"Zoran, il mio nipote scemo" – Incontro con Matteo Oleotto e il cast del film

la squadra di zoran, il mio nipote scemoZoran non è soltanto il nome del protagonista interpretato dal giovane Rok Prašnikar (per la prima volta sullo schermo) nel film di Matteo Oleotto: «Zoran è uno stile di vita». Il film che ha fatto innamorare il pubblico della Settimana della Critica al Festival di Venezia uscirà in sala il 31 ottobre. A presentarlo alla conferenza stampa presso la Casa del Cinema di Roma, i due "barbuti" amici e colleghi Matteo Oleotto e Giuseppe Battiston, accompagnati dagli sceneggiatori Daniela Gambaro, Pier Paolo Piciarelli, Marco Pettenello, dal produttore Igor Prin?i? e da Sabrina Baracetti per la Tucker Film distribuzione.

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Zoran, il mio nipote scemo è la sua opera prima. Lei ha vissuto molti anni a Roma ma è tornato nella sua terra d'origine, il Friuli, per girare il film. Come mai?

Matteo Oleotto: La storia del mio film parte proprio dall'esigenza di tornare a scoprire un territorio che è poco noto, un territorio che è humus fertile dal quale sono partito. Ho vissuto vent'anni a Gorizia e lì ho conosciuto storie, personaggi, esperienze da raccontare. Lavorando con gli sceneggiatori ci siamo concentrati soprattutto sull'atmosfera della piccola provincia "est" e non "nord-est" dell'Italia perchè è proprio quello che volevamo raccontare. Il ritratto reale e non patinato di un luogo: il Friuli.

 

 

Com'è stato condividere con il regista questo lungo percorso artistico di quattro anni?

Giuseppe Battiston: Con Matteo abbiamo condiviso gioie, dolori e revisioni alla sceneggiatura che trovo estremamente matura e ben strutturata. L'idea, come ha detto Matteo, era quella di fare un film su questo est poco conosciuto, dove adesso non si va più a sbattere contro quei muri che dividevano il nostro paese dalla Slovenia. Adesso ti affacci e vedi gente comune che non conoscevi ma che ti somiglia molto. E' stata così forte la volontà di fare questo film da mettere su una coproduzione italo-slovena composta da una multietnia creativa.

 

 

A proposito della componente creativa, com'è stato lavorare in quattro per la sceneggiatura?

Matteo Oleotto: Dunque, lavorare per questo progetto nato cinque anni fa (Giuseppe è arrivato un anno dopo) non è stato facile ma abbiamo avuto tutto il tempo di realizzarlo esattamente come volevamo. Assieme al territorio, i personaggi con le loro storie sono l'elemento cardine del film: persone comuni e affascinanti che trovi nelle osterie a bere vino. Ispirati anche da film come Il Grande Lebowski (in cui i personaggi sono tutto), dovevamo raccontare una storia verosimile che è appunto quella di Paolo (Giuseppe Battiston) un uomo cinico e alcolizzato che scopre di avere un nipote sloveno, Zoran, che parla uno strano italiano forbito. Dall'incontro di questi due personaggi strampalati nasce un'intensa e complicata relazione. Il valore aggiunto è stato mettere insieme vari estri e anime. Nel film si percepisce la forza del gruppo, tanto da non essere capaci a distinguere che ha scritto una battuta e chi l'altra.

 

 

Pier Paolo Piciarelli: Abbiamo dato molto spazio al territorio, dal quale partire e ritornare. Io sono arrivato qualche tempo dopo l'inizio del progetto, quando il personaggio/Zoran era ancora un genio del cubo di Rubik. Il problema era che gli aventi diritto del noto rompicapo avevano chiesto una cifra spaventosa, allora a Matteo è venuta l'idea delle freccette. Il "trasloco" lo abbiamo fatto insieme, ricostruendone le scene.

 

 

Chi è Paolo, il personaggio che interpreti nel film?

