GUERRE DI RETE – Gelo Mistral

Nuovo estratto di Guerre di Rete, la cybernewsletter di Carola Frediani, che ci racconta del caso Mistral-Microsoft e dell’europarlamento che ha privato Amazon dell’accesso alle attività lobbystiche

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Guerre di Rete – una newsletter di notizie cyber
di Carola Frediani
N.182 – 1 marzo 2024

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GELO MISTRAL
Cronaca di una partnership non annunciata

Questa settimana non si può non parlare di Mistral AI. Una startup francese fondata a Parigi meno di un anno fa, nell’aprile del 2023, che nei primi 8 mesi aveva raccolto 500 milioni di euro, per una valutazione che lo scorso dicembre era sui 2 miliardi di dollari. ​​La seconda startup europea di intelligenza artificiale ad aver raccolto tanti fondi, dopo la tedesca Aleph Alpha.

I tre fondatori tecnici arrivano da DeepMind (il CEO Arthur Mensch) e da Meta (Guillaume Lample e Timothée Lacroix). Gli investitori dalla Silicon Valley (più imprenditori e società francesi). Ma tra i fondatori di Mistral (o almeno, cofounding advisor) c’è anche Cédric O, ex ministro francese del digitale, ottimi rapporti col presidente Macron. “Quando l’anno scorso una bozza della legge dell’Unione Europea sull’AI ha minacciato di costringere Mistral a divulgare la sua ricetta di dati, O ha coordinato, con l’appoggio di Macron, uno sforzo franco-tedesco per opporsi a tali disposizioni. Queste sono state debitamente eliminate dal disegno di legge”, scrive in questi giorni L’Economist.

Questo mix tecnopolitico e franco-americano spiega in parte perché, malgrado Mistral si sia presentata come un campione da un lato dell’AI open source (in contrapposizione a quella sempre più chiusa e proprietaria di OpenAI), e dall’altro di un’emergente industria tech europea, l’accordo con Microsoft sia la cronaca di una partnership non annunciata (e questo come vedremo è la pietra dello scandalo), ma non così imprevedibile.

Il 26 febbraio Microsoft e Mistral hanno infatti comunicato “una partnership pluriannuale” in base alla quale la startup metterà a disposizione i propri modelli linguistici sulla piattaforma Azure AI di Microsoft. Si tratta della seconda azienda a farlo dopo OpenAI. Inoltre le due società lavoreranno assieme allo sviluppo e alla distribuzione di modelli linguistici di grandi dimensioni di prossima generazione.

Nell’ambito dell’accordo, Microsoft ha dichiarato di investire in Mistral, anche se i dettagli finanziari non sono stati resi noti, scrive il Financial Times. Bloomberg però riporta un investimento di 15 milioni di euro, che sarà convertito in azioni nell’ambito del prossimo round di finanziamento della startup.

Microsoft ha già investito circa 13 miliardi di dollari in OpenAI, investimento che è al vaglio degli organi di controllo della concorrenza negli Stati Uniti, nell’UE e nel Regno Unito. Dalla Commissione europea hanno fatto sapere che le autorità di regolamentazione analizzeranno l’investimento di Microsoft in Mistral AI e, scrive sempre Bloomberg, la mossa potrebbe portare a un’indagine formale. “La Commissione sta esaminando gli accordi conclusi tra grandi operatori del mercato digitale e sviluppatori e fornitori di AI generativa”, ha dichiarato a Politico la portavoce della Commissione europea Lea Zuber.

Ma la faccenda è più spinosa di quanto sembri a prima vista. Nel Parlamento europeo alcuni politici sono descritti da Euronews come “fuori di sé”, anche in considerazione del fatto che il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (AI Act) è stato emendato per soddisfare proprio le richieste di aziende come Mistral, che dovevano rappresentare gli interessi, da un lato, dei modelli open source, dall’altro, dell’industria nazionale europea.

“A livello tecnico e politico nel Parlamento [europeo] siamo infuriati perché il governo francese per mesi ha sostenuto la tesi della leadership europea, ovvero che queste aziende dovrebbero essere in grado di crescere senza l’aiuto di aziende cinesi o statunitensi”, ha dichiarato Kai Zenner, capo ufficio e consulente per la politica digitale di Axel Voss, un eurodeputato del Partito Popolare Europeo (PPE). “Hanno sempre rimproverato al Parlamento di rendere impossibile per i campioni nazionali, gli unicorni, cercare di competere con i loro concorrenti globali”, ha detto a Euronews.

Mistral AI – ha aggiunto Zenner – aveva sostenuto che se le sue richieste non fossero state soddisfatte sarebbe stata costretta a collaborare con aziende come Microsoft. “Ora hanno ottenuto tutte le loro richieste, e lo fanno comunque, e trovo che questo sia semplicemente ridicolo”.
Considerate le tempistiche necessarie per stringere un simile accordo, e considerato che c’era il trilogo (la negoziazione politica tra le autorità europee) ancora in corso a dicembre, si può capire perché alcuni politici si sentano presi per il naso.

