Almamula, di Juan Sebastian Torales

Un’opera prima semplice ma che trova il suo senso di esistere nell’individuare un rifugio per chi non è accettato nella società. Nel segno di Guillermo del Toro, al Monsters Taranto Horror Film Fest

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C’è qualcosa di Guillermo del Toro, soprattutto Il labirinto del fauno oppure Il Club di Pablo Larrain in questa prima opera di Juan Sebastian Torales, ma si potrebbe aggiungere The Village di Shyamalan. Il peccato, l’abbandono, la solitudine, o per meglio dire, l’esilio per chi commette azioni contro Dio. Una vicenda ambientata nel Sud America ma che riguarda un singolo, una storia ristretta come la mentalità del popolo. Torales, prendendo spunto dalla sua storia personale, racconta di un ragazzo che deve prepararsi alla cresima o come viene chiamato in spagnolo, confirmaciòn, la conferma dell’alleanza con Dio che significa rinunciare al peccato. Dubbi e pensieri dominano la mente del giovane protagonista che non si trova a suo agio in un mondo in cui sembra che tuti abbiano certezze tranne lui.

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Torales individua nella natura, nella solitudine la vera creazione, il battesimo di una creatura nuova che vuole lasciare il corpo vecchio e rivestirsi di un’armatura per fronteggiare le oppressioni, le chiusure e i divieti della chiesa che condanna qualsiasi azione al di fuori di essa. Quello che viene considerato il male, per la natura diventa preghiera, spiritualità e senso di appartenenza.
Alma Mula è un essere mitologico di Santiago del Estero. La leggenda narra che sia una donna trasformata in mula per aver avuto relazioni con un prete o per aver commesso un incesto. Questa creatura appare come una rivelazione ed è elemento salvifico in opposizione alla società che condanna, punisce.

Un’opera semplice, lineare che rende però il senso di pace che ognuno di noi cerca. Per il protagonista è la natura, negli istinti primordiali che trova il senso di esistere.

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