Un anno difficile: incontro con Olivier Nakache ed Éric Toledano

A Roma è stato presentato il film dei due registi francesi nel quale hanno manifestato la propria passione per la commedia all’italiana. In sala da giovedì 30.

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Pio Marmaï, Jonathan Cohen e Noémie Merlant sono i protagonisti di Un anno difficile, presentato fuori concorso al 41° Torino Film Festival e in sala dal 30 novembre con I Wonder Pictures. Abbiamo incontrato i registi Éric Toledano e Olivier Nakache al Cinema Barberini di Roma.

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Da dove nasce l’idea per realizzare il film?

Éric Toledano: «L’idea nasce da un cambiamento: avevamo bisogno di lunga pausa dal cinema, per questo motivo abbiamo deciso di dedicare le nostre energie alla televisione. Dopo circa quattro anni, abbiamo sentito nuovamente il bisogno di tornare a fare un film».

Olivier Nakache: «Dopo aver esplorato per qualche anno, sul campo, la psiche dei francesi, abbiamo sentito il bisogno di tornare all’azione e raccontare la società moderna: nel film chi vediamo? Due fazioni che si scontrano. Chi da un lato si batte contro il cambiamento climatico e il consumismo sfrenato scegliendo di liberarsi del superfluo e chi, invece, finisce per indebitarsi fino al collo spinto da un desiderio compulsivo a possedere sempre di più senza pensare alle conseguenze personali e collettive delle proprie azioni. Una foto molto realistica della società odierna. Ci siamo interessanti a questo aspetto e abbiamo preso ispirazione dalla grande Commedia all’italiana».

 

Gli attivisti che vediamo alle spalle dei protagonisti, rispecchiano la realtà o sono delle caricature? Rispecchiano la situazione che si vive in Francia?

Éric Toledano: «Tutte le comparse, infatti, sono veri eco-attivisti che prendono parte a queste azioni: non sono azioni estreme, ma sono importanti. Se notate ci sono persone che vengono da classi sociali diverse, anche più agiate, si danno dei soprannomi (Cactus, Sirena, Pulcino…). Ci troviamo di fronte a personaggi che hanno perso le coordinate della loro vita, senza riuscire mai a essere razionali ma buttando il loro istinto in ogni cosa che fanno. Hanno accettato di prendere parte alla realizzazione del film perché dopo avergli spiegato le nostre motivazioni, sentivano come “loro” il nostro grido. Se si digita Black Friday sul computer, si ottengono immagini da tutto il mondo, come quelle all’inizio del film, di persone che si gettano nei negozi. Volevamo andare incontro a questi giovani attivisti che si mettono davanti le vetrine per bloccarne l’accesso e spiegare che quegli acquisti compulsivi fanno male al pianeta».

Olivier Nakache: «Per comprendere veramente un mondo, ci devi entrare. Devi esplorare il terreno, ciò che non è stato raccontato, comprendere le abitudini. Li abbiamo frequentati per lungo tempo e scoperto che tra di loro ripetono come un mantra: “È una cosa di cui ho bisogno? È una cosa di cui ho veramente bisogno? È una cosa di cui ho veramente bisogno adesso?”. Abbiamo rappresentato e mostrato un gruppo di giovani attivisti per l’ambiente, la disobbedienza civile, un movimento europeo in espansione. Finora al cinema questa generazione non era stata raccontata, non aveva voce. E no, non sono caricature: nel creare i vari personaggi è come se li avessimo disegnati».

Il film si apre con il montaggio di vari presidenti francesi di epoche diverse che ripetono che quello passato è stato per il Paese “un anno difficile”. Volevate rappresentare lo stato di crisi nel quale siamo immersi da decenni?

Olivier Nakache: «Sì. Abbiamo avuto l’impressione che questo piccolo montaggio dicesse molto sul nostro tempo e sulla nostra epoca. Perché crediamo che i Presidenti sentano il bisogno di dirci sempre che è difficile e continuerà ad esserlo. Continuano a coltivare questa insoddisfazione, come per scoraggiare le persone, per spaventarle».

Éric Toledano: «Le nostre società non sono altro che un loop. Purtroppo, quando si guardano gli eventi nel mondo, si ha l’impressione che si ripeta la stessa cosa più e più volte. E si dice sempre: ‘Mai più’. Eppure la storia si ripete. Perché succede? L’umanità è stata costruita così dall’alba dei tempi. Noi non abbiamo soluzioni. Sappiamo solo che volevamo fotografare le assurdità e i paradossi del nostro tempo. L’unica maniera per salvarsi crediamo sia utilizzare l’umorismo».

 

C’è un aspetto in particolare che volevate mettere in luce?

Éric Toledano: «Volevamo mettere in luce le contraddizioni e i paradossi presenti nella vita di ognuno di noi. Rivolgere lo specchio verso di noi e raccontare anche le nostre contraddizioni. In Francia viviamo due situazioni diverse: ci sono le persone che si battono per arrivare alla fine del mese e persone che si battono per la fine del mondo. Questi aspetti possono sembrare molto lontani tra loro ma non lo sono».

Olivier Nakache: «Due case vuote, senza mobili, possono raccontare cose diverse. La stessa immagine può raccontare due storie diverse. Dopo nove mesi di ricerche abbiamo compreso le loro urgente, le loro istanze: ci credono veramente. La nostra è una società davvero complicata».

E poi, l’ultima domanda, ma rivolta al pubblico: “Ci dichiariamo grandi debitori verso la Commedia italiana. In Italia i grandi Maestri del passato, come Dino Risi e Alberto Sordi, vengono ricordati come accade in Francia per la Nouvelle Vague con Francois Truffaut e Jean Luc Godard?”.

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