Giuseppe Battiston: Paolo è un uomo cinico che si lamenta del posto di lavoro, del luogo in cui vive descrivendolo come "pieno di morti" ma è lui ad essere il primo cadavere. In lui è evidente la pragmatizzazione del desiderio di migliorarsi che però non riuscirà mai a realizzare e qui sta la sua bellezza: rimanere puro nella sua miseria conservando comunque la dignità.

 

 

Come ha scelto l'attore Rok Prašnikar per interpretare il ruolo di Zoran?

Matteo Oleotto: Rok Prašnikar è un ragazzo di 17 anni che abita a Maribor in Slovenia, e non parla una parola di italiano. Girando tra il Friuli e la Slovenia ho conosciuto ben 476 ragazzini da cui ne ho scelti tre per lavorare intere giornate. Ho scelto Rok nonostante le difficoltà linguistiche (Giuseppe non parla inglese e io lo parlo come Totò) perchè è molto bravo, molti momenti in cui lui non capisce nulla di quello che dice Giuseppe sono finiti nel film. Gli era stato detto detto di non lasciare mai il personaggio e quindi ha improvvisato molto con il corpo. Le battute imparate a memoria le riutilizza a caso anche per parlare con me! Il suo italiano forbito però non è frutto della mia immaginazione: uno dei due scenografi del film è sloveno e parla proprio così, il suo primo libro in italiano è stato un dizionario regalato dal padre. Abbaimo pensato che riprendere questa idea sarebbe stato diventente, nonostante la puara di uscire dal "verosimile". Il risultato è stato molto piacevole.

 

 

Per quanto riguarda la colonna sonora, com'è nata la collaborazione tra lei, il gruppo Sacri Cuori e Antonio Gramentieri?

Matteo Oleotto: Cinque anni fa ho incontrato Antonio Gramantieri sul set del programma Rock in Rebibbia di Mtv, nel quale Antonio era uni dei due maestri di musica dei ragazzi nel carcere. Ho vissuto con lui un'esperienza bellissima perchè riesce sempre a tradurre in musica i miei pensieri, i miei aggettivi. Il montaggio con le immagini non è stato facile perché quando Giuseppe Trepiccione (responsabile montaggio) inviava le clip a me e io le giravo a ad Antonio, c'era sempre qualche secondo in più di musica da limare. «Io sono un musicista, utilizzo strumenti veri, non uso il digitale» questa è stata la sua risposta e devo dire che il risultato mi ha soddisfatto molto. E questa è la sua prima colonna sonora. Il gruppo Sacri Cuori è composto da veri professionisti e questo sabato si esibiranno al Circolo degli Artisti. Un'occasione per ascolatrli dal vivo!

Vorrei aggiungere che è anche grazie al montaggio che le mie idee e quelle dei miei collaboratori si sono trasformate nel film: Giuseppe Trepiccione riesce a scrivere attraverso le immagini, passando ore a studiarle. Devo molto a lui e alle sue scelte fondamentali per la narrazione.

 

Com'è nata la collaborazione con la casa di distribuzione Tucker Film?

Sabrina Baracetti: La Tucker Film è una nuova realtà che rappresenta un punto di riferimento nel panorama italiano della distribuzione e produzione indipendenti. Sono subito entrato in sintonia perché tutti volevamo trovare un nuovo modo di distribuire film. Qui in Italia cambia il modo di fare riprese, cambiano gli strumenti ma la distribuzione sembra non volor cambiare mai. Allora è nata la collaborazione con la Tucker. Usciremo il 31 ottobre a Roma con quattro copie, a Milano al cinema Ateneo e al cinema Arlecchino, poi nel Friuli lavoreremo molto facendo uscire il film in tutte le sale importanti (da Udine a Pordenone) e poi in Slovenia, in Croazia, in Portogallo e nella Repubblica Ceca. Poi chissà… dopo l'esperienza a Venezia con Casa Zoran, Zoran non è solo un film: Zoran è uno stile di vita. Zoran è un modello di pensiero!

Giuseppe Battiston: Un modo per mandare la gente al cinema!