Ammonite, di Francis Lee

La storia d’amore tra Kate Winslet e Saoirse Ronan tra le scogliere inglesi dell’800 è un gioco di sguardi in cui manca lo sguardo del cinema, più vicino a quello dei fossili che le due cercano

A 23 anni da Titanic, Kate Winslet non è più il soggetto del disegno ma la disegnatrice, autrice di un bozzetto della schiena nuda di Saoirse Ronan dormiente e convalescente: sarà la Charlotte di Saoirse a dirle, poco più in là nel film, che tra le coperte di quel letto ci si può stare anche in due, non come sopra una certa zattera… D’altronde non è anche il cuore dell’oceano esso stesso un fossile, una pietra da recuperare dal lavorio delle acque come gli ammoniti che la paleontologa Mary Anning va setacciando sulle spiagge di Lyme, Inghilterra meridionale, prima metà dell’800?
Il personaggio di Winslet è realmente esistito, l’apporto dei suoi ritrovamenti marini d’epoca giurassica è stato d’importanza fondamentale per il progresso della geologia, ma nessun circolo accademico poté accoglierla finché era in vita, in quanto donna in un ambiente di scienziati uomini. Francis Lee si ispira alla figura caparbia e scostante della reale Mary Anning, indurita da una vita non certo agiata o fortunata, per dare alla donna un sollievo anche solo immaginato dalla propria solitudine di cercatrice di pietre, accostandole seppur fugacemente questa ragazza di città bloccata a Lyme dalla depressione e dal deperimento. Tra le due nasce un amore che nelle intenzioni dovrebbe riportare luce nell’ostinato grigiore del setting del film, tra le inospitali scogliere britanniche e personaggi tutti perennemente scuri o disperati in volto, sarà l’illuminazione a candela-caminetto-falò.

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Francis Lee gioca in maniera sfacciatamente scoperta con il senso metaforico di ogni cosa, Mary ha addosso una corazza di pietra che deve essere scavata, proprio come fosse fossilizzata, ed ecco che Charlotte la riscopre come fa con un ritrovamento sul quale si incaponisce; allo stesso tempo la ragazza supera la sua paura del mare proprio in contemporanea con l’esplodere della tumultuosa passione verso la donna, e così via. Ok. Adesso sarebbe altrettanto facile utilizzare l’immagine del dinosauro inscheletrito e sotto teca al British Museum per raccontare la regia inerme di Lee, incapace di (ri)animarsi nemmeno nelle sequenze più accese: va da sé che è tutto in mano alle interpreti, con Kate Winslet che lavora come d’abitudine su di una resa fisica, sul linguaggio del corpo di questa donna schiacciata dal peso delle responsabilità e del dover nascondere qualità e istinti, e Saoirse Ronan che pian piano rifiorisce di sorrisi e gesti d’amore.

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Le due attrici passano buona parte della prima sezione di Ammonite in silenzio, l’una tra l’anziana madre e le faticose uscite in spiaggia, e l’altra succube dell’insopportabile marito. Ma in questo gioco di sguardi manca quello del cinema, a cui Francis Lee non dà mai il tempo di posarsi su questi corpi desideranti, di sospendersi di fronte all’oceano, di far parlare gli oggetti che circondano queste vite e queste storie, dagli animaletti di ceramica della madre di Mary fino al quadretto decorato da Charlotte durante la malattia, fino alla lastra di museo dentro la quale specchiarsi e forse rivedere l’altro, come l’anziana Rose davanti al monitor delle operazioni di recupero del diamante in Titanic.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3 (2 voti)
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