Blog DIGIMON(DI) – La parola “Egypt” esiste

La notizia del giorno è il blocco di una singola parola, dai motori di ricerca cinesi. La parola Egitto, improvvisamente, per le rigide maglie della censura cinese, è diventata tabù. E in Cina nessuno potrà avere informazioni su quello che sta accadendo in queste ore nel più importante e popolato dei paesi arabi. E’ una situazione davvero singolare: i social network aprono le porte delle rivolte (le prime “rivoluzioni digitali”?) contro i regimi dei paesi nordafricani (prima la Tunisia, ora l’Egitto), Facebook e Twitter “improvvisamente” (per i soliti distratti) da passatempo per teenager annoiati, diventano il principale strumento di comunicazione di masse di persone che non accettano più le dittature. E con la diffusione degli smartfone la rete sarà sempre più portabile, quindi dappertutto (In Egitto circa 23 milioni di persone hanno oggi un accesso a internet. Un quarto della popolazione, ma soprattutto questa cifra è aumentata del 45% in un solo anno…) Cosa accadrà? La velocità con cui avvengono queste “rivoluzioni” è impressionante, e il rischio di un pazzesco effetto domino, sul modello delle ex repubbliche socialiste sovietiche, genera così tanta paura nei vertici delle dittature che, alla fine, si decide di censurare a priori. Non importa più cosa si dice o si potrebbe dire. E’ la parola Egitto che è diventata impronunciabile.

Nella mappa della censura di Internet pubblicata da Repubblica, spiccano le grandi dittature moderne che ancora resistono nel 21°secolo (e inspiegabilmente vi appare la Turchia, dove infatti poi la scheda spiega non esservi al momento censura di Twitter o Facebook, e allora perché ci sta?), e, scrive Tiziano Toniutti “Alla luce delle ultime rivolte nordafricane, internet è un luogo sociale riconosciuto, quasi fisico”, citando il caso del ragazzo che si mette davanti a un’idrante e da solo lo ferma. Viene da chiedersi: cosa sarebbe accaduto a piazza Tien’anmen se nel 1989 ci fossero stati i cellulari e Internet? Davvero sarebbe stato possibile un massacro così “invisibile”? Oggi Wikileaks rende note (Palestine Papers) le incredibili concessioni dei dirigenti delle Autorità Palestinesi agli israeliani, concessioni che non solo tradiscono le prese di posizione ufficiali con il loro popolo, ma svelano anche un governo israeliano assolutamente non disposto a riconoscere alcunché e anzi a tutelare sempre più le aree di occupazione illegale dei coloni. Queste informazioni sarebbero state possibili prima? Aspettiamoci grandi e veloci cambiamenti epocali, nei prossimi tempi, Internet cambia la storia e il mondo alla velocità della luce. Quante parole dovranno cancellare dalla rete i governanti cinesi? Non basteranno….