"Cha cha cha", di Marco Risi

luca argentero ed eva herzigova in Cha cha chaUn frammento musical. Come quei neo-noir statunitensi o gli inserti improvvisi di Miami Vice. Non è una commedia, anche se il titolo inganna. Si tratta invece nell'immersione più profonda di Marco Risi nel cinema di genere dove dietro c'è uno dei tanti pezzi del Paese. Non quello tanto decantato e manipolato in La grande bellezza. Qui Roma, nei colori dell'ultimo film del direttore della fotografia Marco Onorato, è davvero cupa, sepolta nella notte, a metà tra un poliziesco italiano degli anni '70 con quella malinconia post-noir statunitenseche sembra guardare in modo strabico per prenderli tutti e due insieme, Arthur Penn (Bersaglio di notte) e Robert Altman (Il lungo addio). In quel film, con l'investigatore privato c'era un gatto, qui un cane zoppo. E già nelle visioni dall'alto di Roma all'inizio del film – che si ripetono come luci stordenti dietro le cui facciate si nascondono i meccanismi del potere e dell'illegalità (oltre il potente impatto di due tra gli esiti migliori del cinema del regista, Mery per sempre e Fortàpasc) – sembra che Risi voglia ritornare dalle parti di L'ultimo Capodanno. Anzi rifarlo ora. Probabilmente se l'avesse girato oggi invece che nel 1998 sarebbe Cha cha cha. E a questo punto, retroattivamente, sarebbe essenziale vedere i due film così, attaccati, quasi senza stacco.

L'investigatore Corso (Luca Argentero) viene incaricato da Michelle (Eva Herzigova), un'ex attrice con cui ha avuto una relazione in passato, di pedinare il figlio sedicenne. Una sera, all'uscita da una discoteca, il ragazzo viene investito da un Suv e ucciso. Lo stesso giorno viene ritrovato morto un ingegnere che stava dando il via all'appalto per la costruzione di un centro commerciale nei pressi dell'aeroporto. Nell'indagini vengono alla luce personaggi ambigui e oscuri. Tra questi c'è l'avvocato Argento (Pippo Delbono), il compagno di Michelle. 

luca argentero e claudio amendola in Cha cha chaLa partenza è strepitosa. Il controcampo con le due feste a confronto (da una parte la discoteca, dall'altra Shel Shapiro che canta "Ma che colpa abbiamo noi"), è infuocato come le scene nei locali di Romanzo criminale. Quello di Cha cha cha è un Risi romantico è disincantato, che si sofferma sulla solitudine dei due protagonisti, sui rimpianti del loro passato. Con dentro anche le sonorità jazz di uno dei cineasti noir statunitensi più bravi (Carl Franklin, quello di Il diavolo in blu) con la capacità di lasciare deambulare l'investigatore dove Luca Argentero offre una delle sue prove più convincenti. E si vede non solo nel modo con cui Risi riesce a farlo convivere con i suoi silenzi ma soprattutto nelle scene d'azione. Momenti come l'agguato nella sua abitazione mentre si sta facendo la doccia (con i rumori premonitori di Il maratoneta) e l'inseguimento in metropolitana sono le traiettorie impazzite di un film sentito, sofferto e amato, che fa tornare Claudio Amendola quasi da Mery per sempre ma stavolta con un'autentica faccia da carogna (e le forzature con cui esibisce dialoghi come: "Io sono lo stato tu non sei niente" hanno un perverso fascino) ed Eva Herzigova che sembra arrivare dalla New Hollywood anni '70.

Cha cha cha e Il cecchino sono le facce diverse del miglior cinema di genere italiano. Risi e Placido vicini quindi, con due approcci diversi ma capaci di mutare lo spazio e renderlo in ogni immagine un nuovo labirinto. Dove Roma sembra davvero sognata da Raymond Chandler.

 

Regia: Marco Risi

Interpreti: Luca Argentero, Eva Herzigova, Pippo Delbono, Claudio Amendola

Origine: Italia, 2013

Distribuzione: 01 Distribution

Durata: 90'