Doclisboa 2023. Visioni dal festival e film vincitori

Panoramica tra le tante sezioni dell’edizione appena conclusa del festival documentario tra riscoperte e nuovi linguaggi narrativi in un universo che è sempre stato un laboratorio di sperimentazione

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Doclisboa come ogni anno presenta un’offerta ricchissima tra le sue diverse sezioni. Indaga l’uomo e gli spazi in cui vive, le attività che svolge, gli animali che lo circondano, gli alberi, i fiori, i profumi e i suoni che lo accompagnano e lo nutrono. Il cinema del reale resta il termometro ideale per un’esplorazione dei linguaggi e la forma che lo attraversano, specchio fedele del mondo in cui si sono sviluppati e creatore di prodotti ibridi ed innovativi. The cemetery of cinema è stato presentato nella sezione Da Terra à Lua, dalla terra alla luna, e racconta la ricerca di un film fantasma, Mouramani, considerato il primo film realizzato da un regista francofono di colore, ma di fatto scomparso nel nulla. Thierno Souleymane Diallo di quel film conosce il nome, l’ha letto sui manuali, e si mette a cercarlo tra la Guinea e la Francia, ma continua a seguire false piste ed a fare buchi nell’acqua. La materia filmica in mancanza del supporto fisico è rimasta qualcosa di molto simile alle leggende, con le sue tante versioni che nascono nel tempo tra un passaggio e l’altro di una voce mentre la pellicola diventa inconsistente e si dissolve.

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Quello che cerca di catturare Jean, il protagonista di 07:15 – Blackbird di Judith Auffray è il cinguettio degli uccelli della foresta dove vive da eremita, film inserito nella sezione Doc Alliance. Un lavoro con una particolare attenzione al lato estetico della vegetazione lussureggiante, alle ombre che insieme ai rumori della natura sembrano nascondere qualcosa di misterioso, alle albe ed ai tramonti dai colori indimenticabili. Stessa sezione per Drei Frauen (Three woman) di Maksym Melnyk, già presentato a Berlino, che ambienta il suo racconto nei Carpazi, in territorio ucraino, ma posto proprio sul confine che lo unisce alla Repubblica Ceca ed alla Polonia. Tre ritratti di donna, una contadina, un’impiegata ed una ricercatrice universitaria, per restituire la condizione di un paese lontano da tutto e di una comunità che può contare soltanto sulle proprie forze e la propria unione. Ed ancora una donna è la protagonista del corto The cervix pass, dove la regista Marie Bottois filma coraggiosamente ogni dettaglio del suo appuntamento dal ginecologo per sostituire il dispositivo intrauterino per il controllo delle nascite, un lavoro dalla piccola durata ma di grande potenza ed importanza civile per un argomento sempre oggetto di incivile propaganda. Ed ancora in Doc Alliance c’è l’oggetto filmico sperimentale di Jan Busta, dal titolo impossibile á-B-C-D-é-F-G-H-CH-í-JONESTOWN, che parte dalla storia vera del massacro di Jonestown del 18 Novembre 1978, più di 900 persone morte nel più grande suicidio di massa della storia compiuto dai proseliti della setta Tempio dei Popoli. Il regista si serve di un cast di soli ragazzi per introdurre tematiche come il fanatismo, la manipolazione delle menti, il populismo e la fragilità degli individui resi ciechi dalla fede ed usa un montaggio allucinato, a tratti schizofrenico per raccontare i momenti ed i discorsi che hanno portato alla strage.

La religione è un motivo che ricorre anche in Revolution+1 di Masao Adachi, sezione New Vision, che parte da un fatto reale, l’assassinio del premier giapponese Shinzo Abe, dal punto di vista del responsabile, un giovane vittima di una famiglia colpita da suicidi e malattie, rovinata dall’adesione della madre ad un culto religioso. Nel suo delirio di vendetta il ragazzo, un derivato minore di Travis Bickle, l’icona di Taxi Driver, attribuisce alla politica buona parte delle sfortune che l’hanno colpito. La storia parte da lontano, l’infanzia e l’adolescenza condizionate da povertà e bullismo, fino ad arrivare al punto di non ritorno, quando il crollo psichico comincia ad avere conseguenze difficilmente gestibili di autolesionismo e desiderio di vendetta. Anche in questo caso, come in quello di Busta, ci troviamo davanti ad un docu-fiction.

