A proposito di donne, di Herbert Ross

Forse il film più bello e meno considerato del regista, un musical che si trasforma in uno straripante mélo al femminile trainato dalle sue protagoniste. Stasera, ore 23.10, Cine Sony

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Le tracce di un nuovo musical. Almeno all’inizio. Con i colori accesi di Carmen Jones di Preminger con i cromatismi rossi che diventano sfumati e si espandono nell’inquadratura. O un nuovo riaggiornamento di Barbra Streisand di Funny Girl nel personaggio di Whoopi Goldberg. Di entrambi Herbert Ross è stato coreografo. E del film di Wyler ha anche diretto il sequel nel 1975, Funny Lady.  Un’apertura alla Demme. Forse Ricki/Meryl Streep di Dove eravamo rimasti è passata da qui. Con Piece of My Head di Janis Joplin che è subito momento esplosivo. Stavolta, nel cinema del regista  non c’è nessun adattamento. Né da un romanzo. Né da una pièce teatrale. Sono le musiche che sembrano trainarlo. Soprattutto nella parte iniziale. Da Why di Annie Lennox fino a Dreams dei Cranberries. Prima di uno straripante mélo al femminile, A proposito di donne ha quasi le tracce di un documentario intimo. Il racconto della nascita di un’amicizia. Con il viaggio in macchina in cui viene inquadrato il cielo.

Jane (Whoopi Goldberg) è una cantante di night-club omosessuale che se ne vuole andare da New York dopo essere stata licenziata. Robin (Mary-Louise Parker) sogna di tornare a San Diego seguendo le orme dello stesso viaggio che aveva fatto da bambina con la madre e il fratellino, morto prematuramente. I loro destini si incrociano. E durante il percorso, fanno tappa a Pittsburgh per andare a trovare Holly (Drew Barrymore), amica di Jane. Che per sfuggire al compagno violento, si unisce a loro.

Un cinema di nascita e morte. Di desideri e di fughe. Che a tratti sembra ricalcare quella libertà dello splendido Ridley Scott di Thelma & Louise. Soprattutto nella figura di Holly, diventata fuorilegge e che però inizia una relazione con un poliziotto, interpretato da Matthew McConaughey in uno dei suoi primi ruoli. Meno solido drammaturgicamente, ma forse proprio per questo uno dei film più attraenti del cineasta. Alla continua ricerca dell’ultima follia. Con un’umanità travolgente che potrebbe essere erroneamente confusa con un cinema lacrimevole. E che invece, con Qualcosa di personale di Avnet, è tra i residui di genere più fulminanti degli anni ’90. Alla ricerca dei ricordi perduti con i flashback in bianco e nero. O nel tentativo di catturare tutta la felicità presente. Allo stesso modo di Fiori d’acciaio. Ogni momento in più, vissuto insieme, è il regalo più bello. Il ballo in macchina delle tre protagoniste. Dove Whoopi Goldberg, Mary-Louise Parker e Drew Barrymore rappresentano, insieme, rappresentano tutte le reazioni dell’animo umano. Gioia, tristezza, rabbia, paura, disgusto. Prima di Inside Out. Il modo come lo sguardo di Ross attraversa i corridoi dell’ospedale ha qualcosa di tattile. Come, su un versante diverso, il bacio tra le sbarre tra Drew Barrymore e Matthew McConaughey. Il rosso e il bianco. Tutti i colori della luce. Forse nel film più bello e, certamente meno considerato del regista.

 

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Titolo originale: Boys on the Side
Regia: Herbert Ross
Interpreti: Whoopi Goldberg, Mary-Louise Parker, Drew Barrymore, Matthew McConaughey, James Remar, Estelle Parsons
Durata: 118′
Origine: Usa 1995
Genere: drammatico

 

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