Torino Film Festival – Ugo Nespolo: "Più realismo e meno interpretazioni"

Ugo NespoloNon mi pare si sia alla lotta solo per banali questioni interpretative tipo quelle che contrapposero Martin Heidegger alle velenose critiche della Scuola di Francoforte e neppure, vien da dire, tra ermeneutica e nuovo realismo quello che pretende più fatti e meno interpretazioni per poter correttamente leggere e comprendere le gergali, provinciali, viscerali false diatribe intorno ai fatti ed ai destini del Museo Nazionale del Cinema di Torino e del suo Torino Film Festival.

 

 

Scartando subito personali opinioni, para ideologie, dietrologie varie, posso con sicurezza dire che Gabriele Salvatores non ha voluto e potuto essere designato (con rammarico di tutti s’intende) alla direzione del TFF, da un lato per la nostra reale impossibilità di licenziare e sostituire la squadra che a quel festival ha da anni lavorato con crescente e visibile successo, e poi per la recente felice conclusione degli accordi che Salvatores ha raggiunto per la realizzazione di due nuovi film da girare a breve in Irlanda e India.

 

Solo chi lo vuole può pensare che questa per il regista sia solo un’astuta scappatoia ad un problema resosi insolubile. Si sente parlare di fallimento di conclusione catastrofica inopportuna e scandalosa. La verità è che qui nulla è accaduto davvero e soprattutto non c’è stato un finale tragico e irreparabile. Con Gabriele Salvatores cordialità, abbracci, a presto a Torino per il suo nuovo film e grazie davvero, di cuore.

 

Così in scomode sedie da caffè o nelle più confortevoli chaise longues della Mole chi ha davvero a cuore i destini di un sistema cinema unico, pulsante e vitale ha cominciato a ragionare sul futuro immediato del Festival. Lo si fa ora poiché sarebbe stato (come è stato) inopportuno travalicare i limiti dei puri sondaggi senza mettere in atto uno sgarbo feroce per chi stava all’epoca lavorando e in modo egregio.

 

TFFÈ proprio a questo punto che si dà sfogo al fluire dei consueti provinciali veleni propinati con l’idea di distillare interpretazioni veritiere, contrapporre capziosamente forze politiche, pretender credito e ragione senza curarsi di stare mettendo in atto (promuovere e partecipare?) alla demolizione di una costruzione solida, collaudata ed invidiata. La logica, persino l’intelligenza avrebbero suggerito di restare uniti (sia pure con i propri punti di vista) in un’epoca in cui il tema principe non pare certo quello di sapere chi dirigerà il TFF piuttosto quello di assicurarsi che il Festival (i Festival!) avranno la forza economica di sopravvivere.

 

A parlare fuori dai denti poi la scelta di avere un direttore del Museo che è anche l’uomo della Biennale non ci turba né spaventa. Più di uno la considera quasi un’opportunità, persino un vanto. Di certo nessuno da noi vorrebbe privarsi di questo vantaggio. Ridicolo e capzioso dipingere Alberto Barbera un subdolo individuo che lotta (chissà perché) contro Torino a favore di Venezia. Facile capire invece che il presunto conflitto d’interessi piace tanto a chi argomenta forse proprie debolezze e frustrazioni e le coagula in una sorta di conclamato malanimo.

 

Quasi peggio è poi svilire, screditare all’insulto il nome di possibili personaggi indicati come ipotesi alla guida del TFF. Nessuno crede davvero che nulla possa valere un Oscar. Pratiche basse dal retrogusto amaro, sapore di resa dei conti, V for Vendetta. Roba da dimenticare.

 

In ogni caso sia chiaro che la solida struttura della Fondazione Museo Nazionale del Cinema fatta di Soci Fondatori e il concorde Comitato di Gestione saranno, come da Statuto, sovrani nelle scelte e che il Presidente ha l’incarico di indicare il nuovo direttore del TFF e che questo farà in tempi brevi assumendosene l’onere pur di mettere presto a tacere supposizioni, pettegolezzi, previsioni non autorizzate.

Conta il valore del Museo Nazionale del Cinema, una delle maggiori istituzioni internazionali, capace di portare a Torino più di seicentomila visitatori, conta un Festival che quest’anno ha avuto un incremento del sedici percento. Questo mi pare sia doveroso guardare, potenziare e persino amare. Il resto sono soltanto inutili chiacchere nell’ombra, il desiderio malsano di farsi del male. 

 

Ugo Nespolo

Presidente Museo Nazionale del Cinema