Blog NET NEUTRALITY – Non fa più e non si vede mai giorno… di Croccolo, Giorno e Bloom

Ricordo quando vidi per la prima volta Sleep di Andy Warhol. Oltre cinque ore su un corpo nudo e quel corpo era di John Giorno… non faceva mai Giorno!!! E quando Carlo Croccolo, servo del Barone Zazà, alias Totò, fu messo su un piedistallo senza mai recepire stipendio, non si vedeva mai giorno. E l’amico austriaco di Wim Wenders e Slobodan Milošević, Prima del calcio di rigore… non è da questi particolari che si giudica uno scrittore!!! Scrittori si nasce e Peter Handke lo nacque, modestamente. Ma probabilmente su quest’ultima affermazione non sarebbe stato d’accordo Harold Bloom, mega critico letterario al quale non stavano a genio quasi tutti i Nobel per la letteratura. Anche se Peter Handke insiste sulla potenza della lingua, insiste sulla ricerca continua della sperimentazione. “Quando il bambino era bambino, camminava con le braccia ciondoloni, voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente e questa pozzanghera il mare. Quando il bambino era bambino, non sapeva di essere un bambino, per lui tutto aveva un’anima e tutte le anime erano un tutt’uno… Quando il bambino era bambino, lanciava contro l’albero un bastone come fosse una lancia, che ancora continua a vibrare” (“Elogio dell’infanzia”, da Il Cielo sopra Berlino). Eppure Handke ha perseguito la sua epica del soggetto: scrittura multiforme e un’essenza, un cuore poetico che è rimasto inalterato, anche nel suo periodo più pop, dagli anni ’80 in poi. Bisogna fare chiarezza su se stessi. Eppure Handke ha un’aurea lirica debordante: nei suoi romanzi non ci sono veri e propri personaggi, ma Alter ego di qualcuno che cerca se stesso (dopo il suicidio della madre…), che non trova se stesso, partendo dall’essenza e la pienezza del vivere. Il soggetto è alla ricerca di se stesso. Capire qual è l’essenza delle cose, il momento autentico in cui la percezione scopre dietro la superficie delle cose la loro aurea, la loro autenticità, il loro nocciolo di verità.

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Eppure Handke descrive un fungo (non quello bellico) e trae fuori lo stupore, la meraviglia, la fatica. Scava a fondo e costruisce pezzo dopo pezzo. Anche nella storia di una matita si racconta la pena del portiere prima del calcio di rigore. Il mito e il poema epico nascono dalla tensione fra l’ingiustizia, l’errore umano che spesso si nasconde nella passione, e il gesto. Un gesto di saluto, di scuse, di ammirazione, di rifiuto. Giocare in porta una volta poteva essere una scelta economica, perché tra i pali si consumavano più lentamente le scarpe, ma poteva essere anche una grande lezione di vita, perché impari che il pallone non va mai verso il portiere, dove ci si aspetta che arrivi, si impara a vincere senza sentirsi Dio e a perdere senza sentirsi spazzatura. Per risplendere devi bruciare, giusto John Giorno? Da Aliano, Basilicata, luogo di esilio di Carlo Levi e del suo “Cristo si è fermato a Eboli”, partono le origini del poeta/interprete, dello “Spoken Word”, perché leggere ad alta voce sembra faccia bene anche al cervello. Stimoli fonetici, linguistici, cognitivi, emotivi, motori, e perfino neurovegetativi. E poi, il respiro, il potere del respiro. John Giorno ha un respiro lungo fino alla fine del mondo e il suo Dial-A-Poem, realizzato nella sua forma più spettacolare al Moma nel 1969, diviene il progetto per chiamare un numero telefonico da qualsiasi luogo degli Stati Uniti e sentire per 5 minuti una poesia nella cornetta. Spingere il respiro dall’alto al basso e viceversa, creando una sorta di nucleo centrale che produce calore e fa uscire tutta l’energia. Ma perché il più avanguardista dei poeti ad alta voce e dal respiro zen, si fa riprendere completamente nudo nel sonno? Una persona che dorme, in quanto dormiente, non deve discutere o interagire con l’autore, e per Warhol, proclamatosi asessuato e “intimidito” dal contatto, è un modo per lavorare con un oggetto inanimato. Ma c’è sempre il corpo che respira…

