Segunda piel – seconda pelle, di Gerardo Vera

Titolo originale: Segunda Piel
Regia: Gerardo Vera
Sceneggiatura: Angeles Gonzales Sinde da un'idea di Gerardo Vera
Fotografia: Julio Madurga
Suono: Antonio Rodriguez
Scenografia: Ana Alvargonzales
Costumi: Macarena Sot
Interpreti: Javier Bardem ( Diego), Jordi Mollà (Alberto), Adriana Gil (Elena), Cecilia Roth (Eva)
Produzione: Andrés Vincente Gomez per Lolafilms
Distribuzione: Key Films
Durata: 106'
Origine: Spagna, 1999

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10 ANNI SENZA PHILIP SEYMOUR HOFFMAN 2014/2024

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Essere quello che gli altri vogliono. Sfuggire alla quotidianità e rinchiudersi nella passione. Amare la persona sposata ed il proprio figlio ma desiderare altro. Ad un certo punto della sua vita, Alberto si rende conto che quello che ha non corrisponde a quello che vuole, ma ha paura ad ammetterlo per non scombussolare troppo la propria vita e deludere chi gli vuole bene. Che fine ha fatto l’Alberto che tutti volevano? Quello vero lo sta sostituendo e gli altri, molto probabilmente, non ne sarebbero contenti. Seconda pelle come seconda vita, una vita parallela e inconciliabile con la prima. Un triangolo con il vertice in Alberto e le basi in Elena e Diego, entrambi innamorati di lui. Sentimenti diversi legano Alberto ai due, ed è difficile scegliere, perché in gioco c’è tutta una vita vissuta compiacendo gli altri. L’amore per la moglie e per il figlio gli insinua il desiderio di non deluderli, ma rinunciare a Diego non è semplice, nonostante cerchi di convincersi che lui non sia quello che vuole. O forse è la vergogna nei confronti di Elena, che l’ha scoperto, a spingerlo a riconquistarla? Psicologie di chi si trova a scegliere e a decidere della propria vita. Alberto tra due fuochi, Elena che si allontana, Diego che non sa e non capisce. Niente di nuovo viene aggiunto a quello che già si è detto sull’amore, il tradimento, la passione, i motivi che legano vicendevolmente gli uomini. E, se non è solo l’originalità a fare un buon film, qui mancano anche altri elementi: gli attori, nonostante abbiamo dimostrato e loro doti in altri film – Javier Bardem e Cecilia Roth hanno recitato anche per Almodovar – non sapevano bene chi dovessero essere, colpevoli una regia assente, una sceneggiatura a volte inverosimile, un doppiaggio che non li ha di certo aiutati. Tuttavia, per fare un buon film a volte basta sapere esplorare i sentimenti umani, comuni o banali che siano, e qui, quella che poteva essere una buona storia nelle mani di Almodovar, è stata resa ridicola da certe mancanze, da certi eccessi, da certe inverosimiglianze. Non c’è niente di non detto, eppure nessuna frase rimane impressa ;nessuna bella immagine ci distrae dalla storia; niente di poetico evero traspare nelle conversazioni private o nei momenti d’intimità, e le scene di sesso, seppur poche e con un senso labile – mostrare i vari significati, quali passione, dimostrazione d’amore, bisogno di sicurezze, vendetta, di questo linguaggio esclusivamente corporeo – risultano esclusivamente gratuite, un eccesso del voler mostrare.

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