BERLINALE 61 – "Il cinema ha bisogno di una sua moralità". Incontro con il cast di Margin Call

margin callSecondo giorno alla Berlinale, ma primo per quanto riguarda il concorso che assegnerà il 20 febbraio i premi più importanti. La giornata si apre con Margin Call, diretto dal giovane documentarista americano J.C. Chandor, qui all’opera prima. Insieme a lui, e ad uno dei produttori Neal Dodson, presente buona parte del cast “stellare” della pellicola, da Kevin Spacey a Jeremy Irons, da Paul Bettany a Zachary Quinto.

Oltre ad essere uno degli interpreti della pellicola, hai partecipato anche come produttore. Come mai hai deciso di investire in questo progetto?

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Zachary Quinto:Tutto nasce qualche anno fa, quando insieme ad un paio di amici, tra cui Neal (Dodson)  ho fondato una casa di produzione, la Before The Door Pictures. Successivamente grazie ad un altro produttore, abbiamo conosciuto J.C., l’abbiamo trovato molto fresco ed intelligente, tanto che quando ci ha fatto leggere la sceneggiatura di Margin Call ci è piaciuta immediatamente, perché andava a fotografare una situazione economica molto vicina a quella che si è vissuta nell’ultimo periodo. Da lì il progetto ha cominciato a svilupparsi in maniera organica fino ad arrivare a presentarlo qui a Berlino insieme a questo cast incredibile.

Hai scritto una sceneggiatura molto cinica, costruendo una pellicola che fa emergere temi come la lealtà ma anche su come non porsi determinati scrupoli. Pensi che l’avidità e il desiderio di arricchirsi siano oggi le uniche soluzioni possibili per sopravvivere in questa società?

J.C. Chandor: Rispondo come artista. Ho osservato il sistema economico guardandolo non dall’interno ma dall’esterno e ho notato come per esempio nel mio Paese in questo momento si prediliga molto di più mettere al primo posto il denaro piuttosto che altro. Quello che è accaduto  è noto, banche senza limiti, “ansiose” di ridurre sul lastrico e successiva crisi economica che ha portato ad una situazione catastrofica.  Il mio obiettivo era quello di costruire una pellicola in cui emergessero dei personaggi senza scrupoli, ma che avessero una loro moralità, anche se però poi sono costretti a muoversi in un certo modo perché  fanno parte di un sistema che ha regole ben precise.

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Qual è la spinta che vi ha portato ad accettare di far parte di questo progetto?

Jeremy Irons: La premessa è che il sistema bancario è totalmente immorale. Viviamo una situazione in cui alle persone vengono stravolte le vite, sottratta la propria casa, i propri beni, i propri sogni, invece che assistere ad una quotidianità in cui ogni individuo ha un lavoro e una casa. Abbiamo bisogno di una moralità maggiore che sappia regolare i governi riguardo le scelte economiche. Valeva la pena far parte di questo progetto proprio per l’argomento che trattava, poi grazie all’entusiasmo di J.C. e a quello di tutto il cast, il lavoro è stato più semplice del previsto. Il cinema stesso avrebbe bisogno di una sua moralità, non può essere sempre considerato solo come un'industria volta a fare denaro.

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Kevin Spacey: Questo è un progetto indipendente, che chiaramente, non avendo un grosso budget a disposizione, aveva inizialmente delle difficoltà distribuzione. Personalmente ho accettato perché sono vicino a un certo tipo di cinema, senza nulla togliere ai blockbuster sia chiaro, che ha delle storie che devono essere raccontate.

Qual è il vostro commento sull’assenza nella giuria di Jafar Panahi?

Kevin Spacey: Panahi è un esempio di lotta per la libertà d’espressione. Quello che sta accadendo in Iran e in Egitto è sotto gli occhi di tutti, quindi noi come Occidente, abbiamo il dovere di supportare questa”battaglia”, condannando aspramente questa vergogna.