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è la guerra del canone (“Canone Occidentale” è la sua opera monumentale) che Harold Bloom fece scoppiare sempre negli anni ’80. In quegli anni ci spostiamo da un’idea di autonomia dell’estetico (rivendicata da Bloom) a un concetto eteronomico, in cui la letteratura sta insieme ad altro, sta in funzione d’altro. Ecco questa ipotetica posizione conservatrice di Bloom (proprio come un corpo apparentemente inanimato nel sonno, o un portiere immobile prima di un calcio di rigore…), è semplicemente messa in discussione da Fabio Volo (ancora il Pop…). Alcuni anni fa in una sua trasmissione televisiva, magicamente e incredibilmente, apparve Harold Bloom. Fabio Volo quel giorno disse ai suoi spettatori: “C’è una cosa molto importante che di solito non viene presa seriamente in considerazione, la critica letteraria, e adesso vi presenterò il più grande critico letterario vivente…”. Fabio Volo fece vedere un video girato a casa di Harold Bloom. La conversazione procedeva tra due persone non perfettamente in sintonia e ad un certo punto Fabio Volo chiese: “Ma perché dovremmo leggere un libro in un tempo in cui noi possiamo guardare la tv, ascoltare un file audio, vivere di hi-tech? Che cosa c’è in un libro che non c’è altrove?”. Bloom lo ha guardato e ha risposto: “Ma lei è italiano? Beh, un italiano che non abbia letto la Divina Commedia è più povero degli altri italiani…”. Proprio non avrebbe mai accettato Harold Bloom di vivere nell’era del Novacene, già considerato il prossimo passaggio geologico dopo l’Antropocene, che ancora non è stato riconosciuto in toto. Il centenario James Lovelock considera il Novacene l’era dei cyborg capaci di autoprogrammarsi, figli dell’intelligenza artificiale, capaci di comprendere rapidamente ogni minaccia verso il mondo e verso se stessi e quindi di trovare la soluzione e porvi rimedio. Così che l’uomo vivrà accanto a loro, come una pianta o un animale di compagnia. Harold Bloom proprio non avrebbe avuto fortuna come pianta decorativa o animale da appartamento.

Il trascendentalismo di R.W. Emerson, da cui proviene, riconosce la superiorità assoluta del sentimento sulle altre facoltà conoscitive e il creazionismo creativo, che tanto inseguiva Bloom, mal si amalgama con l’epoca dell’iperintelligenza, con il controllo sugli esseri umani da parte dell’intelligenza artificiale, che molti vedono come incubo dispotico, ma che invece per Lovelock è la migliore prospettiva possibile per il futuro. “L’angoscia dell’influenza”, tra i capolavori saggistici di Bloom, proprio di questo discute: del nutrimento, dell’accogliere, rifiutare, vomitare e magari rigenerare. Trasmutare le opinioni in conoscenza, questa è la funzione dell’arte ed anche della critica, in fondo. Ma questa trasmutazione, a lungo andare, proprio come nell’era Antropocene, in cui appunto la trasmutante attività umana ha avuto un impatto profondo sul pianeta, ci consegna per natura al monumentalismo, ad una postura monumentale, in cui si monumentalizzano gli autori cardini ma al contempo si monumentalizza anche lo scultore, alias Harold Bloom. E quella grandiosità degli anni ’60 e ’70, l’inafferrabilità, si trasmutano nella marmorizzazione dell’ultimo periodo. Partiti dal piedistallo, scesi per un attimo, o per decenni, tra un’uscita a vuoto e un corpo r.e.m., tra un Nobel per un fungo e reading nei luoghi più inconsueti, si ritorna sullo stesso piedistallo, con la voce di Totò e Stanlio e Olio. È “Bellezza mia” (non Marilyn Monroe…) che proprio su quel piedistallo non avrebbe voluto stare, avrebbe piuttosto servito fino in fondo quel signore di duca in Lascia o raddoppia: “Vogliamo cominciare a fare le prove? Questo è il microfono. No questa è una candela. E lo so che è una candela, ma in questo momento funge da microfono. E adesso vado in cabina. Questa è una cabina. No questo è un armadio. Lo so che un armadio, ma l’armadio funge da cabina come la candela funge da microfono. Fungiono tutte e due, fanno i funghi. Fungono, non fungiono. Terrone! Tu hai visto come fa Buongiorno? Buongiorno! Ma che capisci? Come fa il signor Buongiorno… Ah, buongiorno signore… Andiamo su, fammi una domanda, domandami qualche cosa… Signor Duca, lei ha 30 secondi di tempo per rispondere… quando mi da lo stipendio?”.

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