TS+FF 2016 – Incontro con Dario Argento, da Zombi alla serie di Suspiria via Sandman

Presentata in anteprima mondiale alla 73a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Venezia Classici, sbarca a Trieste la versione restaurata e rimasterizzata in 4K di Zombi – Dawn of the Dead (European Cut) di George A. Romero (1978). Ad accompagnarla, un ospite di eccezione: il “maestro del brivido” Dario Argento, storico amico del regista americano. Fu proprio il regista romano, infatti, che a suo tempo ne montò e produsse la versione per il mercato europeo, musicata dagli inseparabili Goblin di Claudio Simonetti. Il restauro della pellicola è stato realizzato da Koch Media in collaborazione con Norton Trust e Antonello Cuomo ed è già disponibile in Blu-ray 4K, Blu-ray e DVD per l’etichetta Midnight Factory, all’interno di un cofanetto con contenuti extra che includerà anche le altre due versioni del film (la Extended e la Theatrical), anch’esse in alta definizione.

Il film è una potente metafora che affonda le sue radici nel clima psicologico e sociale successivo ad una delle fasi più buie e controverse della storia americana, dopo l’escalation di sangue e morte della Guerra del Vietnam. Uno spietato attacco, inoltre, alla società consumistica occidentale: “In una società consumistica – dichiarò a suo tempo George A. Romero – noi finiamo per comportarci in maniera simile ai morti viventi del film, agiamo come se fossimo eterodiretti all’acquisto di cose e merci, senza controllo”.

A Venezia ho presentato il film insieme a Nicolas Winding Refn, fautore del progetto e supervisore del restauro in alta definizione in 4K, oltre che grande fan della pellicola (ne ha curato personalmente anche l’artwork)”, spiega Argento. “Sono particolarmente contento che Zombi venga riproposto dopo tanti anni. La Titanus, il distributore dell’epoca, non era molto convinta, considerava il film troppo dinamico e movimentato, con una musica troppo estrema. Non avevo buone sensazioni, ero piuttosto spaventato. Scelsi di presentarlo a Torino per il forte legame che ho sempre avuto con la città piemontese. Alla fine fu un grandissimo successo di pubblico e fu proiettato in tantissime sale italiane”.

zombiIl film segnò l’inizio dell’amicizia e della fruttuosa collaborazione tra Romero e Argento. L’incontro fra i due registi avvenne nel 1976 negli Stati Uniti e fu in quell’occasione che vennero poste le basi per una coproduzione italo-americana del sequel del celeberrimo Night of the Living Dead, diretto dallo stesso Romero nel 1968. Romero avrebbe ricordato: “Se non fosse stato per Dario ed il suo intervento nella produzione di Zombi, questo film non sarebbe mai nato. In un certo senso, ha ridato vita alla mia carriera: prima, i miei film non avevano mai avuto una distribuzione decente, invece grazie all’opera di Dario questo film ha avuto successo e ciò ovviamente mi ha aiutato per i film successivi“. I due si sarebbero rivisti molto spesso e avrebbero ipotizzato un nuovo progetto, il terzo capitolo della trilogia sugli zombi intitolato Day of the dead. Ma l’idea sarebbe stata portata a termine autonomamente, nel 1985, da Romero con capitali americani. Al 1990 risale la collaborazione nel dirigere i due episodi del film Due occhi diabolici, ispirato ai racconti di Edgar Allan Poe.

Il regista romano ripercorre le vicende legate alla versione europea del capolavoro di Romero: “George mi mandò ore e ore di montaggio e mi chiese di dargli un’occhiata e di fargli sapere il mio parere. In realtà, trovai tutto questo materiale piuttosto slegato, un work in progress da ridefinire e con una musica non proprio corrispondente al mio modo di intendere un film horror. Proseguimmo con le nostre versioni differenti. Inizialmente, George fu piuttosto irritato: la mia versione era più corta e aveva una componente musicale molto più forte e decisiva (il progressive rock dei Goblin). Non era affatto convinto. Poi, nel corso del tempo, ha cominciato ad apprezzarla ed amarla”, al punto – ricordiamolo – da accettare che venisse distribuita anche negli Stati Uniti. “In Europa – prosegue Argento – la censura era molto più presente e forte rispetto agli USA. Lui era più libero, io non potevo agire senza il visto della censura. All’epoca, in Francia, c’era un governo di destra che praticava una censura estremamente feroce, pensavano si trattasse di un film sovversivo. Con l’avvento di François Mitterrand, all’inizio degli anni Ottanta, le cose fortunatamente cambiarono”.

suspiriaIl regista ci racconta poi l’uscita delle versioni restaurate di due suoi capolavori degli anni Settanta: Quattro mosche di velluto grigio (1971, ricorre il 45° anniversario) e Suspiria (1977, ricorre il 40° anniversario): “Quattro mosche di velluto grigio ha rappresentato un momento di svolta nel mio modo di fare cinema. Si tratta di un film molto personale, direi autobiografico. Ho studiato giorno e notte il soggetto ed il modo di rappresentarlo e si può dire che la realizzazione l’abbia vissuta – e sofferta – sulla mia pelle. Ma solo in un secondo momento mi sono reso conto di quanto il film parlasse della mia vita. Il subconscio spesso ti suggerisce delle cose che la ragione non subito coglie”. Alan Jones – critico cinematografico e autore di numerosi volumi dedicati al regista – parlando a Venezia, ha ricordato che lo stesso regista non hai mai amato particolarmente questo film: “In effetti è un film troppo americano, strizza troppo l’occhio a quella cultura cinematografica e questo aspetto mi piace poco. A risultato ultimato, ricordo che rimasi piuttosto deluso. Ma negli anni l’ho rivalutato, forse avevo espresso delle perplessità eccessive ed alcune sequenze oggi le apprezzo sicuramente di più”.

