SOUNDTRACKS: Tutti vogliono qualcosa, di Richard Linklater

Texas, 28 agosto 1980. Su una Oldsmobile 442 laccata d’azzurro Jake Bradford (Blake Jenner) guida verso il suo futuro accompagnato da una scatola di vinili, un giradischi e dalla batteria dei The Knack che risuona in autostrada attraverso le note di My Sharona. La destinazione è la Southeast Texas Cherokee University dove, a tre giorni dall’inizio delle lezioni, il giovane pitcher si trasferisce ne “La casa del baseball”, tra la 6ª e Avenue Age, riservata a matricole e veterani navigati riuniti sotto lo stesso tetto per fare “squadra” in vista degli allenamenti e del campionato universitario primaverile. A settantadue ore dall’inizio dei vari corsi, Jake, Roper (Ryan Guzman), McReynolds (Tyler Hoechlin), Finnegan (Glen Powell) e gli altri coinquilini si godono le ultime ore di “libertà”, tra feste, sesso occasionale, bevute corali, allenamenti competitivi e ragazze speciali, prima del metaforico suono della campanella che ufficializzi la fine dell’estate e dell’inconsapevole leggerezza della loro generazione, prima di Regan e il pericolo dell’Orso, simbolo dell’Unione Sovietica, e dell’AIDS.

Presentato in anteprima al South by Southwest Film Festival, Tutti vogliono qualcosa, prosegue l’analisi/ossessione del regista per il tempo, frammentato, dilatato, Tutti vogliono qualcosasospeso, fluido – qui con tanto di countdown che segna l’avvicinarsi inesorabile del nuovo anno accademico – che dagli esordi dietro la macchina da presa l’ha accompagnato, con risultati più o meno evidenti (basti pensare alla trilogia sull’amore di Jesse e Celine in Before Sunrise/Sunset/Midnight), in tutta la sua cinematografia. Ecco allora che Tutti vogliono qualcosa si attesta come perfetto anello di congiunzione tra La vita è un sogno (Dazed and Confused), pellicola del 1993 incentrata sull’ultimo giorno di liceo di un gruppo di studenti nella Austin del 1976, e Boyhood, film/viaggio nella vita di Mason (Ellar Coltraine), seguito nella sua crescita dai sei ai diciannove anni, fino a quando il ragazzo entra al college, simbolo della fine di un’era e l’inizio di un nuovo percorso umano. La bolla temporale nella quale vivono Jake e gli altri aspiranti giocatori di baseball professionisti è testimoniata da Linklater in una sorta di flusso di coscienza visivo, privo di climax o espedienti narrativi “classici”.

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La punteggiatura del film è caratterizzata dalla sua ricca e sfaccettata colonna Tutti vogliono qualcosasonora scelta personalmente dal regista texano. Se in La vita è un sogno si avvicendavano brani di Bob Dylan (Hurricane), The Runaways (Cherry Bomb), Aerosmith (Sweet Emotion) e in Boyhood quelli di Cat Power (Could We), Coldplay (Yellow), The Flaming Lips (Do You Realize??) o The Black Keys (She’s Long Gone), in Tutti vogliono qualcosa, il cui titolo originale, Everybody Wants Some!!, è una citazione all’omonimo brano dei Van Halen, la diversità tra i vari generi è ancora più marcata proprio in virtù della multiforme ed eclettica scena musicale nella quale il film è ambientato. Da quell’iniziale My Sharona, scelta anche da Ben Stiller per una delle sequenze più celebri di Giovani, carini e disoccupati, suo debutto alla regia datato 1994, Richard Linklater sfrutta la colonna sonora come metafora delle infinite possibilità che sembrano avere davanti a loro Jake, Finnegan, Roper e gli altri protagonisti. Metal, punk, r’n’b, new wave, disco, rock, country e hip hop. Da Blondie con  Heart of Glass alla Sugar Hill Gang con Rapper’s Delight, da Frank Zappa con Sleep Dirt a Jermaine Jackson con Let’s Get Serious, passando per Donna Summer (Bad Girls), Van Halen (Ain’t Talkin’ ‘Bout Love) e Patti Smith (Because the Night) fino ai Pink Floyd con Fearless. “You say the hill’s too steep to climb. Climb it. You say you’d like to see me try. Climbing. You pick the place and I’ll choose the time, and I’ll climb that hill in my own way”. Perché le frontiere sono deve le metti e questo è ciò che ha scoperto Jake nei tre giorni precedenti l’inizio della sua vita da matricola universitaria nei quali ha imparato a diventare se stesso, prima di addormentarsi sorridendo.

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Track listing:

“My Sharona” — The Knack

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“Gold”— John Stewart ft. Stevie Nicks
“Driver’s Seat” — Sniff ‘n’ The Tears
“Rapper’s Delight” — Sugar Hill Gang
“I Want You to Want Me (Live)” — Cheap Trick
“I’m Bad (I’m Nationwide)” — ZZ Top
“Take Your Time, Do It Right” — SOS Band
“Let’s Get Serious” — Jermaine Jackson
“Shake Your Groove Thing” — Peaches & Herb
“Give Up The Funk (Tear The Roof Off The Sucker)” — Parliament
“Driving Me Backwards” — Brian Eno
“Lookin’ For Love” — Johnny Lee
“Miss Broadway” — Belle Epoque
“All Night Long” — Joe Walsh
“Sleep Dirt” — Frank Zappa
“Heart Of Glass” — Blondie
“Urgent” — Foreigner
“Romeo’s Tune” — Steve Forbert
“Ladies Night” — Kool & The Gang
“Bad Girls” — Donna Summer
“Good Times” — Chic
“Drivin’ My Life Away” — Eddie Rabbitt
“Cotton-Eyed Joe” — Beau Smith
“Every 1’s A Winner” — Hot Chocolate
“Fearless” — Pink Floyd
“Another One Bites The Dust” — Queen
“Alternative Ulster” — Stiff Little Fingers
“Frat Cars” — Riverboat Gamblers
“Gilligan’s Island” — Riverboat Gamblers
“Heartbreaker” — Pat Benatar
“Everybody Wants Some!” — Van Halen
“Ain’t Talkin’ ‘Bout Love” — Van Halen
“Treat Me Right” — Pat Benatar
“Because the Night” — Patti Smith Group
“Whip It” — Devo
“Rough Boys” — Pete Townshend
“Maybe I’m a Fool” — Eddie Money
“Cars” — Gary Numan
“Pop Muzik” — M
“Minimum Wage” — The BusBoys
“Third Uncle” — Brian Eno
“No Judy” — Standing Waves
“Hand In Hand” — Dire Straits
“Good Times Roll” — The Cars
“Cherokee ChaChow” — The TWITA Boys

 

 

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