(doc) "Magari le cose cambiano", di A. Segre

Una coraggiosa indagine che racconta il degrado delle nuove periferie romane entrando con sensibilità nelle vite di chi in tali desolati luoghi è costretto a vivere, combattendo ogni giorno per affermare la propria dignità e i propri diritti
Vincitore al 27° Torino Film Festival di due premi (UCCA – 20Città e Premio Avanti!) e del Primo Premio al concorso Docucity, Magari le cose cambiano è il penultimo lavoro di Andrea Segre, giovane regista già autore degli apprezzati A sud di Lampedusa e Come un uomo sulla terra. L'Ultimo lavoro è Il Sangue verde, miglior documentario alle Giornate degli Autori a Venezia.Particolarmente sensibile alle ingiustizie sociali e ai drammi dell’immigrazione clandestina, questa volta Segre spinge la sua macchina da presa nell’estrema periferia romana, a Ponte di Nona, un agglomerato di palazzoni colorati tirati su rubando terreno alla campagna, isolati dal resto della città, privi di qualsiasi servizio e vicini soltanto al più grande centro commerciale d’Europa, sorto nell’area in cui dovevano esserci la biblioteca e le scuole. L’interesse verso le necessità dei cittadini che nel resto d’Europa guida le scelte dei politici, in Italia, almeno nella maggior parte delle amministrazioni locali, è una pura chimera. Nel nostro Paese, l’unico interesse di cui si tiene conto quando si pensa a un nuovo “piano case” sembra essere quello di costruttori, palazzinari che si servono di politici amici o spesso scendono in politica loro stessi per trarre ancora più profitto dai loro affari, aiutati da leggi ad hoc e deleterie modifiche in extremis ai piani regolatori. L’indagine di Segre svela una verità già raccontata anche da alcuni fondamentali servizi di Report, ma ciò che distingue questo documentario dal reportage televisivo, oltre alla qualità della fotografia di Luca Bigazzi, è la particolare sensibilità con cui il regista entra nella vita delle due protagoniste (Neda e Sara) per raccontarci, oltre al degrado della periferia, l’umanità, la dignità e la forza di chi in tale degrado è costretto a viverci.
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