SERIE TV – Peaky Blinders, di Steven Knight

Peaky BlindersAnche l’Inghilterra ha il suo boardwalk empire. Non ci sono, infatti, troppe differenze tra la Birmingham del 1919 e l’Atlantic City di Nucky Thompson, la Chicago di Al Capone o la New York di Lucky Luciano. Tutte queste città, luride e sporche ma a un passo dal nuovo millennio, sono popolate da generazioni di giovani fantasmi, uomini che, dopo aver vissuto sulla propria pelle l’orrore della prima guerra mondiale, sono tornati in una società per loro incomprensibile, dove la scelta è tra continuare a vivere i propri incubi o cercare di cambiare il mondo. E’ su questo confine che si muovono Thomas Shelby (Cillian Murphy) e Freddie Thorne (Iddo Goldberg), due dei protagonisti della nostra storia, il primo dedito a qualsiasi attività criminale il secondo impegnato in lotte sindacali e scioperi ad oltranza. Peaky Blinders, la nuova serie tv prodotta dalla Bbc, si concentra proprio sulla vita di questi due anti-eroi, due figure tragiche cosi simili nella loro guerra privata all’Impero Britannico, cosi diverse per i mezzi con i quali combatterla (uno il crimine, l’altro la politica). Entrambi, però, identici nell’essere ormai uomini moderni in un piccolo mondo antico.

Incentrata sulla vera storia della leggendaria gang (chiamata peaky blinders per l’usanza di nascondere lamette nella visiera del berretto) che imperversò nel West Midlands, lo script scritto dall’ottimo Steven Knight (sceneggiatore de La promessa dell’assassino e regista di Locke) guarda chiaramente ai tanti crime in costume che tanta attenzione hanno avuto sulla tv americana, ispirandosi non solo al già citato lavoro di Terrence Winter ma anche allo sfortunato Copper di Tom Fontana, tutti lavori di spirito scorsesiano. La Bbc ha cosi confezionato un puro noir vintage dove l’accuratezza dei dettagli, l’oscena e perfetta Birmingham dove criminali, comunisti e finiani dell’IRA, tramano nell’ombra contro la stabilità di Sua Maestà, si sposa con una furba anima pop, ben simboleggiata da una soundtrack hipster che spazia da Nick Cave fino ai White Stripes, passando per Tom Waits.

La forza della serie, però, risiede nel suo reparto attoriale. Circondato da tanti ottimi caratteristi (due nomi per tutti: il ritrovato Sam Neil spietato capo della polizia e la cinica Helen McCoy, machiavellica Aunt Pol) il corpo del gelido Cillian Murphy, leader carismatico della criminosa famiglia Shelby, esplode in tutto la sua forza. Lucido e implacabile nella sua battaglia contro Dio (stai portando l’inferno sulla terra, gli dirà preoccupato un suo scagnozzo) e nella sua consapevole autodistruzione, l’attore irlandese sembra quasi portare sul piccolo schermo il negativo del Damien O’Donovan de Il vento che accarezza l’erba di Ken Loach, un uomo disposto all’annichilimento per seguire la propria causa. Un attore che, nonostante la psicomagia di Claudia Llosa in Aloft, dimostra sempre la necessità della ricerca di una nuova dimensione recitativa.