Addio ad Adriano Aprà

Se n’è andato oggi il critico, regista attore e studioso. Una personalità estremamente poliedrica che ha dato un contributo fondamentale al panorama cinematografico italiano. Aveva 83 anni

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“Un grande intellettuale, un critico cinematografico militante, un grandissimo direttore di festival, un organizzatore culturale visionario e anticipatore, un regista e un interprete originale, una persona curiosa e aperta al nuovo, un instancabile catalogatore di cinema, di immagini, di inquadrature. Un produttore di senso. Un maestro”.

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Se n’è andato oggi Adriano Aprà, all’età di 83 anni. E questa lunga lista di sostantivi è stato il solo modo con cui il direttore del festival di Pesaro e presidente dell’associazione dei festival italiani Pedro Armocida ha pensato di poter restituire, almeno in parte, la poliedricità di questo “uom dal multiforme ingegno“, nato il 18 novembre del 1940 a Roma.

Dopotutto parlare di Adriano Aprà significa attraversare l’intero spettro del panorama culturale della nostra epoca. Lui ragazzo laureato in Giurisprudenza, interessatosi fin da giovanissimo all’ambiente cinematografico e letterario. Lui attore a fine anni ’60 e post 2000, al servizio di cineasti quali Mario Schifano (Umano, non umano), Marco Ferreri (Dillinger è morto, Il seme dell’uomo), Bernardo Bertolucci (Amore e Rabbia) ed Emanuela Piovano (L’età dell’oro). Lui persino regista di finzione (Olimpia agli amici, 1970) e autore documentario, con quel Rossellini visto da Rossellini uscito nel 1992.

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Un uomo dalla carriera quasi infinita, di certo straordinariamente variegata. Un accademico che ha saputo offrire grande contributi alla critica specializzata tutta, fondando la rivista “Cinema e Film” (attiva dal ’66 al ’70) e regalando libri su personalità eccezionali della cinematografia internazionale (da Bazin a Godard, da Wharol a Blasetti e Germi); oltre a dirigere ben due festival – il Salso Film & TV Festival dal 1977 al 1989 e la Mostra internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro dal 1990 al 1998 – e la Cineteca Nazionale dal ’98 al 2002. Un intellettuale apprezzato e riconosciuto, protagonista insieme a Enzo Ungari del frangente critico militante che, dall’agosto del 1977, si ritrovò a condividere quello spirito da cineclub insito nella rassegna di Massenzio promossa da Renato Nicolini nell’ambito dell’Estate romana – e di cui il Salso Film & TV costituiva una sorta di alter ego primaverile. Infine, o sarebbe meglio dire da sempre, anche un insegnante, professore di Storia del cinema italiano all’Università di Roma Tor Vergata dal 2002 al 2008; capace, come di consueto, di aggiornarsi nel proprio ruolo di divulgatore.

Una personalità complessa e decisiva, che il cineasta Marco Bellocchio, in poche righe, ha probabilmente saputo riassumere meglio di chiunque altro. Perché “con la morte di Adriano Aprà la pura razza dei grandi critici rischia di estinguersi. Era uno che criticava usando l’immaginazione, qualità rara nella categoria, e ha mantenuto fino all’ultimo la passione, sentimento ancora più raro. Ci mancherà”.

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