Une dernière fois, di Olympe de G.

I buoni propositi iniziali sfumano e si disperdono tra i corpi avvinghiati e i sessi in evidenza. Fuori concorso.

Salomè è una bella donna di 69 anni, in salute e single. Impaurita dalla vecchiaia in arrivo sta meditando il suicidio assistito in Svizzera. Prima di compiere questa scelta definitiva vuole fare ancora una volta l’amore. I pretendenti arriveranno richiamati dall’annuncio e Salomé darà sfogo al suo desiderio. Una giovane regista decide di farci un film documento.

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Non si può negare che l’avvio del film sia interessante, per due ragioni. La prima riguarda una dichiarazione della stessa Salomè, l’attrice Brigitte Lahaie, che sottolinea davanti alla cinepresa che tutti ricordano la prima volta che si è fatto l’amore, ma nessuno l’ultima volta; la seconda è quella, più di principio che poi oggetto di sviluppo, di una sessualità “anziana” in un mondo che privilegia l’esuberanza giovanile con i conseguenti e a volte stucchevoli ammiccamenti. Su queste due premesse il film lascia, sulle prime spazio alla sua protagonista con una preliminare confessione d’obbligo davanti alla macchina da presa. Ma presto arriveranno i pretendenti e il film prende decisamente un’altra piega.

Lungi da qualsiasi moralismo e da qualsiasi presa di distanza condizionata dalla materia del contendere, Une dernière fois si approccia come un film porno dominato sicuramente da una mano registica ferma che però, con una punta di compiacimento allunga le sequenze nelle quali il sesso esplicito diventa il tema del film, comportando però una punta di costantemente progressiva noia che resta fino al finale.

L’occasione, dunque, per Olympe de G., regista strutturalmente legata al mondo della pornografia, sfuma e i buoni propositi iniziali, si disperdono tra i corpi avvinghiati e i sessi in evidenza, secondo un’estetica che non è certo da cinema drammatico, quanto da estetica voyeuristica che appartiene di diritto al mondo della pornografia. Prova di tutto questo ne sia il fatto che per una lunga parte del film, quella centrale – la durata di settanta minuti la dice anche un po’ lunga sul fiato un po’ corto e sulle idee che, in realtà, hanno ispirato il film – Salomè, la protagonista, scompare dalla centralità dell’obiettivo di Sandra (la regista) esclusa nel gioco di una coppia di cui Salomè stessa diventa spettatrice e, successivamente, esclusa dal rapporto sessuale tra Sandra che decide di mettersi in gioco e un ennesimo pretendente di Salomè.

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È tra questi corpi, i sessi, le penetrazioni evidenti che si rintraccia quel fondo di ipocrisia che domina il film. “Non è un porno” continua a dire Sandra, ma è evidente che non sia così, è altrettanto evidente che anche alcuni degli attori chiamati a formare il cast siano organicamente appartenenti al mondo del cinema porno, compresa la protagonista Brigitte Lahaie pornostar francese negli anni ‘70. C’è l’esplicita (e non condannabile) voglia di lavorare sui corpi e sul loro rapporto, Olympe de G. non lo fa neppure male e si ritrovano nel film anche momenti interessanti. Ad esempio la leggera presa in giro dell’autoreferenzialità che la macchina da presa attribuisce alla regista. Quando Salomè se ne impossessa si avverte, nel sovvertimento dei ruoli, il fastidio della regista spodestata che non è più padrona del suo set. Ma per lo più il film resta un film pornografico e pur non essendo toccati da questo problema, va detto che con la sua carica sessuale, purtroppo scarsamente erotica, come sempre accade in queste occasioni, corre il rischio di toccare nervi scoperti e sensibilità personali. Forse un preliminare avvertimento non sarebbe stato male.

Il film finisce con l’unica vera scena carica di una certa sensualità, ma ancora una volta tutto si spreca in una chiusura d’obiettivo enfatica, che interrompe la precaria armonia che si stava creando.

Non sappiamo come la protagonista avrà concluso la sua vicenda, le auguriamo il meglio, ma sappiamo quale sarà l’ultima volta che apparterrà alla sua memoria.

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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