SPECIALE IL NOSTRO NATALE – La storia infinita, di Wolfgang Petersen

Il nostro speciale passa per uno dei film natalizi più ricorrenti, prodotto in Germania nel 1984 e inscindibile dalla celebre colonna sonora di Giorgio Moroder e Klaus Doldinger

Ogni anno e per anni capitava che qualcuno, in famiglia, riemergendo dal torpore che immancabile segue pranzi e cene natalizi, come ridestato da una sorta di imperativo più catartico che categorico domandasse: “mettiamo la cassetta de La storia infinita?”. E, puntualmente, finivamo “accumulati” sul divano, di fronte a quello che all’epoca era un VHS inciso dalla TV, coi titoli di coda mozzati e i residui di pubblicità sfuggiti al “mettistopepigiarec”.

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Prodotto in Germania nel 1984, La storia infinita (Die unendliche Geschichte), film di Wolfgang Petersen inscindibile dalla celebre colonna sonora di Giorgio Moroder e Klaus Doldinger, non è soltanto la storia di Bastian, protagonista inconsapevole, insieme al giovane cacciatore Atreyu, della missione di salvare l’Imperatrice bambina di Fantasia arrestando l’avanzata del Nulla che ne divora l’Impero, ma è la storia della natura umana metaforicamente immortalata nel suo confronto quotidiano con se stessa. Tutto torna: Atreyu inizia il suo viaggio disarmato, ignorandone percorsi ed approdo e scontrandosi, metro dopo metro, con la fragilità dell’uomo nei suoi multiformi aspetti. È uno sguardo sensibile e discreto quello di Petersen, capace di affrontare il tema delicatissimo della depressione mentre ci fa attraversare le Paludi della Tristezza, penetrando la natura umana fino a metterla al cospetto della propria identità, denudata e scevra da paure e maschere, dinanzi alla Porta dello Specchio Magico. Ma l’uomo non è tale solo per se stesso, è uomo in mezzo agli uomini.

la storia infinitaNell’incontro di Atreyu con Morla, l’essere millenario, Petersen inquadra lo scontro generazionale: c’è l’incoscienza temeraria dei giovani da un lato e la saggezza degli adulti dall’altro; livelli anche figurativamente diversi (Atreyu deve arrampicarsi su un albero per parlare con Morla) nel descrivere i quali il regista non risparmia una critica (forse un monito?) a chi, arroccato su una tracotante convinzione di compiutezza non ascolta, non comprende quindi rifiuta di guidare chi è appena all’inizio del proprio cammino. L’affermazione di Morla “non ci interessa nemmeno se ci interessa” ribadisce ed esaspera quel gap che è già nell’incipit del film, con Bastian ammonito dal padre a smettere di fantasticare (perché?) per affrontare la realtà (quale?). Una realtà rassegnata ove, per lo più, si è rinunciato a sperare e a sognare per incedere meccanicamente piuttosto che avanzare, con indosso un senso d’impotenza; “si direbbero delle mani grandi e forti, non ti sembra?” chiede retoricamente (ripetendolo quasi fosse un mantra) ad Atreyu il Mordiroccia, a cui non resta, così crede, di attendere di essere travolto dal Nulla al quale si è arreso. E così Fantasia muore. È cruciale in questo senso il dialogo tra Atreyu e Gmork:

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Atreyu: “Perché Fantasia muore?
Gmork: “Perché la gente ha rinunciato a sperare e dimentica i propri sogni, così il Nulla dilaga”.
Atreyu: “Ma cos’è il Nulla?”
Gmork: “E’ il vuoto che ci circonda, è la disperazione che distrugge il mondo e io ho fatto in modo di aiutarlo.”
Atreyu: “Ma perché?”
Gmork: “Perché è più facile dominare chi non crede in niente e questo è il modo più sicuro per conquistare il potere”.
Chapeau. Petersen chiude in una frase secoli di riflessioni su potere e masse, rilanciando magistralmente un dibattito che fa de La Storia Infinita una pellicola disarmante nel suo essere così profondamente attuale.
E Gmork, “servo del potere che si nasconde dietro al nulla”, rappresenta tutto ciò che omologa e aliena, mutando solo pelle nella “storia infinita” dei corsi e ricorsi storici e negli infiniti punti di rottura che Bastian incarna. Ma la storia infinita dell’uomo che vede raccontato se stesso non è solo quella del suo contenuto, è anche quella del suo contenitore, è l’esperienza filmica, ripetuta e ripetibile, appunto, all’infinito (“mentre Bastian vive la storia di Atreyu, noi viviamo la storia di Bastian” spiega l’Imperatrice bambina ad Atreyu).

Titolo originale: Die Unendliche Geschichte
Regia: Wolfgang Petersen
Interpreti: Noah Hathaway, Barret Oliver, Tami Stronach, Tilo Prückner
Durata: 101′
Origine: RFT, 1984
Genere: fantasy

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.8

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4 (4 voti)
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