarebbe stato facile", Incontro con Graziano Salvadori e il cast del film

 Accompagnato dal produttore Angelo Bassi, dall'attrice e modella Cristina De Pin (10 ragazze di Tessa Bernardi) e dal chitarrista e cantante dei Big One Renzo D'Aprano (gruppo rock che ha realizzato la colonna sonora del film) , il regista Graziano Salvadori ha presentato al cinema Quattro Fontane di Roma la commedia Sarebbe stato facile.

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Come nasce il progetto di questo film?

Vorrei prima di tutto dire che si tratta del mio primo (o forse secondo?) film da regista, e non è facile trattare un tema così difficile e delicato come quello dei matrimoni gay. Soprattutto per un comico, toscano poi! Ma comunque tutto è nato durante una cena a casa mia, con un caro amico gay per l'appunto, e mentre eravamo lì a parlare i miei due figli facevano un gran baccano, sicché, a brutto muso, li ho riproverati. A sua volta, il mio amico ha rimproverato la mia severità, dicendomi poi di essere davvero fortunato ad avere dei bambini e una vera famiglia, impossibile per lui nel nostro paese. Questo mi ha devvero colpito ed ho esclamato: «Hai ragione, adesso ti ci scrivo un film!». Così è iniziato tutto.

 

 

Nel film, lei interpreta Luigi e Niki Giustini il suo compagno Marco. Insieme decidete di sposarvi rispettivamente con Antonella (Katia Beni) e Mara (Beatrice Maestrini), a loro volta fidanzate da tempo, per poter adottare dei bambini. Nel nostro paese, per le coppie gay, questo non è ancora possibile. Cosa ne pensa? Crede che in futuro sarà possibile?

Io penso che la cosa che servirebbe davvero, al posto delle ultime leggi sull'omofobia proposte dall'attuale governo, sia insegnare ai bambini, fin dalle scuole elementari, che esistono vari tipi di famiglie, fatte di donne e uomini che si amano e vogliono trasmettere il loro amore ai figli. L'amore che provano non è diverso da quello che unisce le coppie eterosessuali, che magari si sposano, fanno i figli e poi si separano.

 

 

La chiave di volta per agevolare le pratiche dell'adozione è racchiusa nella figura di un alto prelato che, commosso e convito dall'amore delle due coppie, li aiuta a coronare il loro sogno d'amore. Crede che ci sia la possibilità di un'apertura da parte della chiesa in questo senso?

La frase di Papa Francesco «Chi sono io per giudicare i gay?» è la frase più bella che ho sentito nell'ultimo anno. Nella fase iniziale della sceneggiatura, ero stato molto critico nei confronti della chiesa. Poi, sottoponendola al mio amico Mario D'Imporzano (vignettista de Il Vernacoliere) ho deciso di attenuare i toni perché lui stesso mi ha avvertito che avrei ricevuto delle critiche pesanti e il film avrebbe avuto delle ripercussioni. La figura di Papa Francesco è stata per me una risposta davvero positiva e spero che la chiesa riesca ad abbattere il suo muro di pregiudizi. 

 

 

Nel film le due coppie gay nasconodono la propria sessualità vivendo in una dimensione quasi metafisica, dove è concesso solo sognare. Cosa voleva dimostrare con questo? Non le sembra che oggi ci sia la volontà di fare outing per vivere liberamente l'amore?

In una realtà provinciale come quella di Fucecchio, paesino toscano dove è ambientato il film, uscire e stare mano nella mano col proprio compagno è difficle perchè c'è sempre qualcuno che ti fa il verso, c'è sempre qualcuno che è infastidito e te lo fa pesare. Io ho molti amici gay, e quando esco con loro vengo deriso. E' colpa della stupidità umana e volevo descrivere proprio questa ipocrisia di fondo.

 

 

Come opera prima è molto impegnativa, trattando un tema così delicato, come mai questa scelta?