“È un annuncio stupefacente”, ha twittato il giornalista Luca Bertuzzi, che ha seguito passo passo i negoziati sull’AI Act. “Mistral AI, l’azienda francese che ha combattuto con le unghie e con i denti per annacquare le regole sui modelli di base dell’AI Act, sta collaborando con Microsoft. Alla faccia del ‘dateci una possibilità di combattere contro le Big Tech’.
La prima domanda che viene in mente è: questo accordo era in fase di elaborazione mentre si negoziava l’AI Act? Ciò significa che Mistral ha discusso la vendita di una quota di minoranza a Microsoft mentre giocava la carta del ‘campione europeo’ con le istituzioni europee e francesi. (..) L’altra domanda è quanto il governo francese sapesse di questa imminente partnership con Microsoft. Sembra improbabile che Parigi sia stata tenuta all’oscuro di tutto, ma la collaborazione con Big Tech non si sposa bene con la volontà di ‘autonomia strategica’ della Francia”, conclude Bertuzzi.

Dal governo arrivano smentite. La Segretaria di Stato per il Digitale, Marina Ferrari, ha detto che la Francia non sarebbe stata a conoscenza delle discussioni tra Microsoft e Mistral, scrive la testata francese La Tribune.

Come se non bastasse, quasi in contemporanea Mistral annunciava un nuovo modello di linguaggio, Mistral Large. “È stato progettato per competere più da vicino con il modello GPT-4 di OpenAI. A differenza di alcuni dei modelli precedenti di Mistral, non sarà open source”, scrive The Verge.

“La decisione dei fondatori di Mistral indica che gli americani hanno già acquisito una posizione dominante nella corsa all’intelligenza artificiale”, scrive La Tribune.  “Mette brutalmente a nudo una realtà che i governi non vogliono vedere, ovvero che l’indipendenza tecnologica europea rimane, almeno per il momento, un’illusione”.

Un aspetto interessante di Mistral Large, specie per gli utenti europei, è che, a detta della stessa startup, “parla correntemente inglese, francese, spagnolo, tedesco e italiano, con una comprensione approfondita della grammatica e del contesto culturale”.
Infine, Mistral ha anche rilasciato un nuovo chatbot conversazionale, Le Chat, basato su diversi suoi modelli.
Leggi anche il nostro articolo di qualche tempo fa: Macron punta sull’AI nazionale (di Antonio Piemontese).

(Qui apro una parentesi un po’ pedante forse, ma credo ancora necessaria. L’ho provato e scrive in buon italiano. Ma come gli altri LLM è soggetto ad allucinazioni. Quando gli ho chiesto di darmi alcune informazioni su un famoso monumento storico a Genova non solo ha fatto un mix insidioso nei dettagli, ma mi ha fornito un link inesistente di un Comune inesistente (che in realtà è un quartiere da decenni). Ciò detto, una persona non pratica del luogo avrebbe fatto molta fatica a capire che si trattava di un’allucinazione. Questo è un avvertimento che metto non in relazione a Mistral ma per ribadire che tale è il comportamento dei modelli linguistici. Se fossi un insegnante porterei le risposte che mi ha dato a scuola e chiederei alla classe di individuare tutte le informazioni errate, e di spiegare in che modo hanno ricostruito invece le informazioni corrette).

AMAZON ED EU
Il Parlamento europeo sbatte fuori i lobbisti di Amazon

I lobbisti di Amazon saranno banditi dal Parlamento europeo fino a nuovo ordine, dopo che il 27 febbraio un organo interno ha deciso all’unanimità di ritirare i loro badge, riferisce EUObserver. Il divieto fa seguito a una richiesta della commissione per il lavoro del Parlamento, quando gli eurodeputati hanno deciso di intraprendere un’azione contro l’azienda statunitense per non aver collaborato con loro in varie occasioni dal 2021.

La petizione è stata sostenuta da 30 organizzazioni sindacali e della società civile, che – in una lettera del 12 febbraio – definiscono la mancanza di collaborazione di Amazon come un “ostacolo intenzionale al controllo democratico delle attività dell’azienda”.
Secondo la stessa lettera, Amazon in più occasioni non avrebbe partecipato ad audizioni sulle condizioni di lavoro nei suoi centri di distribuzione, e avrebbe cancellato visite dei parlamentari europei ai suoi magazzini in Germania e in Polonia. L’azienda – continua la lettera – avrebbe anche omesso di riferire sulle sue affiliazioni a diversi think tank e avrebbe dichiarato un budget per l’attività di lobbying apparentemente troppo basso.

È solo la seconda volta nella storia del Parlamento europeo che viene tolto a un’azienda l’accesso per attività lobbistiche. La prima volta era avvenuto con Monsanto nel 2017, anche in quel caso per non aver partecipato alle audizioni. Questo genere di decisioni sono previste dalle stesse regole del Parlamento Ue, secondo le quali è possibile revocare il badge se una parte “si è rifiutata, senza fornire una giustificazione sufficiente, di ottemperare a una convocazione formale per partecipare a un’audizione o a una riunione della commissione o di collaborare con una commissione d’inchiesta”.


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