Addicted – Serie Tv e dipendenze

Addicted - Serie Tv e DipendenzeC’è una parola-revenant nei cinque saggi che compongono il piccolo volume Addicted-SerieTv e dipendenze, curato da Carlotta Susca per LiberAria. Una parola che ritorna così spesso  nelle analisi trasversali degli autori, da diventare quasi il vero trait d’union di questo rapido excursus sulla struttura narrativa seriale come meccanismo capace di produrre dipendenza nei suoi fruitori.
Non si tratta di lessico semiotico o narratologico. È semplicemente il vocabolo che ha rivoluzionato le modalità di visione contemporanee e l’approccio stesso al prodotto audiovisivo.
Come molti avranno intuito, la parola-revenant è Netflix.  Pur non parlandone esplicitamente – poiché non tutte le serie trattate sono prodotte o trasmesse dal portale – Netflix è l’orizzonte imprescindibile con cui gli autori (del libro ma anche delle stesse serie) e gli spettatori devono ormai confrontarsi, specialmente per ragionare sull’addiction generata da una narrazione dilatata e orizzontale. Che pur essendo da sempre una prerogativa dell’universo seriale, viene ora portata al parossismo dai meccanismi di somministrazione da parte di Netflix dei suoi prodotti: il suono marziale dell’apertura dei video, in grado di guidare istantaneamente l’attenzione dello spettatore pur nell’era della visione distratta; l’azzeramento dell’attesa in favore di un tutto e subito, che dal tormento della privazione conduce all’abbuffata bulimica  e tante altre sottili ma radicali mutazioni che cambiano, di fatto, il tipo di dipendenza da sempre generata dalle lunghe narrazioni.

soniaqqForse ci sarebbe piaciuto che i cinque saggi, anziché lambire questo ribaltamento sostanziale della fruizione, vi affondassero, raccontando le dipendenze senza dare per scontato il contenitore che permette a queste storie e a questi personaggi di porsi come sostanza stupefacente di cui non possiamo fare a meno. È questo probabilmente il limite di un testo molto agile, snello ed accattivante – una nota di merito va alle illustrazioni di SoniaQQ – che non sempre dà l’impressione di rimanere centrato rispetto al tema di indagine. Nonostante ciò, i saggi riescono a tessere una mappa delle tendenze della serialità contemporanea e a scoprire certi dispositivi narrativi che renderanno i rispettivi spettatori più coscienti di ciò che vanno guardando (aumentandone il piacere, come puntualizza Jacopo Cirillo, citando l’epica battuta di Umberto Eco “anche i ginecologi si innamorano”).

Mentre i saggi di Michele Casella e Marika Di Maro si concentrano in maniera abbastanza classica sull’aspetto musicale e l’orchestrazione dell’intreccio come strumenti per attrarre a sé lo spettatore (citando serie d’autore come The Knick di Soderbergh e Twin Peaks 3 di David Lynch o il caso Stranger Things) Leonardo Gregorio offre invece uno stimolante ribaltamento prospettico, affrontando non una dipendenza attuata dalla serialità verso lo spettatore, quanto piuttosto la dipendenza stessa della serialità dall’universo-cinema, con il quale intrattiene da sempre una relazione conflittuale.

Gregorio analizza tre serie, neanche particolarmente pregnanti dal punto di vista del risultato artistico, ma riconducibili a universi cinematografici estremamente densi: quello di Minority Report e la fantascienza spielberghiana, il mondo dei Coen rivissuto da Fargo e l’horror 80s di Ash vs. the Evil Dead, evidenziando le modalità attraverso cui la televisione attinge a mondi preesistenti, reinventandoli e reinventandosi perché “il dovere di una serie Tv cine-dipendente non è solothe affair quello di sviluppare la fattualità del film che l’ha generata ma anche che si schiudano nuovi esperimenti espressivi, illuminanti evoluzioni della matrice data, trasformazioni”. La terza stagione della serie figlia di Sam Raimi arriva in Italia in anteprima esclusiva su Infinity Tv dal 26 febbraio.

Interessante è poi il saggio di Jacopo Cirillo sulla love addiction, analizzata attraverso il paradigma euforia/disforia di cinque (ottime) serie come Love, The Affair, Ray Donovan, Fleabag e You’re the worst. Con un atteggiamento molto amichevole nei confronti del lettore, Cirillo applica e veicola agevolmente le teorie di Greimas, raccontando i legami morbosi oggetto di queste serie nel quadro della categoria timica (che descrive, cioè, il modo di reagire dell’individuo agli stimoli esterni).

HIMYMInfine, la curatrice Carlotta Susca, tira le fila del discorso in senso letterale e figurato, trattando i finali, ossia il punto critico, quasi la negazione della narrazione seriale, che sembrerebbe non dover finir mai… Eppure è proprio la conclusione ad avere quella “funzione strutturale che risponde all’incipit definendo i limiti di una narrazione così com’è stata congegnata dal suo autore”: paradigmatico esempio ne è il finale discusso – citato dall’autrice – di How I Met Your Mother, rigettato dalla maggior parte dei fan ma perfettamente in linea col messaggio veicolato dalla serie sin dall’inizio, tra cui quello di “insegnare a morire”.


Addicted. Serie tv e dipendenze 

a cura di Carlotta Susca

con saggi di:
Leonardo Gregorio, Michele Casella,Marika Di Maro, Jacopo Cirillo, Carlotta Susca

Editore: LiberAria Editrice

Collana: Metronomi

Anno edizione: 2017

Pagine: 129 p., ill. , Brossura