#TFF37 – Carlo Verdone è il “Guest Director” del Torino Film Festival

Il Torino Film Festival s’avvicina a grandi passi al programma ufficiale preparandosi nel migliore dei modi con l’annuncio del Guest Director dell’edizione 2019. Introdotta già nel primo anno di direzione da Emanuela Martini, dietro suggerimento di Alberto Barbera, questa figura atipica ha il compito di guidare con estrema libertà una sezione indipendente del Festival, portando in rassegna film della storia del cinema a cui è particolarmente legato. Se l’anno scorso Pupi Avati aveva presentato una personalissima cinquina dedicata al jazz, quest’anno il regista e sceneggiatore romano, oggetto di un interessante numero monografico della rivista Inland, rilancia facendo leva sul proprio gusto eclettico di spettatore curioso e imprevedibile.
“Accolgo con vero piacere l’invito di Emanuela Martini ad essere Guest Director per qualche giorno al Festival di Torino”, dichiara Carlo Verdone, “e ho scelto di presentare cinque film estremamente diversi fra loro, che resteranno per sempre nella mia memoria di spettatore”. Cinque grandi emozioni, la sezione da lui curata è composta dai film: Ordet di Carl Theodor Dreyer, Buon compleanno Mr. Grape di Lasse Hallström, Divorzio all’italiana di Pietro Germi, Oltre il giardino di Hal Ashby, Viale del tramonto di Billy Wilder. Come dice la direttrice Emanuela Martini: “La sua selezione per il Torino Film Festival dimostra questa apertura a 360 gradi, questa disponibilità all’emozione che emana dallo schermo. Immagino che avrebbe potuto sceglierne altri cento diversi e che le rinunce siano state faticose; ma apprezzo molto le cinque ‘perle’ che ci propone“. Ed è proprio lo stesso Verdone a rivendicare il personalismo pop di questa selezione che sarà sicuramente apprezzata da un pubblico cinefilo come quello del Torino Film Festival attraverso, ad esempio, il racconto del perché insospettabile della presentazione di Buon Compleanno Mr. Grape:”Quando dirigevo la programmazione del cinema Roma, una sala di 200 posti a Trastevere, cercavo di dare una fisionomia di qualità al cinema. Frugando nella cantina della Cecchi Gori Group trovai questo film il cui titolo originario era What’s Eating Gilbert Grape. Lo vidi, me ne innamorai per l’immensa poesia, mi inventai questo titolo. Film di grande atmosfera, ci mostrava un Leonardo DiCaprio giovanissimo alle prime armi. Mi sembrò un attore strepitoso, insieme all’ottimo Johnny Depp. Il film ebbe un gran successo e fui orgoglioso di averlo tolto dal dimenticatoio trovandogli un titolo originale per l’Italia“.