ASIAN FILM FESTIVAL da Sentieri selvaggi: Il programma di Sabato 25 giugno

 Ore 19: HA HA HA di Hong Sang-soo (Corea del Sud 2010, 115’)

 

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Due amici si ritrovano per raccontarsi le ultime avventure. Uno, Jo Mungyiung, è un aspirante regista che ha in progetto di lasciare la Corea e partire per il Canada. L’altro, Bang Jungshik, sposato con prole, è un professore che si diletta di poesia e di critica cinematografica. Due disadattati, sognatori e un po’ cialtroni, che tra una bevuta e l’altra ripercorrono la loro estate, col tacito accordo di rievocare solo gli avvenimenti più gradevoli. Sbronze, sciocchezze, amori, scazzottate, speranze, tradimenti, addii…

Hong Sang-soo gioca con due storie che si intrecciano più di una volta, eppur non arrivano mai a combaciare nella coerenza di un tracciato unico. Rimette in circolo il suo cinema libero, in una specie di ronde ophulsiana, che fa danzare desideri e frustrazioni. Tutto risponde all’apparenza di una costruzione fragile ma il cinema di Hong Sang-soo, pur sempre nouvelle vague, non lascia che l’inquadratura venga violata dall’imprevisto. Piani fissi, rari movimenti di macchina, zoomate improvvise ma dal ritmo implacabile. Tutto è potenzialmente aperto a ogni sviluppo, eppur bloccato all’ingresso e all’uscita. È in questa magnifica clausura fatta di sorrisi e lacrime che si consuma la vita e si agitano i nostri amori incostanti.

Ore 21: COMRADES. ALMOST A LOVE STORY di Peter Chan (Cina/Hong Kong 1996, 110’)

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1 marzo 1986. Li Xiao-jun è svegliato di soprassalto all’arrivo alla stazione di Kowloon, la porta d’accesso di Hong Kong. È un Mainlander, un cinese in cerca di un po’ di fortuna, col sogno di sposare un giorno la fidanzata rimasta a casa. Ma la metropoli è un inferno: il cantonese è incomprensibile, l’inglese men che meno, il lavoro faticoso e frustrante, la solitudine incolmabile. Ma Xiao-jun non si dà per vinto e trova aiuto in un’altra compagna cinese, la pragmatica e ambiziosa Li Qiao. Tra i due nasce qualcosa…

Comrades è una delle espressioni più compiute della vertiginosa eleganza formale del cinema di Peter Chan, un film che parte come classica commedia sentimentale, ma scivola ben presto nel melò più sfrenato. Eppure il romanticismo è sempre in secondo piano, schiacciato dalle difficoltà asfissianti della quotidianità. In questo gioco di piste false e vere, Peter Chan racconta la realtà psicologica dietro la crisi economica di Hong Kong, l’ansia dell’Handover imminente
e lo spaesamento dell’emigrazione.

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