Diamante nero, di Céline Sciamma

 

Une nouvelle vie. Con un impeto che cattura e trascina via, con una forza nel mostrare i desideri e le inquietudini adolescenziali in cui si sentono tutte le pulsazioni, le paure, gli slanci improvvisi di un coraggio verso continui salti nel vuoto. Lo si vuole dire senza mezzi termini: Diamante nero è un film bellissimo, che mostra come la cineasta francese Céline Sciamma ogni volta riesca a fare meglio.
C’è il gruppo che crea forza e isolamento di Naissance des pieuvres e la doppia identità di Tomboy. La famiglia è ancora transito e, insieme, fuga. E la grandiosa partenza della partita a rugby già segna un film dove la protagonista si muove con le altre come in una continua ondulazione ritmica, come una danza persistente che esplode fragorosa nella scena della ragazze che cantano Diamond di Rihanna.
Un blu sullo sfondo. Quasi un film che diventa videoclip e poi ritorna cinema, dove il corpo di Marieme/Vic appare così troppo pieno di vita per poter restare dentro quello schermo. E ha bisogno di uscire fuori, di urlare, di combattere a mani nude, quasi una lotta a mani nude come Un sapore di ruggine e ossa al femminile, dove il lembo di reggiseno rosso diventa lo scalpo. Lei ha 16 anni. La sua vita è confinata tra la famiglia, il quartiere, le leggi degli uomini, la scuola. All’improvviso cambia tutto. L’incontro con altre tre coetanee che la fanno entrare nel loro gruppo sprigiona quella voglia insopprimibile di vivere fino in fondo. Senza mediazioni.

Si può anche ritornare indietro di 20 anni. All’epoca di Tous le garçons et les filles de leur âge. O anche, più recentemente, alla ‘meglio gioventù’ del cinema francese, quella di 17 ragazze. Olivier Assayas incontra Sofia Coppola. Diamante nero è il Bling Ring di Céline Sciamma. E ancora oltre. Non più solo sulle singole azioni, ma sui loro effetti, su una mutazione che anticipa quella fisica, troppo veloce per un film che vorremmo non si fermasse mai.

Il metodo ricicla il precedente Tomboy: macchina da presa a seguire la protagonista alle spalle, e poi le altre. Ma il corpo della straordinaria Karidja Touré prima sembra volerla usare come nascondiglio, e poi invece affrontarla di petto. Faccia a faccia. Quasi uno scontro frontale. Un’adolescenza inquieta tutta d’istinto, quella che le permette di non farsi mettere i piedi in testa e, anzi, di tenere a distanza, la padrona della ditta di pulizie per cui lavora la madre, di prendere le botte dal fratello senza più avere paura, di lasciarsi andare con il ragazzo che ama ma anche non lasciar fuggire la sua giovinezza. Ci sono continui attriti fisici: contatti, scontri, abbracci. Un cinema che ha bisogno di toccare e di lasciarsi toccare. Di assoluta purezza epidermica, proprio quel cinema che non ti vuole lasciare più andar via. Céline Sciamma non è più una scoperta. Non è più una conferma. E oggi tra le grandi cineaste del cinema francese. Tra le pochissime che ha saputo prendere a meraviglia la lezione di Truffaut, non ci si è imbalsamata e l’ha rimodernata. Davvero un diamante.

 

Titolo originale: Bande de filles

Regia. Céline Sciamma

Interpreti: Karidja Touré, Assa Sylla, Lindsay Karamoh, Marietou Touré, Idrissa Diabate, Simina Soumare

Distribuzione: Teodira

Durata: 114′

Origine: Francia 2014