La versione restaurata e rimasterizzata in 4K di Suspiria è stata curata dal laboratorio tedesco TLE Films Film Restoration & Preservation Service ed è stata presentata all’ultima edizione del Festival di Cannes, come anche al Festival Lumiére di Lione e al Festival di Locarno. I 35 mm, danneggiati in varie parti da lacerazioni, graffi e macchie, sono stati attentamente corretti in digitale. Tra le curiosità dell’operazione, anche la creazione del font Suspiria da parte della società LVR Digital di Roma, che ha curato il rifacimento dei titoli. Il regista ricorda il grande lavoro “artigianale” condotto per realizzare il film: “Il tipo di pellicola impiegata – una Kodak da 30-40 ASA a bassissima sensibilità – richiedeva moltissima luce per essere impressa, ma aumentava nettamente la profondità di campo delle immagini. Riuscimmo a trovare l’ultima macchina di sviluppo ancora in funzione agli stabilimenti Technicolor di Roma”. Suspiria è stata una delle ultime pellicole ad utilizzare queste tecniche ai fini della fotografia e del formato Technicolor. Interpellato sul remake al quale sta lavorando il regista palermitano Luca Guadagnino – la cui uscita è prevista nel 2017 – Argento spiega: “In realtà ne so davvero poco. Guadagnino mi ha contattato e mi ha chiesto di assistere ad alcune riprese. Penso che andrò, sono piuttosto curioso di vedere di cosa si tratta. Sarò un testimone muto. Tuttavia, non la ritengo un’operazione molto utile ed interessante, ma sostanzialmente un’operazione commerciale, di marketing”.

zombi-2Ampio spazio viene lasciato ai progetti in cantiere: “Sto curando la supervisione artistica di una serie televisiva italo-americana dedicata proprio a Suspiria e tratta dal libro Suspiria de Profundis (1845) dello scrittore, saggista e giornalista inglese Thomas De Quincey. La storia è ambientata nella Londra del 1840 e protagonista sarà proprio l’autore del libro. La serie offre una visione molto artistica di quegli anni, con le varie correnti pittoriche che animavano l’Inghilterra ottocentesca, a cominciare dai Preraffaelliti. Sarà una sorta di affresco storico. Mi sono ispirato molto anche alla cabala ebraica, di cui del resto De Quincey era un grande conoscitore ed appassionato. Lo stiamo girando con la Cattleya per la parte italiana e con la Atlantique Productions per la parte americana. Ho fatto un piano a lunga scadenza, uno sceneggiatore sta scrivendo gli episodi. Io ne dovrei girare almeno due. Sono previsti dodici episodi per due stagioni. Si tratta di un progetto molto lungo e laborioso. Mi porta via tanto tempo e mi impedisce di dedicarmi alla regia delle opere liriche, un’occupazione che amo molto”. Nella serie vedremo Thomas De Quincey tentare di risolvere spaventosi enigmi – un po’ nello stile di Sherlock Holmes – ed indagare sulle ragioni più profonde del male. D’altra parte, il regista romano ha spesso dichiarato di sentirsi sempre più conquistato dal mondo della televisione, sia per l’elevatissimo standard qualitativo delle serie ideate e prodotte per il piccolo schermo, sia perché in televisione la censura è molto più labile.

Quanto alla realizzazione del film The Sandman (tratto dalla novella Der Sandmann, del 1816, dello scrittore, compositore e pittore tedesco Ernst Theodor Amadeus Hoffmann) va detto che sto incontrando non pochi problemi in fase di produzione. Il fatto è che vi sono coinvolti molti produttori di varie nazionalità, ci sono produttori canadesi, tedeschi, francesi, del Qatar. In questi casi è sempre complicato trovare dei compromessi, ci sono esigenze diverse sulla scelta delle location e sui costi di produzione. Nella migliore delle ipotesi, il progetto sarà pronto tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo 2017. Nella preparazione degli episodi sto collaborando con lo sceneggiatore americano David Tully. L’operazione di crowdfunding per finanziare il progetto sta procedendo”.

E ancora: “Ho intenzione di mettere in scena Giro di vite di Benjamin Britten (l’opera lirica in un prologo e due atti musicata dal compositore e direttore d’orchestra britannico, rappresentata per la prima volta nel 1954 e tratta dal celebre racconto omonimo di Henry James). Spero di farcela entro il mese di novembre del prossimo anno. L’opera esordirà al Teatro Carlo Felice di Genova. Mi è stato commissionato anche un Otello, ma non credo che avrò il tempo per realizzarlo, mi sto occupando di altre cose, per giunta molto diverse tra loro”.

Si chiude con un breve accenno al cinema di genere italiano contemporaneo: “La definizione di cinema di genere è troppo vasta e complessa. Non capisco mai di cosa si voglia davvero parlare, preferisco quella di cinema del grottesco e del fantastico. Oggi sta tornando di moda anche in Italia e sta riscuotendo un buon successo. Lo chiamavano Jeeg Robot, ad esempio, mi è piaciuto, l’ho trovata un’idea brillante ed interessante. Gabriele Mainetti si è rivelato un regista molto capace ed intelligente. Un apprezzamento che sa tanto di investitura.