"Workers – pronti a tutto", di Lorenzo Vignolo


In Workers – pronti a tutto, la crisi del lavoro viene declinata in commedia, ma il potenziale esplosivo fornito da un luogo narrativo come l'agenzia interinale viene sprecato: la miccia è bagnata. Il film più che aggredire una realtà sempre più brutta, sporca e disperata, sembra esercitare un'operazione cosmetica, sia nello stile che negli esiti in fondo consolatori di episodi dal fiato troppo corto

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Workers - pronti a tuttoIn Workers – pronti a tutto, Sandro e Filippo (Alessandro Bianchi e Michelangelo Pulci) sono i titolari dell’omonima agenzia di lavoro interinale, ambiente che fornisce la cornice narrativa di tre aneddoti sulle tragicomiche esperienze lavorative di alcuni clienti. Nella prima storia un giovane si adatta, pur di pagare gli arretrati dell’affitto, a fare da badante a un paralitico tirannico e aggressivo (rispettivamente Alessandro Tiberi e Francesco Pannofino, coppia già affiatata grazie a tre serie di Boris, ma fatalmente depotenziata dalla contemporaneità con Quasi Amici); c’è poi Italo (Dario Bandiera) che per mestiere raccoglie il seme di preziosi tori da monta ma per sedurre una ragazza fissata con i medici televisivi si finge dottore; e infine una giovane truccatrice (Nicole Grimaudo) che si ritrova a fare il make-up ai defunti in un’impresa di pompe funebri, per finire coinvolta con un giovane vedovo mafioso (Paolo Briguglia) che la introduce alla Famiglia (con la maiuscola).

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A ben vedere, ci sono pochi luoghi come un’agenzia di lavoro interinale per raccontare l’attuale crisi del lavoro, per sondare la disperazione dei “disposti a tutto” pur di lavorare, per raccontare il divario fra ambizioni, desideri e dure realtà in cui si muove un’intera generazione. Nel film tutte queste contraddizioni esistono a malapena, sotto forma di pretesto e di spunto di commedia: che sia basato sul carattere, sull’equivoco o sulla deformazione grottesca. Del resto basta considerare come il secondo episodio veda protagonista non il cliente dell’agenzia, ma un perito agrario ben soddisfatto del suo lavoro, mentre il terzo si stacca subito dalle coordinate della realtà in una deriva decisamente surreale.

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Messa da parte l’occasione mancata, si potrebbe perdonare la mancanza di ambizione del progetto (anche se la tagline è ingannevole), ma neanche i meccanismi comici puri funzionano sempre, nonostante un cast corposo e composito, in cui spicca la comicità sottotono di Dario Bandiera e del solito Nino Frassica. I primi due episodi si inceppano in situazioni ripetute troppe volte: le infinite risate mefistofeliche di Pannofino, i continui accoppiamenti del toro. Il terzo episodio è invece più articolato e riuscito, e la regia sembra più a suo agio nel giocare sul tono dell’assurdo gestendo i clichè della famiglia mafiosa con un approccio stilizzato da famiglia Addams. Ma nel complesso i quattro filoni narrativi (compresa la cornice), rivelano il fiato corto della loro ispirazione, che imporrebbe durate ancora più ridotte.

Per contro, il montaggio è molto veloce, e l’impianto visivo estremamente curato: bella fotografia, inquadrature non banali, animate da movimenti di macchina che conferiscono ulteriore ritmo alla visione. È uno stile piacevole, persino cosmetico se lo si mette in relazione alla presenza di momenti di comicità scatologica (escrementi, urina, raccolta del seme del toro), cui si dà in qualche modo diritto di cittadinanza rinnegandone la valenza più scandalosa. La portata anestetica di questo stile si palesa ad esempio nella sequenza di montaggio del secondo episodio, in cui i momenti romantici della coppia sono intervallati dai grevi accoppiamenti bovini. L’impasto visivo creato con le musiche, i ralenti e tutte le doti di un regista – Lorenzo Vignolo – autore di più di cento videoclip, invece di far detonare il contrasto fra i due ambiti, sembra porli sullo stesso piano.
In fondo è la stessa operazione compiuta su un materiale narrativo potenzialmente ribollente. Il cinismo con cui sembrano concludersi alcuni degli episodi cela un “volemose bene” di fondo in cui anche l’accettazione definitiva del compromesso appare consolatoria ed innocua.



Regia: Lorenzo Vignolo
Interpreti: Dario Bandiera, Alessandro Bianchi, Michelangelo Pulci, Nicole Grimaudo, Alessandro Tiberi, Francesco Pannofino, Nino Frassica, Paolo Briguglia
Origine: Italia, 2012
Durata: 105'
Distribuzione: Istituto Luce

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