"Dark Skies. Oscure Presenze", di Scott Stewart


Sembra proprio che il produttore Jason Blum con la sua Blumhouse abbia deciso, ragionevolmente, che il modo più tremendo per spaventare sia restare tra le mura domestiche a fare i conti con i (propri) demoni, che siano umani, fantasmi o demoni. La particolarità più interessante di questo ultimo esperimento è che le presenze in questione sono alieni, che generano la forte sensazione che la famiglia sia il domicilio preferito delle oscure presenze

Niente fa paura come avere paura nella propria casa. Quando neanche accendere la luce annienta l'incubo, anzi, lo moltiplica. Sembra proprio che il produttore Jason Blum, con la sua Blumhouse abbia deciso, ragionevolmente, che il modo più tremendo per spaventare sia restare tra le mura domestiche a fare i conti con i (propri) demoni, che siano umani, fantasmi o alieni: dai Paranormal Activity, Insidious, al recente La notte del giudizio, ed ora Dark Skies. Oscure presenze, presenze aliene, in questo caso. L'incipit è sempre lo stesso: una famiglia per bene, unita ma con qualche gatta da pelare, in questo caso un padre senza lavoro ed un figlio adolescente problematico. In casa cominciano ad accadere cose strane, causate appunto, dalle oscure presenze: cucina sottosopra, sedie sistemate a piramide perfettamente in equilibrio, oggetti che spariscono.

Questi fenomeni paranormali tendono a dividere la famiglia, ognuno cerca risposte nella realtà tangibile, ma l'elemento soprannaturale è da subito prepotentemente evidente. Uno dei figli, il più piccolo, come puntualemente accade, è in contatto con questa entità malevola, divenendo quasi l'intermediario tra questa e la famiglia. I genitori, come al solito, non gli credono.

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Come avviene già in Poltergeist, che è chiaramente il riferimento primo di tutta questa serie di pellicole sulle case infestate, i bambini sono le vittime preferite delle oscure presenze, forse perchè non hanno filtri: ciò che percepiscono esiste, senza bisogno di toccare con mano. Non sono, dunque, solo piccoli da proteggere, ma fonti di verità da cui attingere, gli unici che sanno, quelli che capiscono prima. Il punto è che gli adulti quasi sempre arrivano troppo tardi: è quello che accade anche in Dark skies. La particolarità più interessante di questo film è che, le presenze in questione, sono alieni, i grigi nella fattispecie.

Tutta la famiglia subirà abduzioni aliene, che consistono in una specie di ipnosi/stato di trance attraverso cui i grigi possono controllarli fino a raggiungere il loro scopo: rapire un membro della famiglia. La questione "abduzioni" viene trattata con molta cura, l'esperto (anche lui, personaggio tipico) a cui si rivolgono i genitori è una specie di encicliopedia vivente sugli alieni. Ma questa volta, a differenza di qualsiasi medium o ghostbuster che si rispetti, non ha la soluzione: gli alieni non puoi sconfiggerli, non esistono esorcismi. Il vecchio saggio dice ai genitori loro fanno leva sulle vostre paure, siate uniti, è l'unico modo per allontanarli, la stessa cosa che si dice degli spiriti, o del diavolo. Ma con i grigi è una lotta impari, sono di un altro pianeta, appunto.

Il regista Scott Stewart, conosciuto anche come curatore di effetti speciali (Mars Attacks, Harry Potter e il calice di fuoco, Ironman), crea abilmente una tensione angosciante diversa da ciò a cui siamo abituati. Non si salta sulla poltrona, per intendersi, ma si esce dal cinema con un senso alieno di malessere, generato sempre dalla forte sensazione che la famiglia sia il domicilio preferito delle oscure presenze. 

Titolo originale: Dark Skies
Regia: Scott Stewart
Interpreti: Keri Russell, Josh Hamilton, Dakota Goyo, Kadan Rockett, J. K. Simmons
Origine: USA, 2013
Distribuzione: Koch Media
Durata: 97' 

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