VULTURES 1. La sindrome dell’avvoltoio di Kanye West

Il primo tassello del nuovo progetto di Ye & Ty Dolla $ign, è la parabola incendiaria degli ultimi tormentati anni dell’avvoltoio di Chicago

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“I don’t have no rapper friends, I hang wit’ The Vultures
Big-ass toaster, hit you with it, flip it over…”

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18 Novembre 2023. La miccia dell’imminente e titanico concerto di Kanye West al Campovolo si era già da tempo spenta. Le comparsate in Italia con la sua replicante Bianca Censori oramai erano nutrimento per una delle tante macchine ricondizionate dall’ennesima ed incoerente wave fondata sul footage Tumbleresco. Insomma, il tanto discusso joint album con il rapper Ty Dolla $ign, sembrava l’ennesimo progetto compiuto unicamente nella testa di Ye. I casi di Donda 2 e del sequel di Jesus is King, mine vaganti nel sottobosco del web, avevano rigettato l’oscurità sulla figura del rapper, attorniato dalle sempre più preponderanti polemiche e dissidi condotti dai grandi vespai internettiani in merito alle suddette dichiarazioni antisemite rilasciate quasi due anni fa, e da una dissacrazione totale della propria condotta neuroestetica post presidenziali del 2020. Il Praise God portato con il figliol prodigo Travis Scott, nella prima tappa del Circus Maximus Tour concert a Roma, però ridiede speranza. Speranza col tempo spezzata. Non esaudita. Fino allo scorso 18 Novembre, con l’uscita a sorpresa del singolo Vultures. Il prologo vertiginoso di Bump J, in una sintesi a dir poco perfetta, gettava le basi della concezione dietro l’omonimo progetto. Il mondo è divenuto una landa desertica. Ye è solamente un prode pellegrino tormentato dalle ombre parassitarie degli avvoltoi che attendono di divorarne la carcassa. Ma è sicuro che sia così? La fede di Ye è una devianza mitomane o è effettivamente un batterio portatore di verità?

La crisi del valore, erroneamente interpretato come il tempo corroso dello spirito, sta edificando un cloud non indifferente nelle dinamiche sotterranee del web. L’eclissi dell’Occidente è in dirittura d’arrivo, e l’ombra mefitica di una crociata spirituale viene rabbiosamente portata avanti dai suoi messia. E, in un panorama musicale sempre più circondato da quest’aurea di incompiuta reazione, Kanye West è divenuto una delle principali fonti di questo martirio istantaneo. Cercando di essere il più fenomenologici possibili, Kanye lo si può paragonare ad un qualsiasi Giordano Bruno, con il famigerato politicamente “corrotto”, forse il primo grande ente giuridico formato dai dati, che funge da Neo-Santa Inquisizione. Ovviamente non si può paragonare l’umanità del predicatore Bruno con quella dell'”eretico” Ye, ma la recezione è la medesima. Un uomo reo della sua ragione. Un uomo tormentato da un potere di costume soffocante. Ma per tutto il primo capitolo di Vultures la risoluzione del caso diviene istantaneamente vacante.

Chi è il cadavere su cui gli avvoltoi banchettano? La direzione intrapresa dal rapper di Chicago sembra portare a sé stesso, a partire dal post di scuse, poi rimosso, alla comunità ebraica, fino ad arrivare al tanto famigerato video di quaranta minuti che doveva fungere da prologo al primo tassello di Vultures. Le coordinate ci indicano quasi un atto di speranza indotto da Ye nei confronti di un Oltre che possa redimere il suo cadavere dal purgatorio cui è destinato. Ma già dalla prima traccia il senso di pentimento viene ucciso. Ciò che vediamo sopra di noi non sono stelle, ma le lunghe ombre degli avvoltoi che ci hanno subdolamente condotti nella loro landa. L’intenzione del nuovo Saulo è sempre stata quella di ingannarci. Quella di portarci a credere alla perpetua scissione superomistica della sua imponente figura. Il grande e temuto avvoltoio decantato non è altro che lui stesso. Un’icona destinata a nascondersi nella fitta rete inquisitoria per attaccare nel momento propizio. Visto gli incredibili risultati che sta ottenendo Vultures 1, primo prodotto totalmente indipendente ad ottenere la prima posizione su Billboard, sembra così.

Dietro il samaritano si nasconde un impostore che non si accontenta più di raccattare qua e là nello spazio di competenza rimanendo ai margini del delitto. L’album è una chiara non accettazione della propria natura da puro osservatore, anche se il processo ontologico intrapreso dal duo piano piano assume le fattezze di una claustrofobica e logorante parabola incendiaria. Il sentore di ritrovarsi in un incontrollato burnout è evidente. Vultures 1 è un’entità massacrata dai rimandi, dalle polemiche e dalla geniale crisi del suo creatore. Del suo messia. L’oscurità celata nel buio di Donda sembra aver ritrovato la luce, anche se non si sa se si tratta della tanto agognata fede o di un acustico ed avvolgente buco nero. Non rimane altro che attendere di scoprirne la natura. Sempre se vorrà rivelarsi a noi.

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