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La sezione Heart Beat ospita Ospina Cali Colombia, un omaggio di Jorge de Carvalho a Luis Ospina attraverso una video intervista al regista. Un modo di raccontare una carriera lunga cinquant’anni, passione nata fin da bambino e portata avanti ad ogni costo, le rinunce e la fatica, le feste a base di sesso droga e cinema dentro una produzione bulimica. Sullo sfondo un paese in mano al narcotraffico, corrotto fino al midollo, e vittima di una violenza senza quartiere, le morti e le sparizioni, gli omicidi e gli stupri, ossessionato dal denaro. Un’intervista abbastanza canonica, all’interno di una finta giungla di Lisbona, ma un repertorio di archivio che aggiunge molto dinamismo. Il titolo più importante della sezione HB è senza dubbio Portrait of Gina di Orson Welles, un lavoro prodotto dalla ABC nel 1958 e restaurato dal Filmmuseum München, presentato in anteprima alla Biennale Cinema. Con il solito approccio sornione Welles si serve della Lollobrigida per fare un quadro minimale e sferzante dell’Italia, raccontando un popolo avvezzo alla gestualità ed ironizzando sul fatto che sui manifesti cinematografici abbondi la presenza di belle ragazze. Montato con la nota abilità da Welles, venne accolto male dall’attrice, contrariata probabilmente dal ricordo delle sue umili origini a Subiaco, messo in contrasto con l’intervista all’interno di una principesca residenza sulla via Appia, rilasciata in una lingua, l’inglese, che la Lollobrigida parlava in maniera approssimativa, come sottolineato perfidamente dal regista.

Nel concorso internazionale invece New World di Elisabeth Perceval e Nicolas Klotz sconfina nel metafisico. Cullato dalle onde che si infrangono sugli scogli dell’isola di Ouessant, in Bretagna, segue la voce di un uomo posseduto dal demone della poesia, vagabondo lirico di un’ode funerea. Partito da un lavoro di Epstein del 1928, Finis Terrae, il film ha un finale caotico, tra i riferimenti letterari e sonori attualizzati in maniera ardita. Nella prima parte il fruscio dell’erba scossa dal vento e gli animali al pascolo trovano senso in una dimensione ultraterrena, che sembra aspirare al divino. Nel lavoro di Anastasia Lapsui e Markku Lehmuskallio, protagonisti di una delle due retrospettive, questo aspetto trascendente è chiaro sin dai titoli. Il primo e l’ultimo capitolo della trilogia sui Neneci, pastori di renne nell’estremo nord della Siberia, In the shape of a reindeer across the canopy of heaven e A farewell Chronicle, sono documenti eccezionali anche soltanto pensando alle difficoltà puramente organizzative dovute al freddo. Nell’illustrare le loro abitudini di vita emergono naturalmente i legami strettissimi con l’ambiente, i rituali scaramantici, tutto un universo sconvolto dalla costruzione di un centro abitato legato alla produzione di gas. Dentro paesaggi che si perdono nella neve a vista d’occhio in un bianco scintillante, nei bivacchi allestiti per la sosta nelle tende costruite ad arte, nei volti scavati dal gelo e negli animali destinati al macello, si respira qualcosa di mistico, un canale diretto con gli spiriti del mondo.

I film vincitori:

City of Lisbon Award for Best International Competition Film
la tierra los altares, by Sofía Peypoch

RTP International Competition Jury Award
Terril, by Jorn Plucieniczak

Honorable Mention – International Competition Jury Award

Magnificent Sky, by Alexandru Badea

HBO Max Award for Best Portuguese Competition Film
As Melusinas à Margem do Rio, by Melanie Pereira

Portuguese Society of Authors Competition Jury Award
Memories of a Perfect Day, by Davina-Maria El Khoury

Best Short Film Award

At Night, the Red Sky, by Ali Razi

New Talent Award

la tierra los altares, by Sofia Peypoch

Healthy Workplaces Film Award
Hormigas Perplejas, by Mercedes Moncada Rodríguez

Honorable Mention – Healthy Workplaces Film Award
Human, not Human, by Natan Castay

Rights and Freedoms Award

An Owl, a Garden and the Writer, by Sara Dolatabadi

Honorable Mention – Rights and Freedoms Award

The Trial, by Ulises de la Orden

INATEL Foundation Award

Fogo no Lodo, by Catarina Laranjeiro and Daniel Barroca

Fernando Lopes Award

As Melusinas à Margem do Rio, by Melanie Pereira

Uniarts Helsinki’s Academy of Fine Arts Award for Best Green Years Film
Sparks, by Ève Le Fessant Coussonneau

Pedro Fortes Award for Best Green Years Portuguese Film
By Division and Differentiation, by Carolina Grilo Santos

Honorable Mention – Green Years

Passportless Mess, by Maja Penčič

Público Newspaper Audience Award for Best Portuguese Film
Verdade ou Consequência?, by Sofia Marques

Schools Award

As Melusinas à Margem do Rio, by Melanie Pereira

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