Avevo in progetto altri due film, più leggeri, ma da comico, fare questo film rappresentava una vera sfida. E' una tematica che mi sta molto a cuore e volevo uscire fuori dagli schemi. La stessa mamma che il mio personaggio incontra, è una trans conosciuta alla competizione Miss Trans 2011, nella quale facevo parte della giuria. Nel film, lei è una mamma amorevole, nonostante l'abbandono del proprio compagno. Anche lei è una figura simbolica: dov'è questa "diversità" di fronte all'amore verso il proprio figlio? Non c'è diversità, l'amore travolge e coinvolge chiunque e non va giudicato.

 

 

Come ha scelto il cast del film?

Quando stavo scrivendo la sceneggiatura, sapevo già con chi avrei lavorato. Tutti attori comici, tutti toscani, e ogni ruolo l'ho scritto pensando a loro. Se un giorno dovessi pubblicare la sceneggiatura, si potrà riscontrare che non ci sono battute o picchi di comicità: sapevo bene che il piglio autoironico sarebbe uscito fuori da solo e così è stato. Cristina l'ho incontrata sul set di "10 ragazze" e ho pensato che il suo viso bellissimo ma anche triste, sarebbe stato perfetto per interpretare una giovane donna innamorata che però non riceve il calore e la complicità del suo compagno stacanovista, che tenta di compesare la sua asssenza con i soldi, con la carta di credito che sventola ai quattro venti. Tant'è vero che poi alla fine lei lo tradisce.

 

 

Verso la fine del film anche Marco e Mara finisco a letto insieme. Come mai questo risvolto inaspettato proprio sul finale?

Avevo bisogno di due figli adottivi e uno biologico per far capire che anche nel rapporto filiale, al di là della sua natura, non si conoscono differenze. Se ami i tuoi figli li ami e basta. Faresti di tutto per loro.

 

 

La coppia eterosessuale interpretata da Cristina De Pin e Alessandro Paci, non sembra affatto essere felice. Rispetto alla coppia di Luigi e Marco e quella di Antonella e Mara, sembrano quasi estranei, avulsi alla complicità di due futuri sposi. Cosa voleva dire con questo confronto?

E' un'esagerazione ma quello che volevo dire è che l'importante è la sincerità di un sentimento tra due persone, non l'orientamento sessuale. La loro storia finisce tragicamente perchè Marina, il personaggio che interpreta Cristina, alla fine lo abbandona. Ma c'è un risvolto comico che ho voluto realizzare attraverso la figura di un uomo che ride di cuore, ad ogni telefonata che Marina fa al futuro marito Giovanni (Alessandro Paci), facendo intuire il tradimento e la futura rottura tra i due. Quel signore è una vera sagoma, un ex poliziotto in pensione amico di mia moglie, Franco Trentalance. Ha una risata davvero coinvolgente!

 

 

La colonna sonora realizzata dal gruppo Big One è molto particolare, quasi stridente rispetto alle scene del film. Perchè ha scelto proprio un gruppo rock?

In realtà, quando me li hanno presentati, non mi piacevano. Poi ho cominciato a scrivermi con Renzo D'Aprano, il cantante, che mi ha sottoposto i testi pensati per questo film e sono rimasto piacevolmente colpito. Anche la musica esce fuori dagli schemi, sembra anticipare la scena che segue, mescolandosi e allo stesso tempo contrastando l'ambiente circostante.

 

 

Quando uscirà il film?

Vorrei prima ringraziare il produttore Angelo Bassi che ha creduto in me e nel mio progetto. Nonostante alcuni intoppi ed incompresioni, ce l'abbiamo fatta. Il film uscirà nelle sale il 26 settembre. Ci siamo concentrati molto in Toscana (otto, nove schermi di copertura) e poi ci sono ventitre copie. E' una scommessa per un comico toscanaccio come me, speriamo che questo lavoro così artigianale e a volte "impreciso" venga comunque apprezzato.