TORINO FILM FESTIVAL 26 – "Lemon Tree", di Eran Riklis (Fuori concorso)

Senza tentare di spiegare o di prendere posizione Eran Riklis, regista de La sposa siriana, rimane a guardare il pulsare incerto e appassionato di due donne, Salma e Mira, e disegna con un disincanto malinconico e allo stesso tempo capace di leggerezza, il loro disorientato ma fiero avanzare nella realtà che le circonda, in Cisgiordania. Lemon Tree racconta la vita, racconta la sofferenza e la paura, e il conflitto tra Israele e Palestina si respira attraverso l’impercettibile scorrere dei dolori, dei sogni e delle emozioni che scuotono e animano i suoi personaggi

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Lemon TreeE’ tracciando l’immagine di una barriera impossibile da abbattere – il muro che divide Israeliani e Palestinesi e che non circoscrive lo spazio rendendolo sicuro, impenetrabile e finalmente liberato dalla paura, ma diventa l’espressione di una prigione ancora più spaventosa perché non tanto e non solo fisica quanto soprattutto mentale – che Eran Riklis insegue la fiera capacità di resistere e il coraggioso e, allo stesso tempo, delicato incedere di una vedova palestinese che vive in Cisgiordania, Salma Zidane (la magnifica Amal de La sposa siriana, Hiam Abbass), che lotta testardamente per affermare la sua presenza e per reclamare la sua volontà di esistere senza dover frustrare le proprie passioni e rinunciare ai propri desideri. Salma si oppone all’insensatezza e alla chiusura della realtà in cui vive e rifiuta il ruolo che la sua comunità le impone di indossare, quello della vedova sola e devota alla memoria del marito morto dieci anni prima. Come anche rifiuta di cancellare la sua memoria, di dimenticare la sua appartenenza e di accettare che gli alberi di limoni ereditati dal padre, un possibile nascondiglio per terroristi, vengano tagliati in modo da garantire l’incolumità dei suoi nuovi vicini di casa, il ministro della difesa israeliano e sua moglie Mira (Rona Lipaz-Michael), immobilizzata in una soffocante solitudine e divisa tra il ruolo istituzionale che è costretta a ricoprire e la solidarietà verso quella donna, Salma, che tenta così ostinatamente di difendere i suoi limoni e alla quale non riesce ad avvicinarsi mentre, in attesa di trovare il coraggio di cercare un contatto, la osserva dal suo giardino. Senza tentare di spiegare o di prendere posizione Eran Riklis rimane a guardare il pulsare incerto e appassionato di queste due donne, di Salma e di Mira, e disegna con un disincanto malinconico e allo stesso tempo capace di leggerezza il loro disorientato ma fiero avanzare nella realtà che le circonda, tracciando un percorso intessuto di inaspettate fermate e dove il miraggio di una possibile fuga in avanti è una falsa speranza, alla quale è necessario aggrapparsi per continuare a percepire la propria esistenza. E, nella complessità di una situazione, il conflitto tra Israele e Palestina, che, con amara disillusione, si respira attraverso l’impercettibile scorrere dei dolori, dei sogni e delle emozioni che scuotono e animano i suoi personaggi, Lemon Tree racconta la vita, racconta l’illuminarsi improvviso del volto di Salma, timidamente scaldato dalla coscienza di sentirsi desiderata dopo l’incontro con il giovane avvocato che si occupa del suo caso e la accompagna nella sua battaglia, racconta il dolore e la paura che attraversano il suo corpo nell’ascoltare il rumore morente dei limoni che cadono oltre quella recinzione che ancora una volta sancisce la sua separazione e che le impedisce di abbracciare, di curare la sua terra e i suoi alberi.

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