Un horror ambizioso e stratificato che guarda ai maestri del perturbante, ma resta sospeso tra fascinazione e manierismo. Promette inquietudine, senza però riuscire ad affondare il colpo
Una piccola storia desichiana sul finire della Seconda Guerra Mondiale, dai ricordi dello sceneggiatore Hark Bohm. Un Akin insolitamente accorato, tra Branagh e McQueen.
Come il protagonista, un film che sembra viaggiare nel tempo, tra Spielberg e lo Studio Ghibli. E si sbarazza in un colpo solo delle narrazioni fantascientifiche che dominano il cinema di oggi
Crea un mondo bucolico e animistico. E pur trovando nell'allegoria lo strumento d'indagine dello smarrimento della sua protagonista, conserva sempre un approccio realistico al lutto giovanile
Con stile “ambiguo”, in cui non è marcato un discrimine netto tra il doc e la finzione, una storia forte, di coraggio e rivalsa nell’Iran più conservatore. In sala da domani all’11 marzo
Oltre la Bohème, il film di Huston del 1952 e il musical teatrale Rent, un caldo, pirotecnico e appassionato film che è il primo musical postmoderno della storia del cinema. In sala da lunedì 9
Così garbato da essere inconsistente, il quarto film da regista dell'attore soffre la scrittura di Calenda e Andreotti perché ha la pretesa di andare più in profondità ma perde in brillantezza
Un puro film A24 che lavora troppo meccanicamente sui raddoppi e la metafora della voragine è esageratamente scoperta, ma ritrae con angosciante precisione un clima sempre più ansiogeno
Il nuovo film Disney Pixar è una lettera d'amore all'ambiente e un monito dell'importanza della consapevolezza sociale come punto di partenza per costruire una società migliore
Propone osservazioni sociali e culturali ma esita nel prendere posizione sulla condizione delle protagoniste e rischia così di lasciarci soli e spaesati
Un’operazione ambiziosa e autodistruttiva, che riscrive il mito della Sposa di Frankenstein in chiave femminista, perdendosi in un eccesso di stili e citazioni, fino a svanire del tutto
Nonostante delle premesse promettenti, che imbastiscono un interessante thriller psicologico, non viene però supportato dalla poco convincente coppia De Angelis-Accorsi
Un viaggio nei bassifondi del precariato che assume i contorni dell’incubo allucinatorio e meta-letterario. Efficace e riuscito, dal romanzo autobiografico del fotografo Courtés
Al regista non interessa tanto la costruzione del mistero quanto piuttosto indagare il microcosmo del cantiere come buco nero. Ed è proprio l'elemento sci-fi a stonare di più
Non è solo un hommage sulla creazione e la lavorazione di Fino all'ultimo respiro. Il regista incanta con il cinema come aveva fatto con la musica in School of Rock. Mitico
Il desiderio cieco e ossessivo di un cinema che cerca il suo limite estremo, quell’utopica linea di coincidenza tra l’artificio e la natura. Ma nella sua sfida, resta a metà del guado
Il cineasta è bravissimo a ibridare il suo racconto con il linguaggio delle banlieue romane, in un mash up tra i Manetti Bros e le follie sregolate di un Takashi Miike. Torna al cinema in 4K
Ripercorre la vicenda del sisma in Friuli del 1976 attraverso un avvincente racconto di emozioni e desideri, di paure e volontà di rinascita. Con la voce narrante di Bruno Pizzul
Il documentario restituisce il concetto di identità, attraverso la storia di una donna bosniaca che torna nel paese d'origine per rintracciare luoghi della sua infanzia
Una storia intima tratta dal romanzo di Niccolò Agliardi. I dettagli del racconto risultano tanti, incisivi ma alle volte eccedenti e talvolta forza troppo a mano
Un esordio minimalista e autentico sospeso tra sogni e rinunce, che trasforma lo smarrimento generazionale in un racconto intimo, ironico e contemporaneo
Biopic sul dualismo tra artista e uomo, solido nella ricostruzione storica ma privo di vera tensione. Il mito umanizzato resta racconto e non diventa dramma
Un biopic sull'"architetto" dei Beatles privo di sbavature ma anche di una vera forza, incapace di trovare il modo giusto per immergersi nella materia oscura e ambigua che circonda il protagonista
Coniuga organicamente i linguaggi della rom-com con i codici del racconto di formazione, evitando di cadere, almeno fino all'epilogo, nelle trappole sensazionalistiche di tanti anime romance odierni
Dopo Il cielo brucia, ecco la conferma della nuova "leggerezza" della vena creativa del cineasta tedesco. Un film piccolo, essenziale, ma di straordinaria densità
Uno slasher stanco e svogliato, che insegue immagini e intuizioni ma che raramente costruisce un film su di esse. Si risveglia nel finale ma non riesce a liberarsi da un retrogusto di cartapesta
Un film ambizioso, nella ricerca di una forma assolutamente personale. Il rischio è di una frammentazione eccessiva, ma il fascino è innegabile. Premio della Giuria al 78° Festival di Cannes
Il cineasta nipponico interroga la bussola etica della modernità connettendo straordinariamente l'introspezione shakespeariana con lo spirito utopico degli anime di matrice fantasy
Non la versione italiana di Euphoria, né di L'attimo fuggente. Eppure il film mantiene una certa freschezza, grazie anche al lavoro affiatato dei giovani interpreti e di una convincente Anna Ferzetti